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Il vero protagonista di un approdo alle isole Aran è il currach, la sottile imbarcazione di legno e tela, senza chiglia, giocattolo aggraziato che i pescatori manovrano con abilità, per pescare, spostarsi, fare la spola tra un’isola e l’altra dove approda la nave che assicura il collegamento da Doolin o da Rossveal, a un’ora di navigazione. Diceva John Synge, poeta dublinese che alle Aran ha dedicato un libro “Gli incidenti di currach sono rari e sembrano quasi sempre provocati dal vino”.

 

Scogli sperduti

aran-islands-5La storia delle Aran è antica come l’Irlanda, ma solo nel 1934, quando il solenne L’uomo di Aran di Robert Flaherty, americano nato nell’arcipelago, alla mostra del cinema di Venezia vinse il premio per la miglior pellicola straniera, il mondo venne a conoscenza che esistevano questi scogli sperduti a ovest dell’Irlanda. Il film veleggia attorno all’epopea. Qui si ritrova l’Irlanda dei padri che parla abitualmente la lingua gaelica non contaminata dalle seduzioni del turismo, perché questa, dicono i pescatori, è più adatta dell’inglese alla vita di ogni giorno, per le espressioni che permettono di descrivere con precisione ogni cambiamento dell’umore del mare. 

aran-islands-16Scogliere e relitti

In tutte e tre le isole, Inishmore, Inishmann e Inisheer, gran parte del terreno è nuda roccia, solcata da crepe e fessure, aperta verso l’Atlantico, con scogliere alte centinaia di metri o nude piattaforme di calcare battute dalle onde, dove nel 1960 l’oceano depositò la Plassy (foto a sinistra), una nave da carico di dimensioni notevoli ammirata oggi come un monumento appesa cinque metri sopra il livello dell’alta marea. La psicologia da ultimo confine, baluardo d’Europa, è ancora oggi negli animi degli isolani, dopo più di 500 anni dall’apparizione del mondo nuovo, al di là dell’Atlantico. Il mare, la roccia, il calcare.

 

L’anima irlandese

aran-islands-6Ma è soprattutto l’anima irlandese che John Singe, scrutatore fantasioso di uomini e paesaggi, venne a cercare in diversi viaggi ai primi dei secolo, andando di paese in paese, abitando in piccole osterie o dai contadini, facendo lunghe passeggiate in mezzo alle dune, conversando con i pescatori, facendosi raccontare storie e fiabe. Gente libera, dagli sguardi alteri, gli occhi verdi ironici verso i forestieri avidi di catturare un mondo, bizzarra come le baie intarsiate nelle praterie verde smeraldo. “Oggi è difficile vivere sulle isole al largo dell’Irlanda” scrive Daphne Mould nel saggio più completo pubblicato sull’arcipelago. “Ma in un remoto passato, luoghi di questo genere erano più attraenti, per viverci, della terraferma. Nei primi secoli della storia irlandese le Aran erano al centro delle vie di comunicazione del paese“.

 

aran-islands-11Rive di pietra dal volto rugoso

Al centro della rotta costiera dell’Ovest, le Aran erano di fronte allo sbocco al mare dell’Esker Riada, la depressione che permetteva il collegamento più facile da una costa all’altra dell’Irlanda. Tumuli, urne funerarie, tombe megalitiche punteggiano le isole, in cui gli abitanti hanno addomesticato la roccia arida portando la terra con secchi, deponendola a mano in crepacci e luoghi cintati. Ma la presenza più importante è quella dei grandi forti di pietra. Il più impressionante è il Dun Aengus che si affaccia sulla scogliera di Inishmore nel punto più alto. Al tramonto, la lunga giornata boreale stenta a cedere alla notte che ha già avvolto gran parte dell’Europa. Gli ultimi raggi di sole illuminano le rive di pietra dal volto rugoso. 

 

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