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“Palermo? Un bellissimo caos”, l’ha definita Leonardo Sciascia, incantato dalla babilonia di stili, dal barocco al liberty, alle fascinose dimore moresche. Come il quartiere della Kalsa, l’ Oriente incastonato in questo lembo estremo d’Europa, fondato dagli Arabi mille anni fa e battezzato al-Halisah, “l’Eletta”. Un dedalo di vie infrequentabili fino a qualche anno fa, terra di conquista di drop out, oggi cuore cosmopolita della movida palermitana, da far invidia alle effervescenti notti catanesi, preso d’assalto da artisti e bon vivant che si trasferiscono qui, disposti a pagare a prezzi da amatore, appartamenti ricavati in case storiche restaurate.

 

Le scuderie dello splendido palazzo Cefalà, in via Alloro, la più movimentata, ospitano l’Expa, galleria d’architettura degna delle più grandi metropoli, dove si organizzano mostre a tema, si  presentano libri, dibattiti. I gruppi rock si danno appuntamento in piazza Magione, con la chiesa romanica del 1100 a cui si arriva lungo un vialetto di palme, i gourmet non si perdono le innovazioni gastronomiche del ristorante 091, a pochi passi. Gli spettacoli di teatro itinerante toccano gli angoli più struggenti del vecchio quartiere, palcoscenici improvvisati come Piazza della Rivoluzione, minimal e graziosa, chiamata così perchè da qui prese l’avvio la rivolta antiborbonica nel 1848, con la fontana al centro abbellita dal cosiddetto Genio di Palermo, simbolo della città.

 

Chioschi improvvisati decorati da artisti si scoprono qua e là, camminando verso la chiesa di Santa Teresa alla Kalsa o la cinquecentesca Santa Maria dello Spasimo, dal nome intenso e struggente, unico esempio di gotico nordico in Sicilia, la navata centrale, senza copertura, che si spinge verso il cielo azzurro solcato da nuvole bianche. Ha creduto nella rinascita della Kalsa anche Paola Mendola, che nella casa di famiglia, davanti al maestoso Palazzo Ajutamicristo, ha aperto La dimora del genio, ricercatissimo b&b, con i soffitti a cassettoni dipinti e servizi di argenteria per la prima colazione. Manufatti di squisita fattura di artigiani siciliani, oggetti da arredamento di tendenza, sono in vendita alle Officine Achab.

La Kalsa sfocia verso il mare, il must della città. Ricorda l’atmosfera dell’Ocean Drive di Miami il Foro Italico, promenade sontuosa, già frequentata dall’aristocrazia palermitana del Settecento, con il porticciolo turistico della Cala, l’insenatura naturale di tufo tra Castello a mare e La Porta Felice, punto di accesso della città nel Medioevo.

 

Ma tutta Palermo è una porta, ha scritto Vitaliano Brancati, attraverso cui ognuno ha lasciato la sua impronta. Architetture severe alleggerite da ricami, archetti a torchon, cupolette rosse, soffitti di legno a maquarnas ( stalattiti) e intarsi di marmi multicolori che si accostano ai mosaici a fondo oro dell’arte normanna, si scoprono  a Palazzo dei Normanni, nella Cattedrale, al Teatro Massimo, gioiello di Giovan Battista Basile, o al Politeama, eccentrico capriccio architettonico.

 

Nell’elegante palazzina Florio in stile floreale, abitò la bellissima Franca, ritratta da Boldini e corteggiata da D’Annunzio. Segreto e silenzioso il chiostro di San Giovanni degli Eremiti, un trionfo di piante esotiche, aranci e limoni. È sfarzoso e povero il barocco, perché gli hidalgos aragonesi non avevano grandi ricchezze da dilapidare. Dai Quattro Canti di Città, cioè piazza Vigliena, elegante ottagono tra via Maqueda e piazza Toledo,  alla fastosa fontana “della  Vergogna”, ornata di statue nude, ci si perde in un labirinto di stradine, tra una sfilata di dimore decadenti, con portali decorati con stemmi nobili e balconcini a petto d’oca per le crinoline delle dame.

 

Come Palazzo Butera, su piazza Marina, sessanta stanze affrescate dal Martorana e la terrazza sul mare di mille metri quadrati che ha ospitato le feste leggendarie della Belle Epoque, la regina d’Inghilterra e i califfi in visita. E Palazzo Gangi, dove Visconti girò la scena del ballo del Gattopardo, dove si nasconde l’Osteria dei Vespri, uno dei più famosi locali della città, vera fabbrica di idee culinarie (gnocchetti di patate alla zafferano con ragù di quaglie e asparagi, nocetta di maiale nero dei Nebrodi su salsa al mosto cotto e semi di finocchietto con tortino di spinaci e asparagi) e una cantina di etichette sia nostrane che estere.

 

Aromi e profumi che si ritrovano alla Vucciria, in piazza Caracciolo, simile a un souk maghrebino, location del primo catalogo di Dolce e Gabbana, con la modella Marpessa salutata dalla folla, tra le bancarelle, al grido di “A’ Madonna!”. Anche questa è Palermo.

 

© Sailing & Travel Magazine 2014 – Riproduzione Riservata

 

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