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Puerto Plata e La Romana, le Rimini di Santo Domingo, sogno tropicale a ritmo di merengue tutto compreso per americani, sono a soli 200 chilometri, al di là delle montagne. Ma un mondo di natura e buongusto le separa dalla penisola di Samanà, location della prima edizione dell’Isola dei famosi, sessanta chilometri di spiagge bianche, lussureggianti piantagioni di caffè e di cacao sulla costa nord, di cui si innamorò Steven Spielberg che ha ambientato qui varie scene del pluripremiato Jurassic Park.

 

Villaggi che sembrano usciti da un quadro

È francese la comunità più popolosa, 400 persone che si sono lasciate alle spalle studi fotografici e agenzie pubblicitarie per cambiare vita in riva al mar dei Caraibi. La foresta incalza i villaggi che sembrano usciti da un quadro del Doganiere Rousseau, dalle casette color pastello dove vivono raccoglitori di caffè e cacao, ingentilite da affreschi di Madonne naif, mazzi di fiori nelle nicchie, l’immancabile giardinetto ombreggiato da un albero di papaia. Un mix di natura e art de vivre dove si può dormire in una villa progettata da un architetto di fama internazionale e vedere dalla finestra una ragazza che lava i panni nel fiume o i pescatori di aragoste che ritornano con i cesti colmi dal mare, la grande attrazione della penisola.

Spiagge selvagge da scoprire a cavallo

Di tutte le spiagge del mondo poche hanno acqua così trasparente e sabbia così bianca”. Queste le parole del rapporto dell’Unesco su Samanà. Selvagge, da scoprire a cavallo o a piedi, in perfetta solitudine. Fatalmente si nasce ecologisti in questo fazzoletto di 60 chilometri di lunghezza proteso nell’Atlantico. O lo si diventa. Grazie alle poche, ma inflessibili regole di quest’angolo di Francia coloniale: non si può costruire una casa più alta di una palma, con più di 25 camere a ettaro, a meno di sessanta metri dal mare. E si devia una strada per non abbattere un magnifico mango. Un rispetto della natura che ha coinvolto anche i pescatori: ogni anno, tra gennaio e aprile, la baia si trasforma in una gigantesca nursery dove le balene con la gobba alimentate dall’abbondante plancton allattano i piccoli appena nati. E’ la terra che crea il colore della penisola. Ambrata come le resine fossili, turchese, venata di bianco e di grigio come il larimar, una pietra preziosa che si trova solo qui.

 

I colori sono protagonisti

Designer di tutto il mondo ricercano il ritorno alle origini nelle strutture e nelle materie, legno, corallo. I toni sabbia, ocra si alternano a fiammate color fucsia nel cemento e nell’argilla. Il colore è protagonista della piccola chiesa di Notre Dame de Lourdes, giallo e blu intenso. E’ una Saint Tropez dominicana il villaggio di Las Terrenas a pochi metri dalla sabbia bianca, dove galoppano cavalli e approdano barche in legno cariche di tonni. Una strada sterrata, una sfilata di casette colorate, un centro commerciale incastonato come un corpo estraneo: Las Terrenas è tutta qui. Un albergo, il leggendario Tropic Banana, la terrazza di El Cayuco per godersi il tramonto davanti a un cocktail profumato fatto con lo straordinario rum locale, come il Brugal d’annata, Casa Boga dove si servono cene sontuose, a base di aragoste, gamberoni, triglie al latte di cocco.

 

Paradiso dei subacquei

Appuntamento irrinunciabile, Playa Las Ballenas davanti ai tre grandi scogli che sembrano cetacei, paradiso dei subacquei, e Playa Bonita. Attorno, piantagioni di alberi di cacao carichi di frutti rossi, una delle ricchezze della Repubblica Dominicana. Racconta più di ogni altra la storia della penisola una vecchia dimora che accusa i segni del tempo. E’ la Casa del Tigre, in un grande palmeto che sfiora Playa Coson, nei colori verde acceso e turchese, la grande terrazza arredata con amache, che si può anche affittare. Uno stile shabby chic tropicale inventato dalla scenografa del film Buena Vista Social Club, buen retiro di Tom Cruise e Nicole Kidman ai tempi del loro amore, ma anche di Tim Robbins e Susan Sarandon: Samanà è anche la location dell’ultima scena di Le ali della libertà, quando Morgan Freeman va a cercare Tim Robbins seguendo le indicazioni che gli aveva dato e lo trova sulla spiaggia che sistema una barca. A pochi passi dalla Casa del Tigre c’è la baia più selvaggia dove tuffarsi nell’acqua smeraldo, senza incontrare nessuno.

 

La sorpresa è a Las Galeras

Las Terrenas è anche una buona base di partenza per esplorare la penisola. In auto o con i guas guas, le “Api” locali si raggiungono le spiagge a oriente. La strada attraversa una natura trionfante, bananeti, cespugli di croton, cascate di bougainvillae, felci gigantesche. Una deviazione sterrata scende a El Valle, sul mare: sulla spiaggia solo orme di uccelli e gusci di cocco, un baracchino di pescatori di aragoste frequentato dai rari velisti che approdano qui. Ragazzini accennano passi di danza a ritmo di merengue, la colonna sonora dell’isola, contadini offrono frutta tropicale. La sorpresa è a Las Galeras, un angolo di Arcadia dove la luce è arrivata 10 anni fa: palmeti, mucche al pascolo, uccelli colorati, piantagioni di cacao, felci gigantesche. Con le barche dei pescatori in legno a colori vivaci si naviga fino alle spiagge più belle della Repubblica Dominicana e di Samanà, come El Rincon, “la  nascosta“, una striscia di quattro chilometri di sabbia deserta riparata dalla barriera corallina, o Playa Colorado e, per una solitudine a due, la minuscola Playita.

 

© Sailing & Travel Magazine 2013 – Riproduzione riservata

 

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