350mila rupie (22 euro), trenta chilometri e circa un’ora di tempo è tutto ciò che serve per scappare dalla baldoria di Kuta/Seminyak, raccontata nel post precedente, e raggiungere la quiete di Ubud. Ubud è spiritualità, arte, cultura, yoga, risaie, guaritori, negozietti e buon cibo. Per una che ha fede in Paolo Fox, considera lo Yoga uno sport e si sveglia felice perché è ora di colazione, questa cittadina è un paradiso.

Udud dà la sensazione di casa, dove il tempo scorre tranquillo e dove dedicarsi all’arte di far niente non provoca ansia. Non sarà un caso che moltissimi occidentali, come Elisabeth Gilbert in Eat Pray Love, ci si trasferiscono per mesi o anni. Purtroppo per me & Jon Ubud durerà solo tre giorni. Pensavamo di condensare una lista di cose infinite, ma il tempo come dicevo scorre tranquillo e poi siamo stati distratti dal punto 1: il food. Cominciamo da un estratto della Lonely Planet intitolato “Bali: beyond the usual suspect“. Nel paragrafo dedicato a Ubud leggo “Bali is famous for the delicacy of babi guling“. Interessante, non vedo l’ora di mangiare questo invitante succulente fragrante……. maialino? (M#*#***# l’inglese e la sua regola di mettere gli aggettivi prima del nome!).

Rimaniamo con l’acquolina in bocca e andiamo alla ricerca di un ristorante dove servano qualcosa di adatto alle nostre scelte alimentari (Pesce per Jon, Tofu per me). Ci si apre un mondo. I ristoranti vegetariani, raw, vegan sono ad ogni angolo e sono fantastici. Li proviamo tutti con qualche compromesso (Jon dice che non si sazia senza proteine animali). Affittiamo uno scooter per cinque dollari al giorno e tra un pasto e l’altro alterniamo passeggiate tra le risaie, shopping in Monkey Forest Road e Jl Dewi Sita, lezioni di Yoga e relax. Mi sono innamorata di questo posto.

 

Tre cose che avrei tanto voluto fare e che prima o poi farò:

1. Gunung Batur. È il secondo vulcano più alto dell’isola da cui si gode una vista mozzafiato. Mi assicurerei sulle condizioni prima della visitati, visto che è ancora attivo e la sua ultima eruzione risale a 2 decenni fa;

2. Balians. I balinesi sono molto spirituali e l’arte del guaritore viene trasmessa attraverso le generazioni. I Balians sono i guaritori Balinesi e sogno di andarci da quando ho letto il libro della Gilbert. Voglio sapere cosa mi attende nel futuro… visto che non sono riuscita nel mio intento, prevedo di tornare a Ubud e fare questa esperienza;

3. Elephant Safari Park. A Desa Taro, 15 km a nord di Ubud, si trova un rifugio per gli Elefanti di Sumatra.

 

Tre cose che tutti fanno e che non sono interessata a fare:

1. Babi Guling. Lascio a voi il piacere di gustarvi il succulente e croccante maialino arrosto, pelle croccante inclusa;

2. Monkey temple. Da quando sono stata traumatizzata dalle scimmie che attaccavano la povera Jane in Tarzan, sto lontana da quei pidocchiosi animali. Se non sono occupati in attività di atti osceni in luoghi pubblici, cercheranno di assalirvi e privarvi dei vostri averi più glamour, tipo occhiali da sole Gucci, borse StellaMcCartney e iPhone 5S;

3. Kopi Luwuk. Alcuni lo avranno già richiesto a Santa Claus in formato Capsula-Nespresso. Si tratta di un particolare tipo di caffè i cui celebri chicchi, prima di diventare cappuccino, passano attraverso il sistema digestivo di gatti/lemuri dell’isola. Non so chi sia stato il genio pioniere di questa prelibatezza e non voglio saperlo (mmm, fammi vedere cosa ha fatto il mio gatto stamattina… Proviamo… Buono, ci faccio colazione!). Se non fosse che queste povere bestie siano costrette a vivere in gabbie e strafogarsi di chicchi di cafè come Paolo Bonolis, ne proverei sicuramente un tazza.

 

Provati e scelti per voi

– BAWA: un’associazione no-profit per i cani randagi. Purtroppo il governo li sta ostacolando. Normalmente i turisti possono dedicare qualche ora e portare i cani a passeggio per i campi di riso!

– Three Monkeys: ristorante in Monkey Forest Rd. Si affaccia un piccolo campo di riso nel centro della città. Perfetto per un aperitivo. Spesso fanno musica jazz. 

Dolce Arancia: so che “perchè mangiare italiano quando si va all’estero?!?” Vi ricordo che vivo in Australia. E poi la cucina indonesiana non è così varia. Quel piatto di tortelli alla mela e formaggio lo sogno ancora! 

Nomad: il miglior tempen e tofu che abbia mai mangiato. Jon sta ancora parlando della perfetta cottura della sua bistecca di tonno. Ci sono tavoli in stile Japponese e il servizio è fantastico… A parte il cameriere juventino! 

Cafe Pomegranate: ristorante immerso nelle risaie, si raggiunge con una bella e rilassante passeggiata dal centro;

Bali Botanica Day Spa: massaggio balinese tra il verde delle risaie. Da prenotare con anticipo!

Puravida: marca di vestiti locali, casual ed ecosostenibili;

The Samara: piccolo hotel B&B immerso tra le risaie. gestione Italo-indonesiana, servizio eccellente e camere nuovissime.

Yoga Barn: se non praticate yoga vi consiglio di farci un giro solo per il cafe e i suoi delazioni succhi freschi. nascosto in una stradina ai bordi del centro è un’oasi di pace.

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