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Non è una leggenda, ma una storia delicata nata tra le rocce aride quella che ci racconta uno straordinario cantore del Cile, Luis Sepulveda, autore di Le rose di Atacama. “Ogni anno, il 31 marzo, piove per mezz’ora e questa pioggerellina è sufficiente a far fiorire il deserto, a tingerlo di rosso con i milioni di piccole Rose di Atacama, fiorellini che resistono solo poche ore prima di essere inceneriti dal sole”.

 

Terme e cascate in mezzo al deserto

Ma anche il deserto più deserto del mondo ha le sue oasi: il mare color ocra si interrompe alle Terme di Puritama, piscine naturali di acqua color smeraldo formate da una sorgente a 30 gradi di origine vulcanica. Ci si immerge tra cascatelle, cespugli verdi, perfino qualche alberello. Un labirinto di canyon nasconde allo sguardo Caspana, sospesa a 3300 metri in una fertile vallata coltivata a terrazze. Con ostinazione millenaria la rara acqua ha inciso il paesaggio di segni permanenti. Come il rio Salado attorno a cui è nata questa oasi, una sfilata di piccoli orti commoventi, frutteti in miniatura, perfino il lusso di cespugli fioriti.

Ai limiti della sopravvivenza

Gli uomini del deserto si nascondono anche in altri villaggi aggrappati alle pareti delle quebradas, le gole profonde: sono diciassette, da Ollague a Socaire, popolati di indios dalla pelle scura e da visi che rivelano tutta la durezza del clima. Un popolo di circa quattromila persone ai limiti della sopravvivenza, fiero e innamorato del suo mondo sterile, quasi una repubblica indipendente. “Se si vede un bianco, diciamo che viene dal Cile”. 

 

L’atmosfera più trasparente del pianeta

A ottobre il deserto fiorisce a una cinquantina di chilometri da La Serena, piccolo porto sul Pacifico, dove la sabbia dorata scivola verso la valle dell’Elqui, una distesa di piante di pisco, ingrediente principale dell’aperitivo più bevuto in Cile. La verdissima valle, dall’atmosfera più trasparente del pianeta, è anche la tappa obbligata per gli astronomi di tutto il mondo: si concentrano qui gli osservatori di avanzata tecnologia come l’americano Cerro Tololo, gestito da un pull di 25 università, con lo specchio di 4 metri, il più grande dell’emisfero australe da cui osservare il cielo più nitido del mondo.

 

Tre isolotti disabitati, un piccolo paradiso

Ma la polverosa cittadina, con qualche reminescenza coloniale, è soprattutto la base di partenza per raggiungere un piccolo paradiso, l’Arcipelago di Las Damas. I tre isolotti disabitati, parco nazionale, sono un angolo tropicale inaspettato. Da raggiungere in un paio d’ore, 75 chilometri lungo la Panamericana e un tratto di pista sconnessa: in fondo, appare il villaggio di pescatori di Punta de Choros, una chiesetta in legno a colori vivaci, muri dipinti con disegni ispirati al mare. Le barche dei pescatori bordeaux e gialle con le scritte ingenue (35 dollari per l’intera giornata) sono pronte a partire, tra voli di pellicani che cercano il pesce. Mezz’ora di navigazione e si è tra tra gruppi di leoni marini, colonie di pinguini, scogliere a picco, calette bianche e acqua turchese. In pieno Pacifico.

 

© Sailing & Travel Magazine 2015 – Riproduzione Riservata

 

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