seychelles-ok

Si chiamano Felicité, Cousine, Silhouette, Desroches, Curieuse. Sono le isole più piccole dell’arcipelago più conservato del mondo, fuori dalle rotte turistiche, punti minuscoli sui portolani. E soprattutto punte di diamante di un patrimonio di foreste e spiagge, l’unico vero capitale, salvaguardato dalla lungimiranza del padre padrone, l’ex presidente socialista France Albert René e blindato con regole ferree: il 50% è parco naturale, il limite massimo dell’altezza delle case è quello della vegetazione attorno. La tutela dell’habitat naturale è estesa a tutto l’arcipelago, 115 isole, circa 400 chilometri quadrati, le uniche di granito in mezzo all’oceano, ma anche le più antiche del mondo, retaggio del mitico continente Gondwana.

 

Spiagge perfette

La grande attrazione è naturalmente il mare, J.L. Smith, il grande ittiologo sudafricano il cui libro Pesci nelle Seychelles è tutt’ora una Bibbia, ha elencato e disegnato ben quasi 900 specie nell’arcipelago, dai pappagallo, ai picasso, all’arlecchino, 2500 tipi di corallo, un’infinità di tartarughe condividono le acque dalle sfumature turchese, smeraldo, blu cobalto, mai sotto i 21 gradi, che lambiscono spiagge “perfette”, dalla sabbia bianca corallina, racchiusa da massi di granito rosa, grigio o nero. Uno spettacolo che attira troupe televisive e riviste patinate che hanno ambientato qui un’infinità di spot come quelli di Bacardi o di Bilboa, servizi di moda, qualche annata del Calendario Pirelli, mentre i registi hanno girato film come Cast Away o Pirati di Roman Polanski.

 

Paradiso per nuovi Robinson a piedi scalzi

Le isole mi parevano così piene di magia che mi aspettavo di incontrare un cavallo rosa dietro l’angolo“, dice per dare l’idea del proprio “colpo di fulmine” Michael Adams, un artista inglese che vive qui vari mesi all’anno. Un paradiso per nuovi Robinson barefoot, a piedi scalzi, a contatto diretto con la natura, la tendenza annunciata dal quotidiano Observer. Altro plus dell’arcipelago, la sicurezza. Qui non ci sono malattie tropicali, né cicloni, o terremoti, e neppure le tensioni islamiche che funestano altri paesi esotici, gli albergoni che hanno deturpato le isole dei Caraibi e avanzano inesorabilmente nel Sud Est asiatico e neppure le truppe del turismo di massa. Qui non ci si immerge in un sogno azzurro senza tracce di storia, ma in un paradiso naturale con un affascinante passato coloniale, dove si parla creolo, si cucinano piatti di antica tradizione. I velisti ritrovano i tanti vantaggi del Mediterraneo, le grandi lagune sono sempre calme. Poche miglia separano le isole intorno a Mahe, dove si naviga sottocosta, spesso a vista, lungo rotte quasi obbligate. Diverse organizzazioni per la protezione dell’ambiente gestiscono l’accesso ai parchi nazionali (Aride, Cousin, Curieuse, Cocos Island, Ste. Anne e St. Pierre) ed è necessario ottenere un permesso o/e pagare un biglietto d’entrata o una tassa di sbarco. Le procedure sono veloci: basta ancorarsi nelle zone contrassegnate; gli ufficiali del parco marino accostano allo yacht per richiedere il pagamento. Alcune isole sono private o gestite da compagnie private e pertanto l’accesso è controllato dai proprietari.

Riserve naturali private

Il Mont Dauban, 780 metri di granito nero ricoperto da una fitta foresta vergine annuncia Silhouette, grandi rocce di balsalto, palme svettanti, sabbia candida, un’immensa laguna corallina. Una passeggiata porta al villaggio dove si lavora ancora la copra. All’orizzonte galleggiano gli atolli verdi di Poivre, Ètoile, Bancs Africains, St. Joseph. E’ una riserva naturale privata Cousine, rifugio per le tartarughe di mare. E una delle più grandi convention del mondo di uccelli migratori: dalla fine di aprile a ottobre, nidificano sulle isolette attorno 2 milioni di sterne e quasi un milione di fregate. Nello stesso periodo, anche i sessanta ettari dell’isolotto corallino di Bird Island, il più settentrionale, a 60 miglia marine da Mahé, sono un’immensa nursery di volatili che si posano sulla  sfilata di spiagge bianchissime, lambite da un mare trasparente con sfumature azzurre e turchese. Eleganti sterne, più di un milione di esemplari, rondini di mare, fringuelli del Madagascar dalle piume rosse, colorano il cielo sorvolando la terra in cerchi e picchiate. Naturalmente sono gli ornitologi i clienti privilegiati del Bird island lodge, bungalow circondati da una giardino tropicale.

 

L’arcipelago delle Amirantes

L’Oceano Indiano è l’unico grande mare al mondo dove le correnti cambiano direzione. Due volte all’anno l’aria e il mare sono piatti come tavole e i subacquei ne approfittano per raggiungere l’arcipelago delle Amirantes, a duecento miglia: all’orizzonte galleggiano gli atolli verdi di Poivre, Ètoile, Bancs Africains, St. Joseph, Desroches dove, malgrado il nome, non ci sono pietre, ma finissima sabbia bianca. Nelle acque smeraldo le mante agitano le pinne come ali, branchi di guppy chiamati maquereaux spuntano dietro uno scoglio come una cascata giallo e blu. Gli ultimi Robinson si contendono Alphonse, un palmeto triangolare in mezzo alla laguna dove non si incontra anima viva.

 

© Sailing & Travel 2013 – Riproduzione Riservata

 

Commenti