Photo Credit: Vittorio Giannella

Sorge a poche miglia di navigazione da Guadalupa un pezzo di douce France, le isole Saintes, nove isolette di cui solo due abitate in gran parte da pescatori, Terre de Haut che ospita il villaggio dallo stesso nome, dall’atmosfera di un antico borgo francese, e Terre de Bas più selvaggia. Il premio dopo la traversata è un bagno nell’ acqua smeraldo punteggiata di barche che sembrano sospese nel vuoto attorno all’isolotto di Cabrit, regno un tempo del “levriero del mare” della regina Elisabetta, il leggendario Francis Drake che si prese qui la febbre gialla concludendo la sua carriera di filibustiere nel 1596.

La terza baia più bella del mondo
Terre de Haut è una tavolozza di colori, il rosso dei flamboyant, il verde intenso delle palme, il nero della roccia. Sulle mornes, le colline, spiccano casette creole di legno in colori pastello con decorazioni gingerbread, con i tetti rossi a punta, che non superano l’altezza di una palma, i cortili ornati con fiori d’ibisco, palme, cactus e ficus benjamin, collegate da strade che nessuno vuole asfaltare. Ma è la baia della capitale la vera attrazione, considerata la terza più bella del mondo dopo quella di Rio e quella di Along in Vietnam, con tanto di Pan di Zucchero, grande roccione preferito dai velisti che danno fondo qui anche per la notte. Alla fine del molo si apre una piccola piazza dove una colonna dorata commemora la rivoluzione francese. Lungo la via principale, si trovano piccoli ristoranti, gelaterie, agenzie per il noleggio di scooter, gallerie d’arte locale e negozi di souvenir e abbigliamento. Al mercato, gli uomini si affaccendano attorno ai vivai di aragoste protetti dal salako, il cappello di paglia in stile indocinese.

Vista a 360° sull’arcipelago
Per i più sportivi è un piacere scarpinare per l’isola; chi non è in barca, può noleggiare scooter o biciclette e nel giro di pochi minuti raggiungere spiagge e insenature paradisiache. Come plage de Crawen sulla punta di fronte a Terre de Bas, macchia azzurra, frequentata da qualche santois e da sub incantati dai fondali ricchissimi. Ma anche Anse du Figuier e Anse Rodrigue rivolte verso Grand Ilet e l’Oceano Atlantico o Marigot, spiaggia non eccezionale, ma mare bellissimo. Ma la più spettacolare è Pompierre, lunga quasi un chilometro, rivolta verso est, in un’ansa chiusa tra due isolotti, Les Roches Percées. Alle spalle, un palmeto abitato da caprette. Vale la pena anche di salire a Morne Mire, dove si staglia l’ottocentesco Fort Napoleon: la vera attrazione è la vista a 360 gradi sulle isole attorno. Ancora più emozionante la Grosse Morne, chiamata anche Le Chameau, il punto più alto dell’isola (309 metri) dove sorge Tour Modèle, imponente torre di avvistamento. Qua e là, in tutta l’isola si incontrano le tete d’angalis, i cactus con la protumberanza rosso fuoco e i maestosi mancenillier, assolutamente da non toccare: sono velenose le foglie, i piccoli frutti e soprattutto il lattice bianco che trasuda dalla corteccia quando viene tagliata.

Dove mangiare: carpacci di branzino, aragoste e racconti di mare
Ritornando verso il mare, all’inizio del paese, si passa accanto alla Maison Bateau: è lo studio del medico a forma di prua di nave che sembra stia per salpare. Le acque attorno all’isola sono ricchissime di crostacei, pesce spada, marlin, tonno, ma anche di specie sconosciute agli europei come i coloratissimi tazar e vivanneau, ingredienti della cucina criolla, soprattutto zuppe e frittelle. Da gustare alla Saladerie su una terrazza a picco sull’acqua di Anse Mire cucina raffinata, carpacci di loup (branzino), saporite insalate accompagnati dai racconti di viaggio di Edouard, il proprietario, velista della Rochelle che è arrivato con la sua barca vent’anni fa e non se n’è più andato. Oggi è un artista apprezzato per i quadri e le sculture realizzati con materiali sbiancati che arrivano dalle mareggiate e decorano le pareti. Sfiora l’acqua anche la terrazza di Le Triangle, dove lo chef si esibisce in fricassea di calamari e lambi, il saporito mollusco dalla conchiglia rosa. pesce alla griglia. È l’aragosta, invece, una delle specialità del ristorante La Fringale, nel cuore del borgo con cena a lume di candela nel giardino esotico. Accanto, L’Insolente è angolo romantico con vecchi muri in pietra, beguine in sottofondo. E invitanti piatti come le tapas du monde, o paste e pesce con tocchi asiatici. Si fa un tuffo nella cultura caraibica a La case aux épices in riva al mare, bellissima costruzione in legno scuro con giardino, eccellente tartare di tonno.

Dove dormire: hotel di charme e ritrovi per velisti
Ma l’indirizzo più chic è l’auberge Les Petits Saints, colori smaglianti, decorazioni gingerbread, letti a baldacchino, lampade art nouveau, pezzi di antiquariato nelle camere. il must è il ristorante, un mix di cucina francese e creola, accompagnata da una bella scelta di etichette internazionali. Ma si può scegliere anche l’hotel de charme Lobleu, un lampo colorato che spicca nella spiaggetta privata davanti all’isolotto di Cabrit. Anche se il vero coup de coeur dell’arcipelago, unica eccezione all’atmosfera understated è Villa Dao, per otto persone, con la grande terrazza arredata con letti balinesi che sfiora l’acqua della baia, i pezzi di antiquariato africano, i tessuti simili a quelli in vendita nella boutique Maogany, nel cuore del villaggio.  Si può affittarne una parte o tutta, oppure prenotare la dependance. In ogni caso è garantita una vacanza luxe, calme et volupté. In barca o con la navetta si può invece prendere il largo per Terre de Bas, di fronte. I velisti si danno appuntamento da Chez Eugénette, molto più di un ristorantino, ma un luogo di incontri e racconti davanti agli accras e al ti punch più buoni dei Caraibi. A pochi passi, la spiaggia di Grande-Anse dove dar fondo per la notte sotto un cielo carico di stelle.

© Sailing & Travel Magazine 2013 – Riproduzione riservata

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