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Il vento profumato di mare, tiepido anche in autunno, attraversa il lungomare magico all’alba e al tramonto, si insinua in piazza Duomo, l’agorà, accarezza la facciata adorna di statue della cattedrale costruita intorno alle colonne doriche di un tempio greco. Sacro e profano convivono in Corso Matteotti, la via delle griffe o in via Vittorio Veneto, la strada principale, da cui i re borbonici entravano in città, dove sfilavano le processioni e le parate ufficiali. 

 

La scoperta di Ortigia inizia dall’elegante via Maestranza che l’attraversa tutta. Una fila di teste barocche annuncia Palazzo Impellizzeri, adibito a palazzo della Cultura, a palazzo Gargallo, accanto al Liceo Classico dove studiò Vittorini, si nasconde  un cortiletto gotico con archi, lo spettacolare settecentesco Palazzo Beneventano vanta un portale d’ingresso incastonato tra quattro colonne corinzie che sorreggono uno splendido balcone. La Giudecca, il quartiere ebraico, è dietro l’angolo. Qui è tornato alla luce il miqwe, il bagno di purificazione di epoca bizantina, sepolto a 18 metri di profondità, il più antico d’Europa. Mentre il complesso quattrocentesco di Porta Marina è l’unico elemento rimasto intatto della cinta medievale delle mura cittadine.

 

È un incantevole angolo bucolico la fonte Aretusa, sulla passeggiata a mare, grande vasca circolare circondata da papiri, inviati a Siracusa dal faraone Tolomeo come regalo per il re Gerone. Qui si rifornì la flotta dell’ammiraglio Nelson prima si salpare per le coste africane e sconfiggere Napoleone ad Abukir. Ma è dal mercato, animato dalle grida dei venditori,  che si sprigiona l’atmosfera antica della Sicilia greca e araba: sono barocchi perfino i dolci che rimandano a lingue lontane nomi come la cubbaita, dall’arabo qubbiat, mandorlato.Rievocano antiche invasioni il salame turco o la luna di Maometto, sono rivestiti di zuccherina sensualità le “ minne” delle vergini o la frutta Martorana, colorata e invitante. Da acquistare anche al Gusto dei Sapori smarriti, la storica bottega di Piero Burgio, a pochi passi. 

La scenografia da film attira qui registi di fama. Apripista Giuseppe Tornatore, siciliano di Bagheria, che nel 2000 ha ambientato proprio in piazza Duomo in lieve discesa verso il mare, la passeggiata solitaria di Malèna-Monica Bellucci con  scollatura e fianchi morbidi, accompagnata dagli sguardi ammiccanti maschili. Ai tavolini del Grand Caffè di piazza Duomo, chiacchiera Vittorio Storaro, il prestigioso direttore della fotografia, premiato più volte con l’Oscar. Su tutto vigila l’efficiente Film commission, indispensabile supporto organizzativo per tutte le troupe cinematografiche incantate dai terrazzini in ferro battuto, i mascheroni dei palazzi. L’archetipo della Sicilia.

 

Restauri sapienti di palazzi nobili e di piazze gioiello hanno cancellato anni di degrado della casbah barocca, dei quartieri segreti, intricati come un suk, del lungomare magico all’alba e al tramonto. Sullo scogghiu, come i siciliani chiamano Ortigia,  patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, appena un chilometro quadrato, meno della metà di Venezia, sono stati  riaperti chiese e teatri condannati all’incuria, si inaugurano locali raffinati, ristoranti di tendenza, gallerie come la risorta Galleria d’arte contemporanea, l’unica da Napoli in giù a essere tra i fondatori dell’Associazione musei d’arte contemporanea. Qua e là, ospitati in suggestive architetture, si scoprono  caffè letterari e atelier di artisti, wine bar,  location della movida mediterranea che non si spegne con la fine dell’estate. Si sono installati qui nomi eccellenti come i Tissot, la famiglia degli orologi, l’attrice Piera degli Esposti, per strada si incontra un incantato Bill Gates, a naso in su tra i turisti che arrivano ogni  sempre più numerosi, oltre 700 mila  stranieri e più di 1 milione 200 mila italiani. 

Sembra di essere sulle rive del Nilo nella riserva naturale del fiume Ciane, dalle acque pulitissime, alle porte della città, dove crescono spontanei i papiri alti fino a 6 metri. Ci vuole un’ora per risalirlo dalle saline alla sorgente: era l’itinerario pensato da Diodoro Siculo e descritto da Ovidio, poi una delle mete preferite dei viaggiatori del Grand Tour. Oggi si può salire a bordo di una delle barche di Gite sul Ciane e navigare, nel silenzio, tra stormi di cormorani, cavalieri d’Italia, cigni reali, A sud, invece, la costa scende lungo il mare, in una sessantina di chilometri, verso  la solitaria bellezza di Capo Passero e l’ Isola delle Correnti. Davanti, l’Africa.

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