Un cestino di limoni appena colti, gustati in insalata. Era la colazione di Greta Garbo e del musicista Leopold Stokowsky durante la fuga romantica a Ravello, il paesino della Costiera amalfitana abbarbicato sulla roccia, “vicinissimo al cielo” scriveva André Gide. Oggi sbarcano Angelina Jolie e Brad Pitt o Scarlett Johansson, incantati dai borghi leggendari di Positano o di Furore, in fondo al fiordo color cobalto che si insinua tra le rocce calcaree: luoghi dell’anima immutati da quando re e artisti trascorrevano qui le vacanze negli anni Sessanta.

Via dalla mondanità
Ma c’è un’altra costiera, la penisola sorrentina, più ruspante, ignorata dalla mondanità, buen retiro di habitué che ritornano ogni anno come rondini e ritrovano le calette smeraldo incastonate nella roccia, i borghi di pescatori, le distese di vigneti e fichi d’India. Un mondo antico, senza palcoscenici, sopravvive tra Sorrento e Marina di Crapolla, pochi chilometri di mare, vigneti e distese di ulivi, casette dalle facciate pastello corrose dal sale e sole. Gli alberi sono carichi di agrumi, le barche arrivano cariche di ricciole e orate, da gustare nei ristorantini in riva al mare. Anche la luce è diversa, più calda, illuminata dalle sfumature rosa del tramonto, morbida come il paesaggio: una lunga terrazza di tufo che degrada verso il mare senza scorci drammatici e rocce impervie. Da scoprire, lungo la litoranea o a bordo di uno dei gozzi colorati che salpa dal porticciolo di Marina della Lobra, annunciato dalla chiesa e dalla Torre di Toledo. Alle spalle, la collina dell’Annunziata. Ulivi e carrubi secolari lambiscono l’acqua azzurra della Cala di Mitigliano, due miglia a sud.

Panorama mozzafiato a Punta Campanella
La spettacolare Punta Campanella appare subito dopo. Si chiama così perché qui c’era una torre con la campana che dava l’allarme quando all’orizzonte si avvistavano barche nemiche. Per raggiungere la punta, dove nidifica il gabbiano reale, bisogna proseguire a piedi, scendendo una grandinata che dalla torre porta al mare. Qui si danno appuntamento i pescatori, nello stesso punto in cui sorgeva il tempio di Minerva Tirrena che nell’antichità abbagliava i naviganti con il bianco dei suoi marmi. Accanto, una villa romana, di cui restano pochi ruderi. Il panorama è da batticuore. Capri davanti, a sole due miglia, con il palazzo di Tiberio a strapiombo sul mare e i Faraglioni, sembra ancora più vicina. L’incanto continua quando appare la baia di Ieranto, onirica, la più grande e profonda della penisola, dominata dai resti della cava di calcare, una sfilata di grotte come quella del Presepe che penetra nella roccia per oltre venti metri e di spiaggette di ciottoli bianchi come Marinella, la più suggestiva.

Per subacquei e gourmet
È il paradiso dei subacquei la punta di Montalto, con l’arco sotto lo scoglio di Penna, ricchissimo di pesce, dominata dalla torre, ricordo delle sanguinose incursioni dei Turchi. Tra terrazze fiorite, belvedere, scorci di mare si scende a Nerano, un pugno di case sulla spiaggia. I gourmet apprezzano prelibatezze come la Perla di triglie con fichi secchi e arance, creazione dell’eclettico Antonio Mellino, patron del ristorante Quattro passi premiato da una stella Michelin, preferito da Luca di Montezemolo e Diego Della Valle. I romantici, gli spaghetti alle zucchine della trattoria Lo Scoglio serviti sulla terrazza che si spinge verso il mare blu. Parte dal paesino di Torca la passeggiata più suggestiva che scende a Marina di Crapolla, una piccola baia. Sono circa due chilometri a piedi, tra lecci, carrubi, euforbie. Sul promontorio, i ruderi dell’antica basilica di San Pietro, luogo di culto dei pescatori, di cui resta solo una cappella votiva e qualche colonna. Ma il vero spettacolo è nascosto tra due alte pareti di roccia: all’improvviso si apre davanti agli occhi una mezzaluna affacciata sul mare turchese con i magazzini dalla volta a botte che sembrano cappelle, arsenali dei pescatori. Davanti, l’isola di Isca che apparteneva a Eduardo De Filippo, Vetara e Li Galli, rifugio di Nureyev che batteva la costa a bordo del Tartaro Volante, il suo gozzo sorrentino. E non era mai sazio di sole e di mare.

© Sailing & Travel Magazine 2013 – Riproduzione riservata

Guarda tutta la gallery

{igallery id=8728|cid=7|pid=5|type=category|children=0|addlinks=0|tags=|limit=0}

Commenti