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Sono salvi gli Hanover Quay, i mitici studio degli U2, luogo di pellegrinaggio dei fans, dove sono stati incisi i grandi successi del gruppo irlandese. La crisi ha fermato le ruspe più delle battaglie di Bono e dei suoi. Ma il miracolo economico di qualche anno fa ha fatto in tempo a cambiare il volto delle darsene malinconiche, spazzate dalla brezza marina, zeppe di dogane e magazzini, fabbriche dismesse, della dirty Dublin, il “buco marrone, pieno di fango” di Joyce dove sfocia il sonnolento Liffey. 

dublino-4-artTemple Bar, tempio della notte
Dove ormeggiavano le chiatte, attraccano yacht e lussuose navi da crociera e si scoprono ristoranti come l’Harbour Master ricavato nella vecchia dogana, con le sale hi-tech o il salone old style in stile marinaro. Mentre il labirinto di stradine di Temple Bar è il tempio della notte per la nuova gente di Dublino (la metà della popolazione ha meno di 30 anni), seguaci del pub stroll, lo struscio notturno per tirar l’alba tra un pub e l’altro. Una movida tra concerti improvvisati dei busker, i musicisti di strada, e recite di poesie degli attori del vittoriano Gaiety Theatre che offre applauditissimi spettacoli folk. Tappa d’obbligo il pub Turk’s Head, un trionfo di sculture a mosaici colorati che ricordano i progetti onirici di Gaudì, dove si beve irish coffee. Si fa la fila davanti a L’Gueuleton, ristorante di cucina francese con specialità di carne.

Capolavori di archeologia industriale
A Smithfield, sulla grande piazza illuminata da scenografici bracieri a gas che ospitava i banchi di frutta delle Halles della città, si affacciano straordinari esempi di archeologia industriale. La ciminiera alta 60 metri del fatiscente palazzo in mattoni rossi che ospitava la settecentesca distilleria Jameson è diventata una torre panoramica per ammirare la città circondata dalle colline ricoperte d’erica: nel grande edificio hanno trovato posto il museo del whiskey dove si scopre la storia delle grandi dinastie dell’alcool e si assaggiano 5 diverse varietà.
Il Chief O’ Neill’s, pavimenti in pietra, sedie e tavoli di design, tanto alluminio satinato: è a metà tra il bar di tendenza, ristorante, albergo avveniristico. Accanto, il Ceol, spazio multimediale dedicato alla musica tradizionale, che si visita al suono di struggenti ballate. Mentre la fabbrica della Guinness, in mattoni rossi, si è trasformata in una storehouse di sei piani. Vale la pena di arrivare subito in cima, evitando shopping e esposizioni, per godersi una pinta di birra scura al bar Gravity che sembra sospeso nel vuoto con vista spettacolare sulla città.

Fra atmosfere etniche e la discoteca delle star
Atmosfere etniche invece allo Zanzibar, altra tappa immancabile. Oltre la porta viola, colonne dorate, statue di Budda, palme e lanterne giganti al posto dei lampadari. Ai tavolini, una varia umanità abbigliata dai nuovi parrucchieri installati nelle vie del centro: capigliature punk, treccine e codini, un festival di colori da esibire negli austeri cortili del Trinity College, la storica università che ha laureato James Joyce, Samuel Beckett e Oscar Wilde. Ma l’appuntamento irrinunciabile della città è Kitchen, la discoteca dell’hotel Clarence, preferita da Madonna e Tina Turner. Un edificio del 1852 affacciato sulle acque sonnolente del Liffey che cadeva a pezzi quando il gruppo degli U2 lo acquistò: oggi rock e movies star si contendono la Penthouse Suite con  la Jacuzzi sul terrazzo e affollano il bar ottagonale coperto da una spettacolare cupola di vetro che lo fa assomigliare a un tempio contemporaneo.

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