Un mantra bianco. Neve e ghiaccio. Ghiaccio e Neve. Il New York Harbor (l’area che include la foce dell’Hudson River laddove si riversa nella New York Bay e nell’Oceano Atlantico) è diventato una wonderland sottozero. 

 

Un patchwork di flutti congelati e “zattere” di ghiaccio, una cintura di castità immacolata che stritola nel suo abbraccio quasi tutta Manhattan. Secondo i meteorologi è stato il Febbraio più freddo degli ultimi 80 anni e il terzo più freddo di tutti i tempi. A parte le nevicate, qui abbiamo affrontato ininterrottamente temperature artiche, già dall’inizio dell’anno. Mi ricordo bene la mattina di un venerdì due settimane fa: si andava in giro fra i canyon di vetro e cemento (spazzati da venti gelidi) imbaccuccati come esquimesi per sopravvivere a temperature percepite di – 28°C! Il freddo ha  plasmato scenari fiabeschi che finora non avevo mai visto. Mentre la neve a New York fa parte dell’iconografia turistica, in tempi recenti succede molto più raramente che l’Hudson River si solidifichi in una lastra di ghiaccio.

 

Il pack a New York

Invece i moli dell’Huson River Park sono imprigionati nel bianco e persino sull’East River (che non è un fiume bensì il braccio di mare che separa Manhattan da Long Island) galleggiano immensi lastroni gelati. La US Coast Guard ha dovuto sguinzagliare gli ice breaker per mantenere operative le principali vie d’acqua che costituiscono una parte nevralgica del network di trasporti pubblici della metropoli. Sul fiume, inoltre, devono poter navigare pure navi da crociera e imbarcazioni cargo che vanno su fino ad Albany, la capitale dello stato di New York. 

 

Qualche giorno fa – per poter fotografare lo skyline del Financial District al tramonto – sono salita a bordo del piccolo traghetto che fa la spola tra il ferry terminal del World Financial Center (a Lower Manhattan) e Paulus Hook, sull’altra sponda dell’Hudson, in New Jersey… Ed è stato un po’ surreale sentirsi come un crocerista in Antartide! Il fiume surgelato ha pure permesso ai proprietari di classic ice yachts di rispolverare finalmente quelle tipiche imbarcazioni d’epoca che furoreggiavano in regate invernali d’èlite, molto seguite già dalla fine dell’Ottocento nella Hudson Valley, (una manciata di chilometri più a nord di New York City). E di riportare questi essenziali bolidi a vela a gareggiare sul ghiaccio, come racconta in modo dettagliato Daniel Fisher su Forbes. L’articolo contiene anche un video interessante, eccolo qui:

 

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Fisher parla anche del Commodoro John E. Roosvelt (zio del presidente Franklin Delano Roosvelt), che si fece costruire il velocissimo 69’ Icicle e fondò l’Hudson River Ice Yacht Club nel 1869. Mentre i fortunati armatori di classic ice yachts si divertono sul fiume, per noi newyorker “terricoli” comincia un’altra giornata sotto i fiocchi, dribblando il black ice (sottile strato di ghiaccio trasparente sull’asfalto di strade e marciapiedi) e le immense pozzanghere (a volte vere e proprie “lagune” dalle profondità insidiosa) lasciate dalla precedente nevicata. C’è stato solo un giorno (domenica 22 febbraio) in cui la temperatura è inspiegabilmente salita poco al di sopra dello zero (Celsius) e ci siamo tutti precipitati a passeggiare nei parchi del waterfront, ubriacati da un assaggio di “primavera”. C’erano frotte di runner entusiasti e di genitori con carrozzini, ciclisti e pattinatori, emersi dal letargo invernale… Io ho riesumato la bici (che era rimasta avvinghiata a un palo per un mese) e pedalavo felice, perché il sole sul viso aveva un tepore ormai dimenticato. 

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