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L’Africa appare all’orizzonte nelle giornate terse, quando il cielo è una galoppata di nuvole bianche e il maestrale spazza le distese di capperi, i vigneti geometrici coltivati su terrazze di lava che si tuffano in mare. Ha scritto Gabriel Garcia Marquez nella notte del 20 luglio 1969 quando Armstrong muoveva i primi passi sulla luna “Non credo che esista al mondo un luogo più adatto per pensare alla luna. Ma Pantelleria è più bella”.

 

pantelleria-5Africani sono i nomi dei luoghi dell’araba Bint ar riah, scoglio di lava sperduto nel Mediterraneo, a 80 chilometri da Capo Mustafà in Tunisia. Africano è il suo vino più pregiato, lo zibibbo (zabib) esportato in tutto il mondo. Ma soprattutto moresche sono le case, i dammusi (dall’arabo damus, edificio a volta), retaggio della dominazione dal 700 al 1123. Sono i veri monumenti simbolo dell’isola, uno o più parallelepipedi in pietra lavica (nella foto a destra), intonacati di bianco con il tetto a cupola, impasto di lapilli, terra e calce, per raccogliere la rara acqua piovana. Osservatori privilegiati di paesaggi mozzafiato, dal Dal Salto della Vecchia, pauroso strapiombo sul mare alla costa della Balata dei Turchi, all’estremo sud, o la Baia dell’Elefante (nella foto in alto), arco naturale a forma di proboscide che si spinge nel mare blu. Sono proprio i dammusi i buen retiro della blasonata popolazione internazionale che se li è accaparrati a suon di centinaia di migliaia di euro. Apripista Giorgio Armani e il fotografo Fabrizio Ferri, seguiti da Amedeo d’Aosta e da Gerard Depardieu. Non dorati esili da condividere con gli amici più intimi, ma luoghi di incontro allargati. Qui si celebrano veri coup de théâtre come quello dell’architetto Flavio Albanese che ha ricavato un cinema in una cavità vulcanica accanto al suo spettacolare gruppo di dammusi a Gelkhammar, un avvicendarsi  di corti, tende, terrazze.

pantelleria-6Il mare è difficile a Pantelleria. Non ci sono grandi spiagge bianche accoglienti, ma calette di sabbia nera affacciate sull’acqua verde smeraldo o blu cobalto da conquistare con una barca o scendendo lungo sentieri impervi in mezzo alla macchia mediterranea e alle pale spinose dei fichi d’India. Ma la vacanza è soprattutto uno stile di vita. In nome dell’understatement anche i grandi yacht se la devono vedere con i pochi ridossi e il porto ridotto al minimo. Nei dammusi si celebrano riti immutabili come le rocce di lava nera. Il must è la cena all’aperto a base di pesce catturato ogni giorno dalle barche colorate dei pescatori. Di tradizione, anche i piatti preparati nel ristorante Donne Fugate, in paese. Mentre a La Nicchia, in un fascinoso giardino vanno in scena i piatti della tradizione locali. Dagli “spaghetti saporiti” al cuscus di pesce e verdure e i gamberoni all’elisir di uva Zibibbo. Protagonista indiscusso la chappara, il cappero migliore del Mediterraneo. 

 

pantelleria-4Tappa d’obbligo per giornali e pizza da portarsi sugli scogli, la panetteria di Pinuzzu u’ palermitano. E poi giù al mare. Al Bue Marino, dove un tempo si avvistavano le foche monache si prende il sole sulle balate, gli scogli piatti o alla cala di Kattibuale (Campobello), con l’acqua trasparente. È aggrappato sulle rocce laviche lungo la costa occidentale il porticciolo di Scauri, con l’immancabile coppia di delfini che danza a 100 metri dalla riva. Da quello di Nicà si raggiunge a nuoto o in barca la grotta dell’Acqua calda, dove una sorgente termale scalda il mare attorno. È annunciata dal grande faro bianco Punta Spadillo, sulla costa orientale, dove un sentiero tra i massi lavici corrosi dal vento scende alla piscina naturale delle Ondine, riempita dalla mareggiate di tramontana. Subito dopo, l’impressionante Cala Cinque Denti e, infine, lungo la strada che porta a Bugeber, lo Specchio di Venere (nella foto a destra), un laghetto dai colori tropicali in cui si riflettono i cespugli fioriti. Quasi un miraggio, famoso fin dall’antichità per le acque sulfuree e i fanghi ricchi di sostanze minerali utilizzati a scopo terapeutico e cosmetico. La sagoma dell’Elefante domina Cala Levante, una delle baie più belle. 

 

pantelleria-7Prende il nome dalla baia l’hotel di Sergio Panno, storico batterista dei Dik Dik. Quando il mare è mosso, ci si può rifugiare a Cala Tramontana (nella foto a sinistra). Qui la costa si colora di sfumature ocra, rosa, verde, delle stratificazioni geologiche che fanno da quinta a Cala Formaggio, Dietro Isola. Mentre a punta Fram, dai fondali profondi, subacquei che inseguono ricciole e cernie, e, se si è fortunati, il pesce pappagallo. Anche l’interno è un’emozione. Su tutto domina la Montagna Grande, un vulcano spento che raggiunge gli 800 metri, sparse dappertutto ci sono le cuddie, vecchi crateri inattivi. In quello di Mida i vapori avvolgono i pini misteriosamente cresciuti all’interno. Inquietante come un girone dantesco.

 

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