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La discoteca Space, palcoscenico delle notti sfrenate, i party fino all’alba? Nemmeno per sogno. Oggi il locale più trendy di Mykonos è la minuscola taverna Kiki’s, in Agios Sostis beach, con la terrazza a picco sul mare, aperta fino al tramonto, senza telefono e elettricità. Un luogo bucolico, dai colori tropicali, ombreggiato dalle tamerici, dove sembra di essere nell’isola negli anni Sessanta raccontata nel libro Dall’Ellade a Bisanzio di Alberto Arbasino (Adelphi).

 

Mykonos è cambiata

Mykonos è cambiata. Sull’onda della rivoluzione dei riti e del gusto che ha attraversato la Grecia, anche l’isola degli eccessi si è adeguata. Raffinati boutique hotel hanno sostituito gli alberghi senza charme e le pensioni delabré, chef fantasiosi hanno aperto ristoranti accanto alle chiassose taverne, regno del moussakà, l’onnipresente sformato di melanzane. Insopportabile, cafona, in piena estate quando dai charter, dagli yacht privati e dalle navi da crociera sbarcano celebrities, ma anche migliaia di personaggi da Grande Fratello, l’isola è un rifugio understate in bassa stagione, il suo periodo migliore.

 

Nei borghi dei pescatori

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I ritmi sono quelli del borgo di pescatori nel rione Alevkandra, la piccola Venezia (nella foto a destra), che con l’alta marea quasi scompare sotto la risacca. Qui un’antica casa dei marinai, aperta direttamente sul mare, con i tradizionali balconi in legno, costa come un attico a New York. Una di queste ospita al primo piano il Veranda’s Club, un must per l’aperitivo. Ai tavoli, l’inglese e il francese si mescolano al greco, in una sorta di esperanto. È la piccola colonia di manager in crisi, signore eccentriche che si sono trasferiti qui, incantati dal trionfo d’azzurro e dai tramonti rosso fuoco. Come quello che si ammira dalla terrazza, tra musica tradizionale e cocktail, il più bello dell’isola.

 

Alle spalle, l’anfiteatro della Chora, labirinto di viuzze e di cubi candidi, scalfiti dal turchese, il verde, il rosso delle finestre, delle porte e delle scalinate, un’architettura metafisica costruita per proteggere l’isola dal meltemi e dall’attacco dei pirati. Passeggiando, si scoprono gli horio (casa, colombaia e chiesa), le cappelle costruite per voto, le piazzette ombreggiate da un platano o un eucalipto. Delle 400 costruite dai marinai dell’isola che ritornavano incolumi dai lunghi viaggi per mare, la più famosa e antica è Paraportiani, all’estremità sud del porto, su due livelli. In realtà sono ben cinque chiese diverse, miscuglio di elementi bizantini e cicladici, ma anche di sacro e profano, perché la piazzetta davanti è inspiegabilmente diventata il luogo di appuntamenti dei gay.

 

mykonos-4Sono un simbolo dell’isola i mulini a vento, cilindri bianchi incappucciati da coni di paglia scura, a pale aperte sul promontorio. Per cenare, si può scegliere Nico’s nel cuore della Chora, la tipica taverna greca: tavolini ombreggiati all’aperto, rifornito dai pescherecci colorati che battono le acque pescose tra l’isola e Delo. A pochi passi, sulla bella terrazza del ristorante Avra affacciata sulla stradina piena di negozietti, si gusta la vera cucina greca, come i peperoni (gli yemistes) ripieni di riso, uvetta e pinoli al  saganaki, formaggio fritto filante.

 

Mykonos è soprattutto mare

La luce abbagliante accompagna l’itinerario lungo le spiagge e le baie più fotografate dell’Egeo. A Psarou, a sei chilometri dalla Chora, si va per passare una giornata da Nammos, club ristorante modaiolo, di grande fascino. Allungati sui lettini in legno, ci si concede il break di un Mojito o un Strawberry daiquiri accompagnato da sushi e spiedini di pesce serviti in spiaggia, sotto gli ombrelloni di paglia, a ridosso dai venti del nord. Chi ha qualche energia da spendere, può sfidare il meltemi noleggiando un wind surf. A cena, va in tavola il meglio della cucina mediterranea: saporite insalate di polipo, carpacci, scamponi. Mentre lungo la spiaggia di Agios Joannis, la tappa d’obbligo è da Christos, lo stravagante chef artista proprietario del ristorantino sotto il pergolato, annunciato dalle sue opere, sculture neoclassiche in marmo bianco, qua e là sulla sabbia. A tavola vanno in scena cascate di ricci e frittura di gamberi, pescati nella baia.

mykonos-6Pochi si spingono verso la fine della baia per cogliere l’ultimo raggio del tramonto: la caletta di Kapari, piccola, esclusiva, di sabbia bianca. Davanti, qualche barca alla fonda che sembra sospesa nell’acqua trasparente. È preferita dagli happy few anche la spiaggia di Panormos, a nord, quasi chiusa tra due promontori, lungo un tratto di costa selvaggio ridossato dal meltemi. Elia beach, a sud, di sabbia finissima, in estate colonizzata da una varia umanità, è quasi deserta fino a maggio. Soprattutto se ci si spinge all’estremità est, dove c’è anche un delizioso club-ristorante, per un cocktail sulla terrazza affacciata sul mare.

 

La strada per arrivare a Agrari Beach è tortuosa, con pendenze vertiginose, ma il panorama che si gode dalla collina è impagabile. Il faro battuto dai venti annuncia la spiaggia di Fanari che si raggiunge lungo una strada sterrata attraverso un paesaggio lunare. Ma è la lingua di sabbia e ciottoli di Lia, una delle più consigliate per trascorrere la giornata tuffandosi nel mare trasparente. Con la possibilità di assaggiare una mostra mikoniana (una sorta di bruschetta con l’aggiunta di un piccantissimo formaggio cremoso), nel piccolo ristorante.

 

mykonos-7In primavera e in autunno, ci si può lasciar tentare dalla lunga spiaggia di Paradise (nella foto a sinistra), the place to be, come lo chiamano qui, dove in estate succede davvero di tutto: si deve alle sue notti orgiastiche la fama di Mykonos trasgressiva, esportata in tutto il mondo. Dal piccolo molo di Platys Gialos, a quattro km dalla città sulla costa sud-occidentale, partono i caicchi per le spiagge più a sud dell’isola. I surfisti preferiscono Kalafatis, perennemente spazzata dal vento. Si raggiunge, come Kalò Lividi e Ayia Anna, dal borgo di Ano Mera che vanta uno dei più bei monasteri del Mediterraneo, la chiesa Panaria Tourlian.

 

Kalafatis, dove si esibiscono campioni e campionesse di beach volley e wind surf, è l’unica spiaggia che garantisce un filo d’ombra naturale grazie alla barriera di “almirikia” (albero che cresce nelle Cicladi, alimentandosi dell’umidità marina). A Mykonos, fuori stagione, si può anche essere in perfetta solitudine. Raggiungendo in barca o con una 4×4, verso oriente, Tigani, Lagada, Tsagari, le calette deserte schiacciate dal monte Profitis Elias che da quella parte raggiunge il suo picco massimo, 350m sopra il livello del mare. Ormeggiando davanti a Dragonissi, l’isolotto roccioso e pieno di grotte, popolate da centinaia di pesci. Non c’è nulla, solo silenzio e mare mozzafiato. Un luogo dell’anima.

 

© Sailing & Travel Magazine 2013 – Riproduzione Riservata

 

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