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Sarà Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann a inaugurare la 66° edizione del Festival di Cannes mercoledì 15 maggio nel Grand Théâtre Lumière del Palais des Festivals. Il film, ispirato al romanzo di F. Scott Fitzgerald e interpretato da un cast stellare capitanato da Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan e Tobey Maguire, ripropone sul grande schermo i ruggenti Anni Venti sulla East Coast americana concentrandosi sulla figura romantica e tormentata di Jay Gatsby (Leonardo DiCaprio) narrata dal punto di vista dell’amico Nick Carraway (Tobey Maguire). È l’occasione per un viaggio alla scoperta dei paesaggi struggenti del New England.

 

new-england-9Come il Capitano Achab

Non esiste più la Locanda delle Marmitte famosa per la zuppa di cozze con gallette e porco salato, come la descriveva Melville in Moby Dick, ma la vecchia Nantucket è la stessa di due secoli fa quando l’isola viveva d’un soffio, la nuvola di vapore azzurro delle balene che salgono in superficie. E Cape Cod, il Capo Merluzzo del Capitano Achab sferzato dal vento e dalle bufere, piegato come un amo nell’Atlantico solitario, pullula dei racconti e delle memorie degli antichi balenieri. Il grido “Laggiù, soffia” risuona ancora oggi a Provincetown quando le barche dei vecchi cacciatori prendono il largo per il whale watching. Un business da 500 miliardi all’anno che non toglie nulla all’emozione di un incontro ravvicinato con il gigante nero.

 

new-england-12Qui è nata l’America e finisce l’Europa

Ma non vive solo di balene la vecchia terra dei Padri Pellegrini che sbarcarono qui nel 1620 a bordo del Mayflower. “Luxe, calme e volupté“, citano Baudelaire gli habitué quando parlano del New England, incantati dalle case in legno di cedro, dalle strade acciottolate o in terra battuta. E soprattutto dalle solitudini infinite dei boschi, dalle dune costiere, dai più di trecento laghi, dalle decine di campi da golf, dalle distese di cespugli di mirtilli rossi, i cranberries che brillano tra le foglie come rubini. È nata l’America e finisce l’Europa in questa lingua di terra cocciuta come i cavalli che galoppano nelle brughiere sconfinate tra nebbie e grida di uccelli marini. Tutto parla dell’antica madre dall’altra parte dell’Atlantico, dai villaggi e i cottage in legno che mutano tonalità con il passare del tempo, ai porticcioli che ricordano la Cornovaglia.

new-england-8Artisti e pescatori

Memorie lontane si respirano nei locali sui piccoli porti del keip, come lo chiamano qui, scelto come feudo estivo dai Kennedy che nel 1926 colonizzarono Hannys, la cittadina più vivace dove emigrano in agosto i grandi spettacoli di Broadway. L’aria d’oceano favoriva i sogni di libertà. Lungo i pochi, blasonati chilometri del New England si nascondono i rifugi dell’intellighenzia di ieri, Frost, O’Neill, Dos Passos, Stanley Kunitz, il poeta vincitore di un Pulitzer. A Boston circola una battuta: basta lanciare una conchiglia in aria a Cape Cod e nove volte su dieci si colpisce un artista, a Provincetown, naturalmente, il piccolo centro in cima al Capo, dove convivono pescatori portoghesi e troupe teatrali. La sfilata di dune lunga chilometri annuncia il buen retiro di artisti e gay sulla punta del promontorio, così bella che John Kennedy quand’era presidente la fece parco nazionale. Qui la vecchia Inghilterra lascia il posto ad atelier, birrerie e tanta confusione.

 

new-england-7La dorata solitudine di Martha’s Vineyard

Ma i veri Codders non amano la piccola Atene sulle coste capricciose dove anche l’aria è impregnata di passioni. Troppo stravagante, un po’ Greenwich Village, un po’ Montparnasse. Meglio la dorata solitudine di Martha’s Vineyard (foto a sinistra), l’isoletta al largo del Capo, dove lo status symbol è il “beach sticker”, il pass da esporre sul parabrezza per accedere alle spiagge più belle. “Less is more“, “meno è meglio“, è il motto dello scoglio più esclusivo degli States. Qui la divisa è rigorosamente marinara, le barche sono golette di legno dove navigava Martha Judde Golding, suocera e finanziatrice della spedizione di Bartolomeo Gosnold che scoprì l’isola nel ‘600. E lo spuntino è un panino all’aragosta, ovviamente del New England, venduta nei porti su banconi improvvisati. “A Martha’s Vineyard non c’è assolutamente niente da fare, ma manca sempre il tempo di farlodiceva Somerset Maugham. Non è così vero. Le giornate trascorrono tra “garden talk” dove si parla di fiori o a caccia di clammings, i piccoli molluschi, sulle spiagge. Il protagonista è sempre il mare: dei negozi pieni di velieri in miniatura, delle boutique di cerate, delle cene a base di granchi dove gli invitati arrivano con cestini pieni di marmellate fatte in casa. Un mare da sfidare nelle veleggiate per prepararsi all’Edgartown Regatta ( quest’anno dall’11 al 13 luglio) dove si misurano al timone i più bei nomi dello yachting mondiale che abitano qui accanto a Glenn Close e Meryl Streep.

 

new-england-11Un silenzio assoluto

I capitani come ogni giorno da anni, moderni Hemingway, affrontano le burrasche. Nel porto di Chatam i lupi di mare allineano le prede sulla banchina e giudicano misure, ami e lenze. Al volante delle jeep gli studenti di Harvard puntano verso Truro, in cima al Capo, dipinto in decine di tele da Edward Hopper. Al tramonto il silenzio è assoluto. Sulla roccia il faro di Nauset getta in cielo lampi di luce.

 

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