malacca-ok

L’antico porto delle spezie, affollato di velieri dai colori sbiaditi, è annunciato dai templi a pagoda. Malacca è la porta dell’Eldorado per gli immigrati cladestini che arrivano di notte sui sampam alla conquista della Tigre dell’Asia. Nelle ore più calde, quando il vento dello stretto cala, i conduttori di pus pus si sdraiano sotto le palme con uno straccio sul viso, si abbassano le veneziane in legno scuro nelle sale da tè. Al tramonto nuvole scarlatte navigano sopra la collana delle luci che si riflettono nel mare dove Joseph Conrad ha ambientato i suoi romanzi.

 

malacca-4Ha scritto V.S. Naipaul “La Malesia è vapore. Nella stagione delle piogge la mattina si accumulano nubi, nel pomeriggio svaniscono e, dopo, ancora nubi indugiano tra i crepacci come fumo”. Venditori d’acqua offrono la merce preziosa, le donne fiere della loro bellezza sfidano gli sguardi di atletici ragazzotti con le Nike ai piedi, senza la protezione dello yashmak, il velo rifiutato da innumerevoli anni. Musulmani in fez e ombrello, tamil arrivati dall’India, sikh con il caratteristico turbante, impiegati per lo più presso le poste e le ferrovie convivono nella terra dove si incontrano i venti, profumata di incenso, oppio, canapa bruciata, fiori appassiti. L’Europa, il Medio e l’Estremo Oriente hanno attraversato gli oceani per incontrarsi a migliaia di chilometri. In questo Paese, dove il potere coloniale inglese ha avuto la mano leggera, si festeggiano cinque capodanni, si venerano gli dei degli indù, ma la voce cadenzata del muezzin ricorda dalle moschee che Allah è grande, offuscata dal suono delle campane di una chiesa cattolica.

malacca-6La Malesia più autentica è nei villaggi immersi in un caleidoscopio di verdi che si raggiungono con un viaggio avventuroso attraverso Kuantan (nella foto sopra a destra) lungo la costa orientale. La vera meraviglia è la spiaggia di Rantan Abang. Tra maggio e ottobre, romantici e ecologisti attendono in silenzio il momento magico, l’arrivo della tartarugaliuto (nella foto a sinistra) che pesa più di 400 chili ed è lunga circa due metri. Nel cuore della notte illuminata dalla luna, la si scorge a una trentina di metri dal mare mentre depone le uova, lasciando sulla spiaggia immacolata tracce che ricordano il passaggio di un trattore. Sono circa 150 in un buco scavato nella sabbia, poi lo mimetizza e ne fa un altro, finto, a qualche metro di distanza per ingannare i nemici.

 

malacca-5A Terengganu, invece, ci sono i migliori laboratori di batik e di songket, il broccato malese. Come uno sciame di lucciole, le luci dell’isola di Penang (nella foto a destra), la perla d’Oriente sulla costa ovest, brillano la sera. Sono i pasar malam, i mercati notturni, “i ristoranti sui tetti” affacciati sulla baia magica dove si serve pollo al curry, il piatto più famoso, seguito dalla gula melaka, una melassa preparata alla moda di Malacca, stenka o gin pahit (gin rosé). I nottambuli affollano invece il leggendario Hong Kong bar. All’alba si scoprono i bananeti, il mare color smeraldo, il tempio della Nuvola Azzurra pieno di offerte agli dei, ma anche di vipere gialle e verdi che arrivano dalla giungla alle spalle e dormono, intontite dall’incenso, sugli altari e tra i vasi. 

 

Al tramonto, uomini e donne improvvisano poemi seduti sulla lunga spiaggia, mentre il sole tropicale, il Mata Hari, si tuffa nel mare salutato da stormi di uccelli in volo. Un modello californiano si esibisce in esercizi di ginnastica, un routard parigino prende appunti su un carnet de voyage. Ha scritto Kipling “Oriente e Occidente non potranno mai incontrarsi”. La Tigre dell’Asia ha smentito la profezia. 

 

© Sailing & Travel Magazine 2013 – Riproduzione Riservata

 

Commenti