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La miglior città al mondo in cui vivere” ha decretato poco tempo fa la prestigiosa rivista britannica Monocle. Un riconoscimento che Copenaghen si è guadagnata grazie alla vivacità culturale, il design, l’architettura e l’assenza di criminalità. In pochi anni la città bomboniera è diventata la capitale europea della creatività, dice lo studioso americano Richard Florida. Dove si circola soprattutto in bicicletta, l’avveniristica metropolitana in vetro e acciaio è stata progettata da Giorgio Giugiaro e i designer sono osannati come star.

Nuovo look

Archiviati Andersen e la Sirenetta, l’immancabile tour alla casa museo di Karen Blixen che faceva la spola con la fattoria in Kenia, Copenaghen si è rifatta il look. A cominciare da ovest. Al di là della Central Station, Halmtorvet, la piazza del mercato del bestiame degli anni Trenta, è diventato il luogo più trendy della città. Gallerie d’arte, concept store, club di jazz si sono installati dove c’erano le vecchie botteghe, come Karriere (Flæsketorvet 57-67, tel. +45 33 2215509), ristorante e lounge bar realizzato con il contributo di artisti, fra cui l’italiano Maurizio Cattelan.
Pullula di caffè alla moda, atelier e locali effervescenti anche Istedgade, l’antica strada a luci rosse, a Vesterbro, dove si fa la coda per mangiare dal modaiolo Formel B. Dopo più di due anni di lavori ha riaperto i battenti l’Arken Museum, il museo d’arte moderna che si staglia sul mare come una prua tra le onde. Con spazi raddoppiati (oltre 5000 metri quadrati) e mostre prestigiose.

…e fascino antico
È immutato invece il fascino dei quartieri storici. Lungo il Nyhavn, il canale del vecchio porto, davanti alle case color pastello con i tetti rossi e grigi, le barche d’epoca sono lucide come mobili di antiquariato. Si affrettano i danesi prima che l’acqua diventi una lastra di ghiaccio. Si godono gli ultimi scampoli d’autunno, passeggiando nelle stradine tortuose della città medioevale, alzando gli occhi sulle cupole delle chiese luterane, le torri imponenti come la Rundertarn, i ristoranti che si chiamano Capo Horn, in omaggio al mare, il vero protagonista della città. Anche se il più di tendenza è la Custom House (Havnegade 44), firmato Terence Conran, direttamente sull’acqua: un complesso di tre ristoranti diversi, tra cui un raffinato nipponico, nell’ex edificio usato un tempo dalla compagnia degli aliscafi Havnegade.

Caldo del nord
È “hygge” la parola d’ordine della città. Che in danese significa caldo, confortevole. Come il caffè Krasnapolsky (Vestergade 10), dove si leggono i giornali e si  gusta il morgenmad, la colazione a base di ogni ben di Dio, aringhe comprese. E l’irrinunciabile Café Europa, tutto in vetro. Brillano le blasonate boutique sullo Strøget, il lunghissimo viale dello struscio che sfocia in piazza Kongens Nytorv, dominata dallo storico hotel d’Angleterre: dal gioielliere Hartmann’s a Illums Bolighus (arredi di design) al leggendario Royal Copenhagen, a pochi minuti dallo straordinario museo Thorvaldsen, dedicato all’eclettico scultore ottocentesco. Si scoprono tanti mondi  percorrendo il chilometro che unisce piazza del Municipio, il Radhuset copiato dal Palazzo Pubblico di Siena, alla piazza del Teatro Reale, una preziosa Scala in miniatura con la bianca facciata rinascimentale. Profuma d’Oriente lo Jorcks Passage, uno dei cortili minuscoli che uniscono due strade, colonizzato dalle boutique della porcellana. Ma anche il Beduin Bar, in arabian style, tende berbere e tè alla menta (Skindergade 20). Made in England sono la Skt Albans Kirke e i pub del vecchio porto, la Francia è ben rappresentata dallo Statens Museum for Kunst, zeppo di tele di Matisse. Sono internazionali i club come la Copenhagen jazz house dove si sfidano a suon di note i migliori gruppi di be bob.

Gamberi e aringhe
Ma il grande Nord è ben presente nei menu dei ristoranti zeppi di aringhe e gamberi, nelle finestre con le tendine di pizzo, nelle facciate ridipinte ogni anno nei colori dei fiori, lungo la passeggiata a mare, la romantica Langelinie, nelle 1300 city bike gratuite parcheggiate ovunque, nei castelli come quello di Kronborg, fuori città dove Shakespeare ha ambientato il dramma di Amleto. Davanti al complesso di Christianborg, spicca, nel bianco della neve, il Sorte Diamant, il diamante nero, il prisma avveniristico con cui è stata ampliata la Biblioteca Reale, da cui si ammira la stravagante torre della Borsa, decorata dalle code intrecciate di draghi. I granatieri della regina, in giacca rossa e colbacco d’orso nero, si danno un ineccepibile cambio della guardia davanti a Palazzo Reale. Ma le garitte sono decorate con intarsi a forma di cuore. Una trasgressione come tante altre nella città che ha abolito da decenni il comune senso del pudore, ma conserva come un monumento il museo del sesso Erotika, di tutto, di più. Ma è il Natale il grande affaire della città che si annuncia da metà novembre con l’immancabile pattinaggio sul ghiaccio a Tivoli illuminato ogni sera di 110 mila lampadine colorate, i carretti della Tuborg addobbati a festa che vendono la birra Julebryg, prodotta solo in questo periodo, i mercatini dell’artigianato. Lampeggiano sugli alberi ghirlande, lumi di candele danno il benvenuto dalle finestre delle case. Non è facile liberarsi delle favole.

© Sailing & Travel Magazine 2013 – Riproduzione riservata

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