tuamotu

Lo spettacolo comincia dall’aereo: una distesa di ventimila chilometri quadrati, di cui solo 800 sono isole. Il resto è acqua, turbolenta quella delle pass, i passaggi che si aprono verso l’oceano blu cobalto, piatte come uno specchio le lagune degli atolli turchese, smeraldo, trasparente.

Migliaia di pitò, grandi madrepore, giardini di corallo dai mille colori che affiorano dai fondali di sabbia bianca che manda una luce abbagliante. Le mante volteggiano eleganti al ritmo della corrente con le grandi ali aperte. Il silenzio copre il rumore incessante della barriera, il respiro del mare.

Tartaruga Polinesia Francese – foto shutterstock.com

Nell’arcipelago delle Tuamotu, in polinesiano isole basse, abbiamo scelto tre isole, dalle sconosciute Tikehau e Fakarava alla mondana Rangiroa. Selezionando le chambre d’hote più affascinanti, semplici, ma pulite, tutte pieds dans l’eau, per vivere una vacanza da Robinson a prezzi accessibili, usufruendo dell’esperienza di mare dei proprietari.

Tikehau, sabbia bianca e silenzio totale

Tikehau vive di pesca e di copra, polpa essiccata del cocco usata per produrre cosmetici. Un solo villaggio, Tuherahera, su un motu, un isolotto a sud, 400 abitanti, un’unica passe, quella di Tuheiava, a metà della costa ovest accanto al motu Teonai. È una delle escursioni più belle a cui si dedica l’intera giornata. Barche in legno colorato ormeggiate ai pontili annunciano il villaggio, una decina di capanne di pescatori che catturano il pesce, esportato anche negli altri atolli dell’arcipelago.

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Atollo di Rangiroa, Polinesia Francese – Foto shutterstock.com

Le aragoste vengono servite il giorno dopo ai tavoli della pensione Tematie, la più accogliente, decorati con foglie di palma e fiori di tiaré nelle piccole coppe. Le camere sono arredate con pareo a grandi fiori tessuti a mano, collane di conchiglie qua e là, l’immancabile tiaré di buon augurio sul cuscino. Da qui si parte per l’esplorazione della laguna. Una giornata è dedicata al motu Puarua, l’isola degli uccelli, mentre le conchiglie più belle si trovano al motu Hiraumaine, nella parte nord ovest. A cinque minuti di strada, si raggiunge la chambre d’hote chez Nini & Isidore. Solo tre faré essenziali, ma il posto è magico: sabbia bianca e finissima, il mare a pochi passi, silenzio totale. I due proprietari preparano pesce in umido, grigliate, pesce crudo marinato. Con la bici a disposizione degli ospiti si raggiunge il villaggio: due negozi di vettovaglie, carburante per le poche barche che si avventurano nella laguna. La terza pensione, Kahaia Beach, su un motu a pochi minuti dal villaggio, si raggiunge con la barca dei proprietari che attraversa lo stretto braccio di mare: è la più isolata, una decina di casette, alcune su palafitte, gli immancabili pareo come tende e copriletti, la cena servita ai tavolini sotto le stelle.

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Fakarava reef, Polinesia – foto shutterstock.com

Rangiroa, un altro pianeta

Mezz’ora di volo e si atterra all’aeroporto di Rangiroa, Ranghì la chiamano gli habitué. Rangiroa significa cielo senza fine: un enorme ovale, oltre duecento isole e motu, disposte attorno alla laguna di duemila chilometri quadrati. Un deserto d’acqua. L’oceano e la laguna che s’insinua negli estuari sabbiosi, quasi si toccano attraverso la sottile striscia di terra a forma di ciambella, così sospesa nel vuoto che sembra di sbarcare su uno degli anelli di Saturno: da una parte si sente il suono cupo della risacca, dall’altra quello della barriera corallina.

L’isola si gira in bicicletta lungo l’unica strada che porta a Avarotu, uno dei due paesi: un paio di chiesette, la boutique Carole Pareo, dove si trovano anche esemplari dipinti a mano. Il villaggio di Tiputa, invece, nella zona della pass, si raggiunge solo in barca, in una ventina di minuti: anche qui, la chiesetta, una strada polverosa, qualche pensione spartana, senza fascino. Le migliori si trovano sulla laguna verso Avarotu.

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Turista fa il bagno nella laguna di Rangiroa, un atollo tropicale vicino a Bora Bora – Foto shutterstock.com

Una piccola oasi è la Raira Lagoon. I dieci faré sono in legno e in muratura, semplicissimi, ma arredati con gusto. Si spinge verso la laguna anche la terrazza del ristorante dove si gustano piatti locali con un tocco di cucina francese. A pochi minuti, sempre in riva al mare, Miki Miki, di proprietà francese, offre sette bungalow: l’arredo un po’ anonimo privilegia la praticità alla decorazione, ma il posto è davvero magnifico. A cena si servono piatti semplici, soprattutto a base di pesce. Vale la pena di assaggiare la cucina del ristorante Le Kai Kai, sulla strada che porta ad Avarotu: qui si serve un ottimo sushi a base di tonno, insalate di pesce, torte salate, dolci al cucchiaio fatti in casa. Un’escursione da non perdere è quella verso Tiputa, la più ricca di pesce. Attorno alla barca guizzano delfini, grossi pesci napoleone che si lasciano quasi toccare.

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Lo spettacolo della Polinesia vista dall’alto – Foto shutterstock.com

All’estremità orientale dell’isola, lo spettacolo continua a Sable Rose, una distesa di banchi di sabbia rosa dove il fondale non raggiunge neppure un metro. Ma la giornata più emozionante è quella alla Blue Lagoon, sul reef occidentale, vicino al  motu di Taeoo, che sembra l’isola delle barzellette: un ciuffo di palme, sabbia bianca e tutte le sfumature del blu. In mezzo metro di profondità, piccoli squali innocui si disputano con il pesce con i gabbiani. I polinesiani scivolano sull’acqua con le piroghe a bilanciere, si chiamano soffiando nel tritone, la grossa conchiglia a righe gialle e nere. E si tuffano nell’acquario tropicale su foreste di gorgonie, anemoni rosso fuoco, coralli viola, giallo oro, blu.

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Meravigliosa e incontaminata Rangiroa, vista da sopra e sotto il mare – foto shutterstock.com

Fakarava, la laguna più vera

Per raggiungere Fakarava, l’isola più lontana dell’itinerario, bisogna ritornare a Tahiti. L’aereo atterra tre volte alla settimana, tempo permettendo, sulla pista in mezzo alla sabbia, con un hangar come terminal. La maggior parte dei 235 isolani abita a Rotoava, la capitale, l’unico villaggio: un molo, un faro, due negozi, l’ufficio postale, la scuola. Ma il luogo più incantevole è a due ore mezzo di barca veloce. Si naviga nella laguna color turchese lungo le coste verdi di alberi di frangipane e palmeti, accompagnati da uccelli marini che seguono la barca in cerca di cibo.

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Splendido mare e resort nell’isola di Moorea – Foto shutterstock.com

Tetamanu appare all’improvviso dietro una grande ansa. Qualche vecchia casa in legno disabitata, una chiesetta del 1800 in corallo in riva al mare e un pontile d’attracco sul reef più colorato dell’arcipelago. Si affaccia qui il Tetamanu Village, un piccolo resort di soli cinque bungalow, a palafitte, semplicissimi, un letto, un bagno e una piccola veranda. Attorno, un acquario tropicale, pesci luna dai colori giallo blu, gorgonie rosse gigantesche, tartarughe, branchi di pesci trombetta. Si spinge verso il mare anche il ristorante, su palafitte, dove si servono buoni piatti di sushi, pesce in umido o alla griglia. Le escursioni a disposizione sono poche, anche se è inclusa la più spettacolare, a Sables roses, a mezzo miglio, una collana di motu verdi che galleggiano nell’acqua turchese, tra lingue di sabbia dai riflessi rosa, arancioni.

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L’atollo Fakarava, Tuamotu – Foto shutterstock.com

Poco prima del Tetamanu Village, in un posto meno spettacolare, sul mare, ha da qualche anno aperto i battenti Aito paradise. I bungalow sono arredati nel rispetto assoluto della tradizione. Dove altri hanno pavimenti in legno, qui ci sono giunchi intrecciati, tapa, le antiche stoffe fatte con le cortecce dipinte a mano e, come decorazione, morbide zanzariere bianche. Con Salomon si va alla scoperta della laguna che conosce a perfezione. Da Sables Roses alle pass Tumakohua e Ngarue. La sera, con il sottofondo di una melodia isolana, ci si siede nel giardino profumato di fiori a guardare le stelle. Su tutte brilla la Croce del Sud.

 

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