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Secondo il Telegraph è uno dei 20 luoghi migliori del pianeta in cui passare il resto della propria esistenza. La vita scorre lentamente a Grenada, l’isola maggior esportatore di noce moscata del mondo rappresentata anche sulla bandiera, con le partite a cricket la domenica, i planters, gli aperitivi alla frutta caraibica sorseggiati sulle terrazze degli alberghi in riva al mare davanti a tramonti dai colori dei flamboyant, gli alberi dai fiori fiammeggianti. 

 

grenada-4A Sainte George, la capitale «dall’aria dolce assai come d’aprile a Siviglia», gli isolani affollano il mercato tra cascate di spezie esportate ovunque, talismani contro il malocchio, gusci di calabash dipinti, il frutto tropicale dal legno durissimo. Ma anche pentole di oil-down, il piatto nazionale, a base di pollo, manzo o porco salato, banane verdi, cipolle, spinaci stufati nell’olio di cocco e curry. Nell’isola del sole, il film con Harry Belafonte che l’ha resa famosa, i rasta si ritrovano nei locali bui impregnati di rum. Per strada orchestrine di calypso riempiono la notte intrisa di aromi. 

 

grenada-5Autentica, non modaiola, vintage,  Grenada  non ha una storia facile. Le sue acque color smeraldo in cui i coralli si vedono a occhio nudo, la sua terra rigogliosa sono passate varie volte in mano straniera. I suoi guai non sono finiti neppure nel 1974 quando conquista l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Il primo ministro Eric Matthew Gairy ricordava un po’ troppo il famigerato Duvalier di Haiti con le squadre dei Mangooses, fratelli dei detestati Tontons Macoutes. Il colpo di stato del 1979 mette fine ai soprusi di Gairy, arricchito dal commercio della noce moscata, appassionato di vudu e studioso dei dischi volanti. Gli succede Maurice Bishop, liberal, riformista, che per risolvere i problemi dell’isola, chiede aiuti al Venezuela, al Brasile, al Canada e perfino alla Cee. Ma sarà Cuba a farsi avanti. 

 

grenada-6«A Grenada era in gioco ben altro che la noce moscata», per la posizione strategica a metà tra l’isola di Castro e i paesi esplosivi del Centro America. Il 13 agosto 1983 la fazione filo sovietica guidata da Bernard Coard prende il potere con un colpo di stato, Bishop venne prima incarcerato e poi, fuggito in seguito alle rivolte popolari, è ucciso con altri sette dei suoi ex membri del governo. A questo punto l’esercito, comandato da Hudson Austin, forma una giunta militare e prende il potere. Il pretestuoso intervento americano del 1983, «la patetica piccola guerra» come l’ha definita il New York Times, condannata da Gran Bretagna (Grenada era già membro del Commonwealth), Canada, Urss e Onu ha inflitto a Fidel un duro colpo con il consenso della popolazione che ha accolto i marine come liberatori.

 

grenada-7La grande attrazione dell’isola è naturalmente il mare dai riflessi turchesi su cui si affaccia Grande Anse, una mezzaluna di sabbia bianca lunga due chilometri. A Levera Bay, tra le palme piegate dagli alisei, i pescatori ammassano le grandi conchiglie, i lambi, la carne dei poveri. Su queste sabbie, a primavera, depongono le uova le liuto, le più grandi tartarughe marine che possono pesare anche 900 chili. Scortati dai volontari del centro Ocean Spirits, si possono vedere quando cala la notte. 

 

grenada-9Dopo Grenville con la Nutmeg Factory, invasa da tonnellate di noce moscata, le rocce di Pointe Saline si affacciano su due acque, l’Atlantico infuriato contro la spiaggia bianco accecante e il mar dei Caraibi che accarezza la sabbia di lava scura. Nella baia Moliniere, con maschera e pinne si scopre il Parco delle sculture sottomarine dell’artista inglese Jason de Caires Taylor, a pochi metri di profondità: ciclisti, meduse e perfino un cimitero. I selfie si sprecano in questo mondo di pietra ricoperto di spugne, tra le Top 25 meraviglie del mondo secondo il National Geographic.

 

grenada-8All’interno, le cascate Annandale si gettano in una piscina naturale tra le rocce che gli indigeni chiamano soda pool, piena di bolle effervescenti. Non lontano il Grand Etang National Park, con il lago che occupa un cratere circondato da alberi e liane. I più avventurosi si cimentano con il sentiero che porta alle spettacolari cascate Seven Sisters attraverso la foresta pluviale rigogliosa di felci giganti e fiori tropicali. Molti si arrampicano sul promontorio di Sauteurs Bay dove nel 1651 gli indiani Caribi si gettarono in mare in un suicidio di massa per non cadere nelle mani degli invasori francesi. Le onde blu scuro si frangono contro le rocce, la schiuma si divide in bianche filigrane. All’orizzonte, un veliero maestoso.

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