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Francis Ford Coppola se n’è innamorato subito, tanto da costruire il resort ecologico La Lancha sulle rive del lago Petén Itzá. Il Guatemala si è lasciato alle spalle gli anni delle lotte contro la United Fruits, la multinazionale della frutta, quella della banana Chiquita, che hanno segnato la storia del paese, isolandolo dal resto del mondo. Un periodo raccontato dalla india Rigoberta Menchu, premio Nobel per la pace.

 

Il lago più bello del pianeta

Oggi i viaggiatori incantati del XXI secolo attraversano il paese in tutta sicurezza. Un mondo di colori, dallo specchio blu del lago Atitlan, grande come il Trasimeno, il più bello del pianeta secondo lo scrittore Aldous Huxley ai villaggi indios sperduti nel verde smeraldo delle piantagioni, alle tinte ocra e brune delle piramidi millenarie del labirinto archeologico di Tikal, l’importante sito maya, tremila templi, dichiarata dall’Unesco nel 1979 Monumento del mondo. La strada da Città del Guatemala, la brutta e caotica capitale, al lago Atitlan attraversa campi di mais, colline ricoperte di crisantemi gialli e viola, piantagioni di caffè. Ai lati, indios carichi di sacchi di avocado, un cavallo bianco legato a un albero.

 

Un mondo bucolico

Sette vulcani che si specchiano nelle acque azzurre annunciano il lago Atitlan. Un mondo bucolico, avvolto dal silenzio, casette che sbucano dai palmeti, bambini che nuotano, donne che lavano i panni. Dove può comparire un patopog, raro uccello lacustre che vive solo qui. Attorno, ci sono i villaggi come Santiago de Atitlan dove le donne indossano i tocayal, i tradizionali abiti dai colori vivaci, nelle varie tonalità del rosso. Qui sopravvivono credenze antiche, come il culto di Maximon, un idolo in legno, incrocio tra un campesino, un dio maya, e il conquistador Pedro de Alvarado, sigaro in bocca, rinchiuso in una stanzetta affollata di credenti che sperano in un miracolo. Gli indios bevono rum, pizzicano la chitarra, cercano di ingraziarselo. Più avanti, nella chiesa, Gesù, Madonne, santi sono vestiti con abiti tradizionali, accettati con disinvoltura dal prete.

Un santuario della natura

Bisogna ritornare a Città del Guatemala per raggiungere tra distese di caffè stese a seccare, gruppi di casette con il tetto in paglia, il rio Dulce, il grande fiume emissario del lago Izabal che sfocia a Livingstone, fondata nel 1800 da schiavi africani. Sotto il ponte partono le lance che navigano lungo il fiume, vero santuario della natura protetto dall’Unesco, tra pareti ripide di roccia, immensi ceiba, l’albero sacro dei Maya, si incontrano i cayuco, le canoe locali pagaiate da donne accovacciate a poppa, mentre l’uomo a prua lancia la rete, chiatte cariche di caffè, fiori carnosi e colorati tucani dai grandi becchi, aironi in formazione.

 

Oasi e resort

Il verde della foresta tropicale si confonde con quello delle acque che portano al rio Tatin, un piccolo fiume dove si affaccia il rancho Corozal, inaspettata oasi per bon vivant internazionali. Torce e candele rivelano il lodge su un pendio, tra isole di ninfee. Un osservatorio sull’acqua, che si raggiunge solo in barca, dove si cena e ci si addormenta tra concerti di grilli e rane. Attorno, il sottobosco, immenso giardino botanico dove volano farfalle giganti azzurre. Candele accese anche al ristorante El Viajero, di fronte, che serve sulla terrazza protesa verso il fiume ottimi piatti di gamberi a pochi dollari. Proseguendo verso Livingston, si può sostare al Tortugal, pochi bungalow fascinosi affacciati su un marina dove i velisti rimettono in sesto le barche prima di prendere il largo per il mar dei Caraibi.

 

Nel mare verde della giungla

Ma il Péten regala anche paesaggi come L’isola di Flores, sul lago Péten Itza, a tre ore di strada, una borgata di pescatori dalle case dipinte a colori vivaci. Si affacciano sulle acque azzurre le camere della Casona de la Isla, non lussuose, ma confortevoli. A pianterreno, il ristorantino dai colori caraibici: A pochi chilometri, l’ecolodge Lancha Verde, sei camere dedicate agli animali della giungla. Da qui si parte per Tikal. Dalla plaza Mayor partono i sentieri, veri labirinti che portano alle piramidi come quella del Giaguaro. Nel mare verde della giungla spuntano le cime dei templi avvolti dalla luce dorata. Colonna sonora i versi dei pappagalli e delle scimmie urlatrici. Come migliaia di anni fa. 

 

© Sailing & Travel Magazine 2014 – Riproduzione Riservata

 

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