kitts-1-home

I Tropici sensuali assalgono con violenza chi approda alla piccola isola delle Antille Sottovento che la regia hollywoodiana del turismo non ha ancora conquistato. L’Europa lontana è un antico, stinto acquerello. La capitale, Basseterre, è una delle città più belle dei Caraibi, sfilata di case in stile georgiano dominata dal Berkeley Memorial, la torre dell’orologio vittoriana. Nella Main street, la via principale, un ballerino dirige il traffico con movimenti da rap dance. Ma la domenica le donne vestite con sottane sgargianti che ricordano quelle della Mamie di Via col vento e gli immancabili cappellini, vanno a messa accanto agli uomini compunti negli abiti scuri.

 

St. Kitts 5Su tutti veglia avvolto dalle nuvole, tondo come la testa di un polpo, il vulcano Liamuiga. Attorno, le piantagioni di canna da zucchero, l’oro bianco, coltivata dal 1600, che arrivano fino alle pendici dove sopravvive l’ultimo lembo di foresta pluviale animata di mani, facce, bizzarre architetture come nei deliri di Gaudí. Rifugio delle scimmie, cercopitechi verdi: sono trentamila, e c’è chi le alleva e le vende come animali da compagnia. “Se non ti impigrisce il rum, ci pensa l’aria”, si dice da queste parti… La sera al chiaro di luna si intrecciano racconti e rum, il Kill Devil, l’ammazzadiavolo, trasportato dalle navi negriere con cui si barattavano gli schiavi, si compravano i tirannelli della costa e si corrompevano le tribù africane. Oggi le residenze dei piantatori ospitano i nuovi coloni, i turisti avidi di sole. La più lussuosa è il “Golden Lemon”, un resort arredato da un melting pot che arriva da tutto il mondo, divani orientali, gusci di tartaruga, porcellane inglesi.

 

kitts-4Spettacolare il luogo dell’isola più visitato, Brimstone Hill Fortress, la Gibilterra delle Indie Occidentali, a lungo contesa tra francesi e inglesi, restaurata dopo un lungo abbandono. Per un secolo gli schiavi posarono pietra su pietra su di una collina per costruire una gigantesca cordigliera di pietre 230 metri sopra le acque blu e il verde tenero della canna da zucchero. E a base di canna è anche l’aperitivo, il Ting, cocktail isolano a base di succo di pompelmo e “Csr, Cane Spirit Rothschild”, un distillato a 40 gradi, prodotto nell’isola dal barone Edmond De Rothschild. Il vulcano invita alla sfida. I pendii dove un tempo scorreva la lava bruciante, sono inondati di bougainvillae purpuree, ibisco, flamboyant puntati come fiamme rosse verso il cielo. Dopo un’arrampicata da cardiopalmo, in cima si scopre la bocca del cratere occupata da un lago e un giardino botanico rigoglioso dei fiori più rari dei Caraibi. Lo sguardo spazia sull’isola verdissima e su una dozzina di isolotti sperduti nel mare, il dolce mare dei Caraibi che verso sera prende l’aspetto di un lago.

St. Kitts 7All’orizzonte appare Nevis (nella foto a sinistra), a due miglia di mare solcato dalle barche dei pescatori dai colori vivaci inseguite da gabbiani famelici. Un vulcano, il Nevis Peak, nasce dal mare, da ammirare al tramonto, quando la roccia diventa prima rosso minaccioso e poi impallidendo, si tinge di sfumature blu. Attorno, le spiagge sono bianche come neve. Come le vide Cristoforo Colombo quando scoprì questo isolotto e lo battezzò appunto ispirandosi alla sabbia candida. Una specie di Marienbad dei Tropici, che fa parte dello stesso stato di St. Kitts ancorata al passato britannico con la capitale Charleston dove si dava convegno la bella società inglese, Lungo Williams street si arriva alla piazza, un tempo mercato di schiavi, dominata da un’elegante reggia.

 

St. Kitts 6Ma la festa è il sabato mattina quando le bancarelle si riempiono di frutta dalle forme morbide, sensuali. Nelle insenature incastonate nel verde, barche bianche come la neve dondolano pigramente tra i pellicani impegnati in una lotta assidua con i pesci. Lungo la spiaggia di Fort Ashby i cacciatori di relitti scrutano il fondale alla ricerca dei resti dell’antica capitale Jamestown distrutta da un terremoto nel 1680. Un’amaca tra due palme in riva al mare, una manciata di cottage in legno distanti l’uno dall’altro: è all’insegna dell’understatement: la Nisbet Plantation Beach Club, l’albergo storico dell’isola, tra pianoforti a coda e ventilatori a pale. A pochi passi la spiaggia di Newcastle arredata come un salotto.

 

Ma sono in molti a scegliere Pinney beach, sei chilometri di sabbia fine come il borotalco che arriva fino a Charleston. Tra concerti di uccelli marini che salutano il giorno con versi stonati, un gruppo di ragazzi americani prepara le aragoste alla bucaniera, cuocendole sulla legna profumata. Dalla chitarra escono le note morbide del vecchio Bob, Dylan naturalmente.

 

© Sailing & Travel 2013 – Riproduzione Riservata

 

Commenti