Ci sono mattine in cui l’aria di mare, un misto di alghe e sale, dal profumo quasi esotico, avvolge la vecchie case che si affacciano sulle acque verdi. Perché il Canal St. Martin, nel X arrondissement a nord del Marais, è quasi un distretto marittimo che porta al fiume e poi all’Atlantico.

«È come avere un pezzo di Stretto di Gibilterra a Parigi» dice il proprietario di La Marine, il bistrot più frequentato, anni Trenta, con i tavolini tra le colonne gialle e bordeaux. È uno dei tanti locali aperti in pochi anni, boutique, ristoranti, gallerie d’arte negli hangar e nelle tipografie abbandonate della Parigi operaia e artigiana installata qui da sempre.

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Riflesso degli edifici al tramonto su Canal St. Martin, Parigi – Foto shutterstock.com

Canal St. Martin, una musa per artisti e poeti

Tra i sopravvissuti, la Cristallerie Schweitzer, il più antico luogo della città dove si riparano cristalli, mentre Chez Prune, una tabaccheria d’epoca, è diventata la terrazza più trendy che in estate ospita concerti live. Scrittori come Yann Queffelec abitano nelle casette di questa Parigi popolare e cosmopolita, raccontata nel libro Et la force d’aimer (Grosset). D’altronde il vecchio canale, immaginato da Luigi XIV, voluto da napoleone I, ha sempre ispirato artisti, poeti, scrittori.

Questo è il quartiere dell’Assonoir di Emile Zola, in cui le lavandaie sulle rive del canale si sfidavano a coltellate per il loro uomo, accanito bevitore. Ma è anche la Parigi leggendaria dei romanzi che Flaubert e Simenon, che faceva il cronista di nera, dove l’ispettore Maigret, che abitava in boulevard Richard Lenoir, scopriva il corpo decapitato di un conduttore di barche nel canale. Qui si consumò anche un crimine vero: nel 1913 un patriottico italiano, Vincenzo Perugia, impiegato al Louvre, rubò la Monna Lisa per restituirla al suo paese d’origine. Informati da un gallerista fiorentino, i gendarmi trovarono il capolavoro di Leonardo nascosto nell’appartamento di Perugia vicino al canale.

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Facciata dell’Hotel du Nord, Parigi

La leggenda dell’Hotel du Nord

Ma il canal St. Martin è soprattutto la leggenda dell’Hotel du Nord, presso il ponte girevole di Grange aux Belles, la semplice casa a 4 piani con le lettere in piastrelle blu che offriva alloggi a immigrati, commessi viaggiatori, amanti di un’ora, e ha ispirato il film omonimo, uno dei classici del cinema francese, nello stile romantico realista degli anni Trenta di Marcel Carné: protagonista una straordinaria Arletty, lavoratrice con i piedi piantati per terra, dal temperamento irascibile. Il vecchio hotel è scampato alla demolizione come lo stesso canale destinato negli anni Sessanta a diventare un’autostrada a 4 corsie. Oggi non si pescano più i gamberi, le chiuse non si aprono più al passaggio delle barche da carico, ma i battelli da crociera  e i ponti girevoli suscitano la stessa meraviglia. Chi si imbarca a La Bastille, emerge alla luce all’Ecluse du Temple, immersa nel verde, dopo aver navigato lungo il canale coperto per un chilometro: qui, al rallentatore. si viene sollevati 25 metri al di sopra del livello della Senna. Appoggiati al parapetto, flaneur, facce alla Jean Gabin con la Gauloise tra le labbra. Le barche scivolano tra i ponti pedonali arcuati, in ferro consunto, ombreggiati da pioppi. la domenica le strade sono chiuse al traffico e il quartiere diventa un’oasi bucolica, quasi ottocentesca, con i picnic con salsiccia e baguette, i ciclisti che percorrono le piste lungo le rive, un omaggio alla municipalità che ha annunciato un piano quinquennale, 65 milioni di euro, per rivitalizzare le sponde del canale.

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Movida al tramonto sul Canal St. Martin, Parigi – Foto shutterstock.com

Sempre più fashion

Gli investitori immobiliari hanno già fiutato l’affare e comprano a man bassa casette delabré, depositi dai muri scrostati. Qui si è già installata Stanislassia Klein, creatrice di moda che adorna gonne e maglie con bordi di piume di struzzo, crea borsette di cristallo Swaroski o di madreperla. Da Stella Cadente, questo il nome della boutique, si sorseggiano tazze di tè Betjman and Barton con biscotti in attesa dell’acquisto di un coloratissimo capo. Il colore è protagonista anche di Antoine e Lili, una sfilata di facciata giallo limone, verde luna e rosa zucchero filato che ospitano uno show room in cui sitrovano gonne, borse e T shirt un po’ folli, una tea house con i tavolini bassi dove si servono tè accompagnati da pinoli, un ristorantino. I vecchi abitanti della zona preferiscono l’Atmosphère dove bere pernod fino a stordirsi appoggiati al bancone, mentre lo Sporting, pavimento in legno naturale, vecchie locandine alle pareti, attira i radical chic e anche esemplari del popolo delle web pages, qualche piercing di troppo. i radical chic non si perdono Artazart, galleria grafica, bookstore, sede di mostre fotografiche.

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Uscita tunnel del Canal St. Martin, Parigi – Foto shutterstock.com

Da Le Havre fino a Mosca

Dopo una sosta all’Ecluse des Morts, così chiamata perché nel corso degli scavi vennero scoperte tombe Merovinge millenarie, ci si immerge sotto il selciato per uscire al Bassin de la Villette, sorgente dell’acqua che gli stradini usano per lavare il pavé delal città. All’arrivo il Pont de Crimée del 1885 si solleva per permettere il passaggio. Qui il canale si divide: il braccio sinistro diventa canal St. Denis che porta, via Senna, al porto di Le Havre, sulla Manica. E navigando lungo il braccio destro, il Canal de l’Ourcq, attraverso canali comunicanti, si può arrivare addirittura fino a Mosca.

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