sicilia-sciacca-2-home

 

Lungo la costa ionica siracusana si incontra la Riserva naturale di Vendicari, palme nane, mirti e olivastri, agavi e cespugli fioriti lambiscono la spiaggia morbida, a cui si arriva a piedi, dove approdano migliaia di specie di uccelli che qui si fermano a stormi: trampolieri, fenicotteri rosa e gabbiani reali. Il mare ha sfumature smeraldo a Calamosche, una delle più belle della Sicilia, annunciata da una torretta di avvistamento, solitaria e austera, baluardo nel 1400 contro i saraceni. In fondo, la vecchia tonnara, l’isolotto dove nidificano le tartarughe. Su una collinetta, Terre di Vendicari è il buen retiro dell’imprenditrice Cristina Busi: un rustico ottocentesco, circondato da limonaie e mandorleti, dove è stato ricavato un fascinoso agriturismo, cinque camere dall’atmosfera zen. Per la cena si può raggiungere Marzameni, borgo legato all’epopea della mattanza, con la seconda tonnara della Sicilia, oggi in disuso. Ai tavolini sulla banchina della Balata si gustano tagliatelle al nero di seppia e tonno rosso alla griglia con peperoni, pescato al largo di Capo Passero. E lavorato egregiamente e venduto negli antichi magazzini sul mare dell’azienda Campisi, trasformato in eccellenti bottarga e mosciame, o conservato in pregiati vasetti sott’olio.

 

La riserva dello Zingaro

sicilia-sciacca-2-5È sulla costa nord ovest, la regina delle riserve, quella dello Zingaro. Dopo la lunga spiaggia sabbiosa di San Vito Lo Capo, una breve strada che scende alla Torre dell’Impiso, dove si lascia l’auto.Tra distese di asfodeli e palme nane, nidificano una quarantina di specie di uccelli, dai falchi pellegrini alle poiane,  conigli selvatici e volpi. Cime montuose calcaree alte oltre 900 metri precipitano in mare, tra falesie, dirupi e belvedere. Una costa da percorrere a piedi seguendo per sette chilometri il sentiero che dalla Torre dell’Impiso tocca la Tonnarella dell’Uzzo, la Grotta Grande, riparandosi sotto gli ampi ombrelli dei carrubi, concedendosi un bagno nelle cale Ficarella, Marinella, Berretta, dai riflessi caraibici. Ma sono i fondali che regalano le emozioni più forti: spugne, anemoni e madrepore dai colori smaglianti rivestono antri e cunicoli. L’ultimo bagno è al tramonto, davanti alla tonnara di Scopello, a tre chilometri, dismessa negli anni Ottanta, dove ancora sembra di ascoltare la cialoma, il canto propiziatorio mentre si salpavano le pesanti reti. Poi ci si rifugia a Scopello, borgo avvolto nel silenzio, nell’albergo Torre Bennistra, location davanti ai faraglioni, camere, alcune con terrazza, un po’ anonime. Al ristorante si gustano piatti di pesce rifornito da barche di pescatori locali o dai proprietari stessi durante le battute in cui, a volte coinvolgono gli ospiti. Mentre San Vito Lo Capo, a pochi chilometri, ospita ogni anno a settembre un seguitissimo Festival del couscous. Da assaggiare tutto l’anno al ristorante Tha’am, ospitato in una casa moresca. Mentre da Salvatore Billeci dell’Ittica Capo San Vito si trovano eccellenti bottarghe, musciame, ventresca, tonno rosso.

 

sicilia-sciacca-2-7La spiaggia alla foce del Belice 

Proseguendo verso ovest, all’altezza di Castelvetrano, si raggiunge la Riserva del Belice, un tratto di costa selvaggio.  La più africana delle spiagge siciliane è una distesa di sabbia finissima lunga quasi 5 chilometri, protetta da una sfilata di dune che si estende da Marinella di Selinunte fino a Porto Palo, interrotta dalla foce del fiume Belice  popolata di coloratissimi martin pescatore, rare ghiandaie marine, la cannaiola  che nidifica nei canneti. All’ingresso, in riva al mare, una scaletta di legno illuminata da fiaccole porta a una ventina di tavoli sulla sabbia: al ristorante La Pineta si gustano pasta con astice, pesce alla griglia, caponata e sorbetti artigianali. Mentre a Portopalo di Menfi, il ristorante Da Vittorio è meta di palati esigenti per la zuppa di crostacei, gli antipasti e i risotti di mare. Si può dormire a La Foresteria, il bellissimo wine resort dei produttori Planeta, immerso nei vigneti che degradano verso la spiaggia di Porto Palo.

 

Le meraviglia di Selinunte

sicilia-sciacca-2-6A qualche chilometro, si fa un tuffo nella Sicilia dei Gattopardi a Villa Sicilia, un’azienda agricola nelle antiche cave latomie, dove si producono ancora pregiate olive da mensa, la Nocellara del Belice. L’antico baglio di Emerico Amari immerso tra ulivi e palmeti, è stato completamente ristrutturato usando materiali di recupero, dalla corte in ciottoli di fiume alla vasca olearia ritrovata durante i lavori. Tanti gli spazi all’aperto, dalla piscina di acqua salata da cui si vede il mare, alla corte ombreggiata dove si fa colazione e si cena. Tutta la zona attorno è  piena di suggestioni. Come le rovine di Selinunte, il più grande sito archeologico del Mediterraneo, da visitare al tramonto. Nella luce dorata spiccano otto templi dalle colossali colonne doriche, e più lontana, sul mare, l’Acropoli.

 

Leggi la prima puntata del reportage.

Commenti