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Addio isolamento: nel febbraio 2016 a Sant’Elena atterrerà il primo velivolo. Con l’arrivo degli aeroplani tutto o quasi tutto cambierà a Sant’Elena, considerata sino all’altro giorno l’ultima vera isola al pari di Tristan da Cunha, distante 1.350 miglia, altro possedimento britannico nell’Atlantico assieme a Gough e Ascension. 

 

Per il nuovo impianto i lavori sono iniziati a maggio 2012, costo previsto 200 milioni di sterline, una bella somma in tempi di austerity. La colonia britannica dove Napoleone morì in esilio nel 1821, nel sud dell’Atlantico, a 2.000 chilometri dalle coste dell’Africa e a 3.000 da quelle americane, verrà collegata con il resto del mondo perdendo il fascino del suo isolamento che tanto turbava l’imperatore corso.

 

Più di 30 volte tanto

I britannici giustificano un tale investimento a scopi turisti: rispetto ai 950 visitatori di oggi, tutti in arrivo su navi da trasporto, crociere e barche a vela, si toccherà quota 30mila presenze l’anno. Prevista al proposito la costruzione di un albergo a 5 stelle e di un campo da golf. L’aeroporto avrà un terminal di 3.500 metri quadrati e in una pista lunga quasi due chilometri in grado di ospitare aerei delle dimensioni di Airbus A320 o di Boeing 737-800. Non ci saranno tuttavia voli diretti dal Regno Unito. Per raggiungere l’isola sarà necessario fare scalo in Sud Africa. 

 

Pochi, ma divisi

St-Helena-6I 4.255 Saints, come sono chiamati gli abitanti dell’isola, sono divisi: c’è chi è stufo dell’isolamento e spera di ottenere buoni vantaggi dall’arrivo del turismo di massa e chi invece guarda con preoccupazione all’ecosistema prezioso e unico dello scoglio atlantico studiato da Darwin.

 

Le prime ipotesi di costruzione di uno scalo aereo furono fatte durante la seconda guerra mondiale ma si giudicò tecnicamente impossibile far nascere una aeroporto nel piano del conflitto e in mezzo all’Atlantico. Ma tale progetto, che interessava la piana di Prosperous Bay, è stato rivisto nel 1999 e infine adottato tre anni fa. Già nel 2005 il Regno Unito aveva annunciato piani per l’edificazione di un aeroporto, ma nel 2008 tutto era stato sospeso a causa di problemi di finanziamenti. Ad aggiudicarsi l’appalto era stata l’italiana Impregilo. Tra ritardi e tentativi del governatore di velocizzare l’iter, nell’ottobre del 2009 fu annunciato che il governo di Sua Maestà aveva deciso di bloccarne la costruzione. Nel novembre 2011 il governo britannico ha dato l’ok definitivo grazie a un nuovo accordo tra la società sudafricana Basil Read e il ministero per lo Sviluppo Internazionale. Un’ottima sponda è stata fornita da Lord Ashcroft,  finanziatore dei Tory, che è volato sopra l’isola senza poter atterrare. Alle accuse di aver provocato una accelerazione al progetto, il magnate rispose che l’amore per Sant’Elena nacque da una sua visita da bambino, nel 1948.

 

Remota ancora oggi

LSt-Helena-5ok‘unico modo oggi di raggiungere l’isola di Sant’Elena è il servizio navale da Cape Town, via Tristan da Cunha (dove la nave resta al largo senza poter approdare per mancanza di banchina), due volte al mese, anche se è già stata annunciata la soppressione del traghetto con l’apertura dello scalo nell’isola napoleonica. 

 

La “Saint Helena”, una vetusta nave mista mercantile-passeggeri, sei volte l’anno parte dall’Inghilterra per le isole atlantiche con rotta Ascenson, Sant’Elena, Tristan, Città del Capo. In 15 giorni si può giungere a Jamestown, la piccola e modesta capitale di Sant’Elena con soli 714 abitanti, nota per la famosa scala di Giacobbe (Jacob’s Ladder)  che collega il centro  alla guarnigione disposta sulla Ladder Hill. Di fatto l’isola vive di contributi pubblici, circa 20 milioni sterline l’anno, con un reddito medio di 4mila sterline.  

 

 Inglese, ma con possedimenti francesi

St-Helena-7Scoperta il 18 agosto 1502 dal navigatore portoghese João da Nova Castella che la battezzò col nome della santa del giorno, Sant’Elena Imperatrice, l’isola disabitata fu utilizzata prima dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali e quindi dal 1659 dalla Compagnia Inglese delle Indie Orientali, che vi inviò dei cittadini bianchi con alcuni schiavi. Tra l’ottobre 1815 e il 5 maggio 1821, Longwood House fu sede della prigionia di Napoleone Bonaparte, che fu seppellito nella vicina valle del Tombeau fino a quando la salma non venne riportata in Francia nel 1840. Sia la residenza di Longwood sia la sede della tomba sono diventati possedimenti francesi dal 1858 per volontà della corona britannica. Nel 1959 il governo parigino ha poi ereditato da madame Mabel Brookes una terza proprietà, les Briars, dove Bonaparte passò le prime due notti in attesa della sistemazione definitiva in quella che all’epoca era la residenza dell’imperatore dell’isola. 

 

Lo spirito di Napoleone è ancora qui

St-Helena-8La villa di Longwood, situata a sei chilometri da Jamestown, su un pianoro esporto ai venti atlantici, è oggi meta di un pellegrinaggio di patiti dell’ex imperatore. Nel 1989 è entrata in vigore la costituzione di Sant’Elena che ha istituito la figura del governatore e l’elezione del  consiglio legislativo e di quello esecutivo. Dal 2002 il British Overseas Territories Act ha fornito a Ascenson, Sant’Elena, Tristan da Cunha, Gough lo stato di Territori britannici d’oltremare garantendo ai suoi cittadini il passaporto britannico. Un antico asse di controllo del Sud Atlantico attraverso il sistema delle dipendenze delle Falkland, Georgia del Sud, Tristan da Cunha, Gough, Ascenson e Sant’Elena, per il quale si era parlato anche della richiesta di un seggio ufficiale al Palazzo di Vetro di New York.

 

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