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 di Luca Basville

 

Alzataccia, trasferimento Grosseto Fiumicino, un’ora e 50 minuti circa. Lascio la macchina dalle parti degli uffici dell’Alitalia, incredibilmente trovo subito posto, pure senza divieto, Arianna l’avevo già lasciata davanti al nostro check in con le valigie, la raggiungo in perfetto orario, ci scappa un altro caffè, il viaggio sta partendo sotto i migliori auspici……….”Guidaci, o musa, verso arcani lidi natii” scusate, mi sono fatto prendere la mano, ma l’eccitazione comunque era molta. Nell’attesa al nostro gate conosciamo un ragazzo di Chieti, Antonio, è sul nostro stesso volo, ma lui sta andando a Paros a trovare una ragazza romena di cui si era invaghito che senza dirgli molto, era andata lì per lavorare… aveva solo il nome del pub dove lavorava, non sapeva nemmeno se nel frattempo si era fidanzata, dice: «lei non sa che la sto andando a trovare…». Antonio fa l’operaio e non ha la patente, gliel’hanno levata per l’alcol. Confessa: «meglio così, sennò tutte le volte che andavo in discoteca al ritorno mi addormentavo mentre guidavo, ho sfasciato più macchine io… ora vado sempre in bici, sai quanto risparmio!»

 

Atene

Facciamo scalo ad Atene e lo salutiamo: auguri Antonio, speriamo che la tua sorpresa abbia successo con ‘sta ragazza.

Atene è un po’ triste vista dall’alto, non riesco a togliermi dalla testa le immagini della recessione viste in tv, un posto bellissimo, contraddizioni, scendiamo nel nuovo scalo a est della città e mi sento già straniero. Il volo per il piccolo aeroporto di Mithilene arriva a destinazione in perfetto orario, le valige arrivano subito. Vedo la rassicurante scritta col mio cognome su uno splendido cartello di cartone marrone scritto a pennarello e tenuto in mano da un simpatico ometto di mezza età. È Costas, l’affitta-macchine  che avevo scelto su internet per noleggiare la macchina. È gentilissimo, ci aiuta con i bagagli e ci guida facendoci strada con la sua macchina dentro Mithilene verso Sigri.

 

Scappo dalla città

Usciti dalla città la strada si fa subito larga e poco trafficata, molto larga, serpeggia liscia in un gentile e fluido sali scendi in mezzo ad una splendida pineta fra le colline che seguono la direzione di Apollo (ovest), si va a un centinaio (abbondanti) di chilometri all’ora di media e la prima impressione è quella di essere in Corsica; Kolpos Geras, la più piccola delle due grandi baie interne dell’isola, a sinistra appare e ci stupisce, azzurra e lussureggiante.

Si fa appena in tempo ad apprezzare il piacere di guidare su questa strada (dev’essere uno sballo da fare in moto), che arriviamo alla seconda e più grande baia interna dell’isola, Kolpos Kallonis, famosa soprattutto per le sue saline naturali e le sue paludi con trampolieri e fenicotteri rosa e ci sembra un po’ di essere tornati in maremma solo che è tutto molto meno antropizzato.

Dopo quest’ultima grande baia si lascia la strada buona e comincia la vera Lesbo, fatta di stradine e paesini caratteristici arroccati in mezzo alle colline.

 

Salendo di curva in curva

Ci si inerpica sui rilievi della parte occidentale, Apollo inizia a essere un po’ più stanco e basso, ma noi adesso riusciamo a vedere la baia dall’alto, verso est e lo spettacolo è stupendo. Di lì in poi la strada è bella e ben indicata, (notate bene che ho detto bella, non buona), piena di tornanti e valli, anche se per lo standard greco insulare direi che è anche abbastanza buona… dov’è asfaltata ovviamente. Fra tutti quei tornanti non bisogna avere fretta, noi ce la siamo goduta, ogni paesino era uno scorcio di tipicità mediterranea, una cultura e delle enfasi molto simili alle nostre, forse solo ancora un po’ più ancestrali.

 

 

Ovest

Alle ultime curve da Sigri è già tardo pomeriggio, ma siamo nel periodo più luminoso dell’anno, c’è ancora tanta luce e Apollo generoso ci bacia proprio in fronte su questa parte di costa. Il paesino dall’alto appare piccolo e curatissimo in una cornice naturale arida e suggestiva, una foresta pietrificata in silicio 20 milioni di anni fa alle sue spalle crea un retroscena imponente, una splendida rada naturale di fronte, un porticciolo, una splendida isola, ruderi sul mare di una roccaforte turca, danno la vivida sensazione di essere in un remoto e prezioso angolo di Mediterraneo.

 

Casa dolce casa

Nessuno in giro, stradine strettissime, tanti gatti, una splendida chiesina ortodossa, un poliziotto, gente del posto cordiale. Individuo subito l’appartamentino che avevo affittato tramite Marcello della scuola di surf (Marcel), un monolocale con bagno di fronte a una spiaggetta deserta e perfettamente tenuta a sud del paese, panchine in legno sulla sabbia, docce pubbliche con alberelli dietro a fare ombra….a destra il paese con la sua rocca antica e una splendida veranda sul mare per aperitivi, spuntini o gelati. Incredibile, forse per il periodo, ma di turisti nemmeno l’ombra.

Ci sistemiamo e iniziamo subito a girovagare per il paese, arrivati al minuscolo porticciolo uno splendido ristorantino pieno di gatti ci ha fatto chiudere degnamente la giornata di viaggio con ottima frittura nella meraviglia di un tramonto in cui ci siamo completamente immersi.

 

E ora windsurf

Il giorno seguente la prima cosa che faccio dopo colazione è andare a conoscere il mio referente del posto, ovvero Marcel del Sigri surf center. La scuola di windsurf si trova sopravento, vicino a una zona paludosa a nord della baia, a poco meno di un chilometro dal paesino. Il lungomare è bellissimo costeggiato di alberi e panchine e quel chilometro può essere fatto in totale relax a piedi, in bici o in macchina. Ad accoglierci con già un bel venticello teso il cane Aristotele e Martina, la giovane moglie di Marcel, che ci spiega come funziona il centro e mi fa preparare l’attrezzatura che avevo prenotato. Ottima, i migliori modelli di vele Gaastra con tavole Taboo, seminuove e tenute benissimo.

 

Scelgo la mia tavola, la mia pinna, la vela e subito mi butto in acqua, le condizioni sono già buone, 100 litri freestyle con una 4,7 mi regalano subito un paio d’ore di divertimento con acqua sia piatta sia choppata a secondo della zona dove decido di surfare, una volta in acqua però la prima cosa che faccio non è tanto concentrarmi sulle manovre, ma prendere mire e punti di riferimento in una cornice naturale che dal mare è ancora più bella. La baia è abbastanza grande, il vento viene da terra rispetto alla scuola e mi raccontano di alcune insidie che subito voglio controllare: punti di raffica forte, aree solo per Kite e secche che con la bassa marea vi possono tranquillamente far saltare via dei bei pezzi di pinnetta e di corpo per cui: occhio, un po’ di cautela la prima volta in mare in un posto nuovo di certo non guasta.

Persone in acqua comunque 5, me compreso, Kite 0: perfetto.

 

(continua)

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