In questo glaciale pomeriggio di dicembre, il sole è un’arancia sanguigna che incendia il cielo intorno a Lady Liberty, la Statua della Libertà.

 

 I raggi si riflettono sulla torre dell’orologio e sulle vetrate del Pier A, innaffiando con una luce ramata l’interno dell’Harbor House, il nuovo, conviviale oyster bar appena inaugurato al piano terra della storica costruzione portuale. Un cameriere passa portando un succulento piatto di mare per due, la Tower, che include ostriche, capesante, un’intera aragosta, granchi giganti marinati e una tartare di gamberi e tonno. E pensare che, solo fino a pochissimi anni fa, il Pier A versava in stato pietoso: con la ruggine che corrodeva le fondamenta e la facciata sfigurata dalla salsedine e dal vento. Progettato e realizzato in piena Gilded Age (il periodo fra il 1870 e i primi del Novecento, in cui una rapida crescita economica mascherava sacche di enorme povertà), il Pier A è uno dei “moli multipiano” che si allungano sull’acqua lungo l’Hudson River. Considerato un “New York Landmark”, si trova all’estremo sud di Manhattan, dove Battery Park s’incontra con la foce del fiume, ed è inserito pure nel “National Register of Historic Places”.

 

Gloria, abbandono e rinascita

b2ap3_thumbnail_Pier-A-in-New-York-City-Fabrizia-Postiglione_20141203-150053_1.jpgFu aperto nel 1886 per ospitare il quartier generale della New York Harbor Police (la polizia del porto), e il Department of Docks (il dipartimento che amministrava le banchine di attracco). Divenne poi la stazione di ingresso VIP per gli ambasciatori europei diretti a Ellis Island e infine il quartier generale della divisione marittima del New York Fire Department (i pompieri della città). Per decenni ha versato in una condizione di totale degrado, finché nel 2008 la Battery Park City Authority cominciò il suo coinvolgimento nella rivitalizzazione del Pier A, costata circa 40 milioni di dollari. Successivamente la palla è passata a una serie di investitori private: la Dermot Company, Inc., in partnership con Peter Poulakakos di HPH Holdings, Danny McDonald e Michael Jewell. Mancavano solo due mesi al termine dei lavori quando, il 29 ottobre 2012, l’uragano Sandy si è abbattuto su New York City, flagellandola con venti fino a 140km all’ora e picchi di alta marea che hanno allagato il waterfront della città (tutta Lower Manhattan è rimasta addirittura senza corrente per quasi una settimana) e il sistema di tunnel della Subway. La distruzione arrecata da Sandy anche al Pier A è costata altri due anni di lavori, e il cambiamento di alcuni piani architettonici per fronteggiare eventi climatici estremi causati dal global warming. Ad esempio si è scelto di posizionare quasi tutte le apparecchiature meccaniche ed elettriche “cruciali” ai piani superiori, per rendere la costruzione a prova di tempesta e di alluvione. Da decrepito e abbandonato, il Pier A si è appena trasformato in una magnifica “seafood destination” che all’interno offre alcuni bar e ristoranti ideati e gestiti dal Poulakakos Group.

 

b2ap3_thumbnail_NYC-PIER-A-HARBOR-HOUSE-Guillaume-Gaudet.jpgOyster & Raw Bar

Il progetto di ristrutturazione del Pier A ha previsto diverse destinazioni d’uso per ognuno dei tre livelli. Al piano terra (soprannominato “Mix”) a fine novembre è stata inaugurata la Harbor House (nella foto di Guillaume Gaudet), un oyster & raw bar in cui il design rende omaggio alla storia dell’edificio e incorpora vari elementi post industriali e “marinari”, come oblò, lampade nautiche in ottone, tubature a vista sul soffitto, mattoncini, pannelli elettrici “d’antan”. Qui si possono gustare freschissime ostriche della East e West Coast Americana e una vasta selezione di piatti di pesce crudo o marinato. Nella Long Hall si sceglie fra decine di birre artigianali e un menu che propone “casual dining” all’americana. Su questo stesso livello è in fase di completamento anche il “Visitor Center”. Fuori, c’è un’ampia “plaza” con tavoli e panche per mangiare all’aperto.

 

Power Bar & Fine Dining con vista

Il secondo livello verrà invece ultimato fra poche settimane, a gennaio 2015, e sarà dedicato ad esperienze gastronomiche di taglio più sofisticato, ispirate all’epoca in cui il Pier A fu edificato (la suddetta Gilded Age Americana, appunto). Qui ci saranno due bar e un ristorante di cucina contemporanea diviso in quattro sale. La scenografica cantina è stata ricavata nella torre dell’orologio, con “torri” di bottiglie a vista intorno alla scaletta a chiocciola. La Harrison Room, invece, sarà un power bar con vista sul Financial District, ideato pensando ai colletti bianchi della finanza che lavorano Downtown. L’arredamento ricorda le cabine di una nave, con rivestimenti in legno, corrimani di ottone e pannelli di vetro con il logo “A”. Infine c’è il Commissioner’s Bar (il bar del “Commissario di Bordo”) con menù di aperitivi, “island bar” e un bel camino, perfetto per sedersi a sorseggiare un buon rosso nei mesi invernali. Dal Commissioner’s Bar si può uscire sul terrazzo e godere il fantastico panorama sull’intero New York Harbor: la Statua della Libertà, Ellis Island e lo skyline del Financial District, con la nuova “Freedom Tower” (One World Trade Center”). Sul terzo livello è previsto invece un grande loft con viste magnifiche, dedicato a eventi speciali. 

 

INFO PRATICHE 

Indirizzo: Pier A Harbor House 22 Battery Place (West Street), 212-785-0153, 

http://piera.com/

COME ARRIVARE

A pochi passi c’è la stazione della Subway di Rector Street per le linee 1 e R. Oppure quella della linea verde di Bowling Green (linee espresse 4 e 5). Il Pier A è pure vicinissimo al terminal dei traghetti che collegano Manhattan a Staten Island e ai moli dove attraccano le barche per Ellis Island e Liberty Island.

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