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Il Messico scomodo dell’istmo di Tehuantepec, la lingua di terra che separa i due oceani, con le piccole case da cui sbucano teste con sombreri grandi come finestre, i muri rosicchiati dal tempo con l’immancabile Tierra y libertad di Emiliano Zapata. Ma anche le storie di gioco e corruzione di Acapulco, i fiori di pietra delle città maya sperdute nella giungla, le pulquerie piene di accordi di chitarre.  

 

Povero Messico lontano da Dio e vicino agli States

messico-5Il vento insistente, caldissimo, tormenta le palme da cocco a Veracruz che sembra un porto di La via del rhum, il film con Lino Ventura e la Bardot, con i piroscafi avvolti di luce pronti per salpare per chissà dove. Terra di Juan Nadie, Giovanni Nessuno, che si avvelena di pulque, il liquore d’agave e ride della vita, perché le vittorie qui appartengono ai vinti. Il Messico è un paese solo. Da una parte gli Stati Uniti, miraggio detestato quanto la Spagna, dall’altra i movimentati paesi del Canale di Panama isolano questo paese dal resto del mondo. “Povero Messico così lontano da Dio e così vicino agli States” si dice da queste parti. La faccia triste dell’America della canzone di Paolo Conte si apre in un sorriso in Yucatan, bianco e costellato di piante dalle spine aguzze come coltelli. La gente ride con l’albur, quel  sottile gioco verbale che fa chiamare un’impresa funebre Quo vadis? Il Pacifico appare a Salina Cruz, che vuol dire petrolio, spiagge bagnate dalla luna su cui passeggiano le scimmie quando i traffici del giorno sono spenti. Ha scritto Malcom Lowry nel libro Il giardino di Etla: Qual è dunque il segreto di questa attrazione? Chi si innamora del Messico, si innamora di un universo straordinariamente colorato, selvaggio e vivo, ma si trova anche implicato in un mistero”. 

messico-8“La vita ci vien data gratis”

Sotti i portici dei pueblos assediati dal sole, i cantastorie cantano i corrido, a metà tra la chanson de geste e il fatto di cronaca ritoccato dalla fantasia popolare nelle parole che fecero dire a Alfred Gide “Che bella lingua quella che confonde la speranza con l’attesa” (esperar significa sperare e aspettare). Qualcuno racconta la storia di Juan Rayas, conduttore di muli, che scoprì a Guanajuato, “dove abbondano le rane”, la prima miniera d’argento. Nel cuore della città sembra costruita per rappresentare un’opera di Cervantes la plaza de Los Faroles, piazza dei lampioni. La croce del Sud illumina il Tropico a sud di Puerto Vallarta e delle sue spiagge a perdita d’occhio, attraversato da iguana e magueyes, le agavi avvinte come polipi alla terra sassosa, che ispirò Rousseau il Doganiere per i suoi quadri. Accanto alle petroliere nei porti abbandonati lungo le coste, i pescatori attraccano i bragozzi per la pesca al gambero e i pozzi dell’oro nero incombono a Teotihuacàn sulla piramide del sole. A Merida, capitale di una terra avara di tutto, le donne con la treccia maya e la lunga veste ornata di fiori, vendono amache di henequen, la fibra robusta su cui campa lo Yucatan. A pochi passi, in piazza dell’Indipendencia, un trobador con la chitarra lucida, regala foglietti gialli con la profezia per il futuro. “Nadie tiene vida comprada” c’è scritto sull’ultimo, “la vita ci vien data gratis”.  

 

Narcotraffico e crimini di stato

messico-7Mi piace ricordarmelo così il Messico dei miei tanti on the road inventati giorno per giorno da un’emozione, un desiderio, una curiosità. Ma il nuovo Messico guarda all’America più che alle sue radici, si fa largo tra gli infiniti grattacieli futuristi della capitale, ubriachi di sole e di azzurro, si perde tra i cartelli feroci e potenti dei narcotrafficanti, e i crimini di Stato come Amnesty International ha definito la sparizione e il massacro dei 43 studenti di Iguala, in Messico, che nel settembre scorso sono stati sequestrati dalle forze di polizia e si sono volatilizzati. Ma anche l’uccisione della twittera María del Rosario Fuentes Rubio, giovane medico e attivista. E prima di lei, nel 2011, della reporter Maria Elizabeth Macías Castro che dalle pagine del suo giornale invitava la gente a denunciare fatti legati al narcotraffico convinta che una parola, una volta condivisa, fosse più pericolosa delle armi. Il suo corpo senza testa fu trovato in una strada a Colonia Madero ai piedi del monumento di Cristoforo Colombo.

 

¡Viva México Cabrones!

Il Messico di oggi è quello delle canzoni dei Molotov, la band messicana di ispirazione politica che già nel 1997 alzava la voce nel pezzo Gimme Tha Power:

 

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Devi sradicare il problema alla radice e cambiare il governo del nostro paese. […] È per questo che mi lamento e mi rammarico, perchè qui è dove vivo e non sono un vigliacco, uno che non vede che i posti del governo sono occupati da persone che si stanno arricchendo. Se dai più potere al potere, più duramente ti verranno a prendere. Siamo stati potenza mondiale, ora siamo poveri, ci governano male. […] Ma se ci dipingono come dei coglioni, non lo siamo: ¡Viva México Cabrones!

 

© Sailing & Travel Magazine 2015 – Riproduzione Riservata

 

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