Jon ha mantenuto la sua promessa. Cape Town è una città bellissima e ogni giorno che passa mi ruba un pezzo di cuore!

 

Sono qui da quasi sei mesi e sono ufficilamente inamorata di questo Paese. Qui rinconfermo la mia teoria per la quale l’amore non solo è cieco, ma è pure stupido. Infatti se non fosse stato per questo amore folle, a fine estate terminata la pacchia delle feste al mare, la tintarella e il clima vacanziero, avrei fatto le valige e bye-bye Sudafrica. Fortunatemante mi sono iscritta a un corso intensivo di yoga, che mi ha equipaggiata con tecniche zen, pratiche meditative e letture sulla filosofia della non-violenza, indispensabili per fronteggiare non solo le istituzioni burocratiche della Repubblica Sudafricana, ma anche alcuni episodi di ordinaria gestione domestica. Insomma, se non fosse per quel corso ora stareste leggendo un post dal titolo “Ritorno al passato: la Brianza che avanza”. E invece eccomi qui, stoica come Zenone in una delle città più incantevoli del mondo. 

 

Ma torniamo ai fatti. O meglio, il fatto: l’inspiegabile logica di Home Affairs (in pratica l’organismo che gestisce i visti sudafrciani). Entro trionfante nel Paese con un comodo visto (spousal permit) che mi permette di vivere in Sudafrica per due anni, ottenuto gratuitamente in soli dieci giorni quando ancora vivevo in Australia. Piccolissima clausola, non posso lavorare.

 

Ma io non solo devo, voglio lavorare! Ho due opzioni: o mi invento un lavoro creando una mia compagnia, o trovo un impiego dove, assumendomi, il mio potenziale capo dimostri allo Stato che io, in quanto straniera, non rubi il posto di lavoro a un cittadino sudafricano, provando che la futura impegata abbia doti insuperabili. Visto che non ho poteri magici e non ho studiato ingegneria aerospaziale, non resta che giocarmi la carta jolly “solo io parlo italiano”, e vinco! Ora ho il lavoro, ma manca il visto.

 

Diligentemente riorganizzo per l’ennesima volta tutte le evidenze a prova del fatto che io sia un ottimo esempio di cittadina, che ogni Paese vorrebbe adottare. Fiera e raggiante come al mio primo giorno di scuola, mi avvio agli uffici di Homes Affairs per avviare le pratiche del permesso di lavoro. Voglio piangere. Anzi, Piango. Mi maledico per aver lasciato quel meraviglioso Isolotto chiamato Australia, dove tutto filava liscio con rigorosa semplicità. Qui sembra di stare al mercato del pesce (puzza inclusa): gente che strilla, sguardi persi nel vuoto, famiglie che si guardano intorno elemosinando informazioni.

 

Quattro ore di attesa e finalmente è il mio turno. Vengo bocciata perche mi manca la fotocopia del mio passaporto. Un’ora piu tardi ho risolto e sorrido comunque all’impiegata svogliata che impugna la penna come fosse un badile. Le tempistiche di preparazione del permesso osciallano dalle due settimane ai sei mesi. Auguri!

 

A oggi sono passati tre mesi e ricevo finalmente un aggiornamento sullo stato della mio permesso di soggiorno: l’applicazione è andata persa! È talmente surreale che rido: la burocrazia italiana a confront è un paradiso di efficienza! Potrei tornare a casa a godermi l’estate mentre aspetto inutilmente, ma non posso. Già, perché nel frattempo hanno introdotto una nuova legislazione che ha creato un pandemonio tra gli stranieri che come me sono in attesa del nuovo visto: perché alcuni poveracci, ignari, sono usciti dal paese per vedersi etichettati al loro rientro come “indesiderati”, e dunque rispediti al paese di origine. 

 

Ma mentre la mia attesa continua, sono convinta che tutto in qualche modo si risolverà, e l’happy ending non tarderà ad arrivare. Anche se non so ancora come…

 

Se avete domande perché avete intenzione di trasferirvi in questo meraviglioso paese, lasciate un commento qui sotto e sarò felice di rispondervi! Intanto, vi segnalo qualche link per ottenere informazioni e visti con l’aiuto di esperti (diventeranno I vostri migliori amici se vorrete trasferirvi in Sudafrica):

www.edslaw.co.za/

– www.intergate-immigration.com/

 

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