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Il sogno del padre delle riforme Deng Xiaoping che decise vent’anni fa di trasformare il vecchio porto addormentato nella vetrina glamour della Cina moderna con l’invito “Arricchitevi!”, si è avverato. Dal 2020 Shanghai, corrotta e maledetta, che negli anni Trenta attirava avventurieri, mercanti, rifugiati, sarà il più grande porto del mondo, cuore di una rete di trasporti in cui treni magnetici incontreranno autostrade sospese, la prima piazza finanziaria, il primo centro di ricerca e sviluppo del pianeta, la capitale delle industrie di punta.

 

Ogni due ore nasce un’azienda nuova

Ogni due ore nasce un’azienda nuova, ogni 20 minuti si costruisce un piano di uno dei tanti grattacieli audaci, firmati da archistar internazionali, che sfiorano le nuvole, mentre alberghi fascinosi, simbolo del new asian style che sta conquistando il mondo, accolgono milioni di visitatori. Una metropoli sconcertante di 23 milioni di abitanti che continua a crescere. Ma non è solo cinese il cuore della città più popolata di stranieri. Evoca l’eleganza delle avenue parigine Nanjing road west che incrocia il Bund, la passeggiata che costeggia il fiume Huangpu, nell’antico quartiere della Concessione Francese, una sfilata di belle dimore art déco. Dall’altra parte del fiume è Pudong la Wall Street, un tempo la zona di docks e piantagioni di riso, oggi collegata da ponti e tunnel, dove spicca il World Financial Centre, l’Hong Kong New World Tower e la famosa Shanghai Tower, 632 metri, la più alta della Cina.

La vecchia Cina sopravvive

shanghai-4La vecchia Cina, con le sue ingenuità, i volti impassibili dei bottegai che vendono copie di quel Libretto Rosso che ha stravolto le loro vite, si ritrova nel mercato di Dongtai Lu vicino a XinTiandi, o a quello dei grilli dove si cercano insetti da combattimento. Ma anche nel labirinto di stradine e lilong, le vecchie case con la corte scampate alla demolizione. Suggestive farmacie vendono tartarughe secche, rane, nidi di uccello, corna di cervo usate come afrodisiaco, mentre al tempio Man Mo, decorato da bastoncini di incenso penzolano dal soffitto, in grado di bruciare per un mese, i fedeli attaccano bigliettini con il nome e i desideri. Tra le bancarelle del Ca Street Market, Mao è una superpopstar rappresentato in statue, poster, tra antichità vere e fasulle, cuscini usati un tempo per nascondere l’oppio, cartoline erotiche.

 

Design hotel, gallerie d’arte e atelier

Il design invece è protagonista della Waterhouse at South Bund, austero edificio ad angolo dal sapore razionalista che negli anni Trenta era una caserma sulle rive dello Huangpu. Oggi è un raffinato design hotel di 19 camere, con ristorante gastronomico. Vecchi pilastri di cemento e muri segnati da putrelle sono in bella vista come sfondo della reception, arredata con pochi elementi: un semplice bancone, qualche preziosa abat-jour e un grande lampadario di vetro bianco. Nelle camere piccole ma con visuali studiate sulla città e sul fiume, spiccano pezzi da Vitra a Tom Dixon. L’arte ha i suoi capisaldi lungo la via Moganshan Lu in gallerie come ShanghART, la più famosa, ospitata in antichi atelier di tessuti riconvertiti e Island6 dove si possono vedere gli artisti all’opera. I gourmet possono scegliere tra il Cigar Wine and Jazz a Xintiandi, cuore della città vecchia, con la terrazza per pranzare al sole e il lounge bar per ascoltare jazz live allo Yongfoo Elite nell’ex consolato britannico, décor da cinema degli anni Trenta, immerso in un giardino che si ispira a ricette estrapolate dai deliziosi menu delle famiglie aristocratiche della tradizione cinese a base di ingredienti dimenticati mentre Ye Shangai propone piatti innovativi con tocchi occidentali come Shook al quinto piano del St dell’Art Peace Hotel .

 

© Sailing & Travel Magazine 2015 – Riproduzione Riservata

 

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