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Per una volta il temibile Kgb ha fatto qualcosa di buono e ci ha consegnato un santuario della natura, inaccessibile per mezzo secolo. È la penisola di Curlandia, in Lituania.

 

lituania-4Il Sahara del Baltico, lingua di sabbia bianca di un centinaio di chilometri punteggiata di altissime dune e di pinete che fa parte dei patrimoni dell’Unesco. Fino a qualche decennio fa si entrava solo con il permesso dei servizi segreti russi o del capo di stato come fecero nell’agosto del 1965 Sartre e Simone De Beauvoir autorizzati da Krusciov. Mentre Thomas Mann negli anni Trenta passava le vacanze in una fascinosa dimora trasformata in museo. «Ammirare i meravigliosi panorami della penisola – sosteneva due secoli fa il barone Wilhelm von Humboldt, filosofo e viaggiatore incantato – è necessario quanto visitare l’Italia o la Spagna».

 

lituania-9L’icona è Parnidžio kopa, la duna di Parnidis (nella foto a sinistra), la più alta d’Europa dopo quella di Pyla in Francia, 50 metri di sabbia bianca. Sulla cresta, lo spettacolo è mozzafiato. Da una parte le calme acque della laguna dove sorge il sole, dall’altra le onde del Mar Baltico, dove tramonta. Da ammirare dal caffè Ešerine, con il giardino che sfiora l’acqua, tavoli di legno e vassoi colmi di zeppeling, grandi gnocchi di carne e patate battezzati così dalla forma del dirigibile.

lituania-6Le previsioni di Commissione europea, Onu e Nasa, che annunciano la tropicalizzazione dei mari del Nord entro la metà del Ventunesimo secolo, qui sono già realtà. Il clima è diventato mediterraneo, in estate l’acqua del mare raggiunge i 22 gradi, in spiaggia non si è costretti a rifugiarsi nelle hooded beach chair, le sedie in vimini con baldacchino frangivento. Attorno, paesini, foreste popolate di alci e daini, paludi e fari su cui volteggiano aquile dalla coda bianca. Ma anche alberghi e maison d’hote gradevoli a prezzi da vecchio Est, piste ciclabili che costeggiano l’acqua.

 

lituania-5In Curlandia si arriva da Vilnius fino a Klaipeda, dove parte il traghetto che porta a Smiltynė. Era l’antica via postale di cinquanta chilometri che collegava l’Europa all’Impero russo, tra villaggi di pescatori con le case colorate dal tetto spiovente in paglia, le immancabili banderuole a forma di animale o di barca, piccole opere d’arte, un tempo obbligatorie sugli alberi maestri per identificare le kurenas, i pescherecci tipici della penisola. Dagli affumicatoi si leva il fumo del pesce venduto negli rūkytos žuvis, i ristorantini all’aperto sparsi per la penisola come Nidos Seklycia con annessa locanda, il confine russo sullo sfondo. Si fa un viaggio nella cucina tradizionale lituana al ristorante Pasiure, una casa rossastra.

 

lituania-7Ma vale la pena anche di salire a bordo di una delle barche che in una giornata portano al borgo di Minija nel parco regionale del delta di Nemunas, dove il fiume termina il suo corso di quasi mille chilometri, tappa ogni anno di centomila esemplari di uccelli migratori studiati dalla stazione ornitologica di Ventés Ragas. Un mondo onirico, umido e denso con le case ottocentesche in legno che si specchiano nell’acqua. Come lo Šturmų Švyturys, letteralmente il faro degli approdi, sorprendente hotel di charme con tanto di affumicatoio privato.

 

Photo Courtesy: www.lithuania.travel
© Sailing & Travel Magazine 2014 – Riproduzione Riservata

 

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