Deve il nome al naufrago più celebre della storia. La “sindrome di Robinson” colpisce all’improvviso gli esuli volontari che tagliano i ponti con la terraferma. Sancisce un articolo dell’Economist: è la tendenza di questi anni. Per ricaricare le batterie, esaurite dall’”intossicazione comunicativa”, indagata dallo psicologo americano James Hillman, e dal pressing quotidiano in azienda e in famiglia. Dall’Oceano Pacifico, all’Atlantico, all’Indiano, ecco cinque isole, spettacolari, dove far perdere le tracce. Senza rinunciare ai comfort.

Indonesia/1:
Cubadak
La loro isola se la sono scelta sulla carta. E hanno deciso di passarci il resto della vita. Nel 1990 Nanni Casalegno, brooker assicurativo e sua moglie Federica, hanno abbandonato le nebbie torinesi per l’incanto da cartolina di Cubadak, 40 chilometri quadrati di giungla, palme, ibiscus, ficus, buganvillee, nell’Oceano indiano, circondati da una spiaggia color latte.
“I primi Robinson siamo stati noi,” raccontano. È nato così Paradiso, 13 bungalow in legno e tetti di foglie di palma, arredati con materiali naturali e ornamenti Minangkabau, le preziose stoffe variopinte, intessute con filigrana d’oro e d’argento, utilizzate nelle cerimonie. Un’ampia capanna ristorante fa anche da sala lettura, con piccola biblioteca. Al di là della barriera corallina, gioia dei fish watcher, c’è un’ immensa Aqualand, 45 metri di profondità, popolata da nudibranchi, carangidi “occhio grosso” e delfini, ma anche tartarughe che si lasciano sfiorare dalle carezze e relitti di navi. Con il motor yacht Naga Laut, il drago del mare, ci si avventura nelle isole attorno. E chissà che non si riesca a trovare la propria, dove fuggire un anno o una vita.

indonesia/2: Bali
L’apertura di qualche anno fa del Bulgari Hotel, firmato da Antonio Citterio, ha invece sancito il ritorno dell’isola di Bali sulla scena internazionale, dopo gli anni bui degli attentati. Il nuovo gioiello si affaccia su una spiaggia deserta della penisola di Jimbaran, circondata dalle calde acque dell’Oceano Indiano: solo grandi ville con soggiorni plein air, piscina privata e spa. Per “gli altri”, l’hotel Chedi Club (tel. 0062-361-975963), affacciato sulle risaie e il fiume Ayung. Ma anche una villa con servitù da affittare con amici, a Balivillas (tel. 0062-361-703060). E i gamberi freschissimi a poche rupie, seduti ai tavoli dei baracchini sulla spiaggia di Jimbaran. Da ricordare.

Venezuela: Las Aves
I velisti doc hanno abbandonato Los Roques, Little italy radical chic al largo del Venezuela, di recente balzata alle cronache per i numerosi incidenti aerei. Quaranta miglia al largo, si può navigare verso Las Aves, piccolo arcipelago disabitato, mare turchese e spiagge di sabbia bianca, punteggiato di cascate di strombi,le grandi conchiglie, legni sbiancati dal mare, pescatori di aragoste. Tanti i plus: niente uragani tropicali, rarissima la pioggia, la brezza costante degli alisei che accompagnano la navigazione. La barca avanza nel silenzio rotto soltanto dalle grida delle sule che si tuffano sui banchi di sardine. A bordo, l’equipaggio arma le canne da pesca lasciando gli ami alla deriva. Barracuda da friggere con le banane dolci, sashimi di tonno, saporiti carpacci sono protagonisti dell’aperitivo al tramonto e delle cene a bordo sotto il cielo carico di stelle.

Grecia/1: Samos
Gli habitué preferiscono il Dodecanneso. Come Sergio Loro Piana, l’industriale del cachemire, che naviga da anni in queste acque, incantato da Samos. Una folta colonia milanese approda ogni estate a Simi con le case neoclassiche ad anfiteatro e il promontorio di Aghios Emilianos che si affaccia sulle spiagge raggiungibili soprattutto in barca. Si dorme da Aliki, in un’ottocentesca dimora di armatori a Ghialos (tel. 0030-241-071665, doppia da 100 €). Mentre Syllogos, ad Ano Simi (tel. 0030-241-072148), è una cosidetta taverna kultura, cucina casalinga rivisitata.

Grecia/2: Gavdos
Ma la vera scoperta è Gavdos, sessanta miglia a sud di Creta, 300 miglia dalla Libia. Solo una cinquantina di persone abitano sull’antica Ogigia, dimora della ninfa Calypso, l’isola più a sud d’Europa, ricoperta di macchia mediterranea. Le spiagge sono caraibiche, come la lunga distesa bianca di Ioannis che si inerpica con le dune di sabbia verso le colline. Sosta d’obbligo la Iorgos & Maria Tavern (tel. 0030-282-3042166), per gustare il pesce pappagallo catturato in queste acque quasi tropicali. Si dorme nelle camere very basic, ma a una manciata di euro, di Arkalakis Nikos ( tel. 0030.2823042120). La Grecia degli Anni Sessanta.

© Sailing & Travel Magazine 2012 – Riproduzione Riservata

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