Le vele auriche di una goletta intercettano il sole che tramonta nel New York Harbor, mentre lo scafo scivola sulla sua scia dorata. 

 

Un surfista corre incontro alle onde che ruggiscono sulla sabbia di Rockaway Beach. Lui e lei (giovani e glamour) chiacchierano fitto fitto, sorridendosi, mentre piluccano ostriche e sorseggiano champagne sullo storico schooner Grand Banks, convertito quest’anno in oyster bar e ancorato al Pier 25 dell’Hudson River Park. Sono le istantanee di una giornata di bel tempo (anche autunnale) nella Big Apple. La mia “Blue Apple”. Sono nata in una metropoli di mare molto problematica (Napoli), ma benedetta da un city setting strepitoso (il Vesuvio, Capri e la penisola Sorrentina che si stagliano all’orizzonte, il Castel dell’Ovo che sorge tra le onde sull’isolotto di Megaride, il lungomare di Via Caracciolo che si stiracchia verso Mergellina e la collina di Posillipo) e mi sono innamorata di New York per molti motivi. È diventata la città “dove mi sento a casa” prima di tutto perché la considero il “bignami del pianeta”, un melting pot contraddittorio, trasgressivo, sorprendente e iper-energetico. Crudele e dolcissimo. Un gigantesco “stomaco” multietnico occupato in una perenne digestione e rielaborazione creativa di tendenze e mode. E poi perché nella Big Apple l’elemento liquido è una presenza forte, determinante. 

 

Via dai soliti luoghi

“Intrappolati” nei soliti circuiti – fra Central Park, Fifth Avenue, il MoMA e Times Square – molti turisti quasi dimenticano che New York sia una città di mare. Tanto per cominciare, quattro borough (distretti) dei cinque che compongono il territorio metropolitano si trovano su isole: Manhattan, Staten Island, Brooklyn e Queens. Gettato alle spalle un passato di città portuale a forte caratterizzazione industriale, oggi i New Yorkers abbracciano con entusiasmo ogni opportunità di sfruttare l’oceano (e la foce dell’Hudson River) per scopi leisure. Tutto ciò grazie ai piani di riqualificazione del waterfront in atto ormai da alcuni anni, di cui il Brooklyn Bridge Park e l’Hudson River Park sono gli esempi più lampanti (al “Waterfront Makeover” dedicherò molto presto un post per approfodnire l’argomento). La riconquista e riconversione della costa (non solo quella di Manhattan) è uno dei trend urbanistici più significativi, dopo che, col declino del commercio marittimo, a partire dai primi Anni 80 il litorale era caduto in uno stato di degrado e abbandono. Il 14 marzo 2011 è stato pure varato Vision 2020, un piano per il futuro delle 520 miglia (837 km) di costa rimaste inaccessibili al pubblico per decenni. Vision 2020 stabilisce le linee guida per reinventare in modo ecosostenibile la “Riviera newyorkese” da destinare a parchi, edilizia, attività commerciali, infrastrutture per il trasporto marittimo e per l’espansione e il supporto dell’industria navale. I New Yorkers amano la vela (al NY Yacht Club si deve la nascita dell’America’s Cup, dopo che lo schooner America vinse la regata dell’Isola di White contro gli inglesi nel 1851) e d’estate li trovi sui treni della linea A della Subway con le tavole da surf sotto il braccio. 

 

Vita sull’acqua

Scorazzano in kayak e jet ski nell’East River (che non è un fiume, bensì il braccio di mare che separa Long Island da Manhattan) e, non appena l’inverno allenta il suo gelido morso, tirano fuori infradito e bikini e corrono in spiaggia. La proverbiale passione per le feste in costume che accomuna i Newyorkers di ogni età e ceto sociale si manifesta anche in uno dei grandi eventi cittadini dedicati al mare: la Mermaid Parade di Coney Island (prossimo appuntamento: 20 giugno 2015), dove ci si traveste nei modi più strampalati (e sexy), ispirandosi all’oceano. Quest’anno, ad aprire la manifestazione, c’era tutta la “first family”, a cominciare dal sindaco Bill De Blasio (camuffato da pirata) con la moglie Chirley (in abito da sirena). Il figlio Dante (tutto dipinto di blu) era stato incoronato Re Nettuno e Chiara (la primogenita) interpretava la Regina Sirena…

 

Sea & The City sarà il mio diario di bordo alla scoperta della “Blue Apple” in perenne trasformazione. 

Pronti all’imbarco?

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