Il mare è al di là delle dune bianche, lungo la spiaggia di Beauduc, la fine del mondo secondo gli antichi. Attorno, laghi azzurri e grigi popolati di eleganti egrette e nobili aironi, a migliaia. Qui finisce, a metà strada tra Siberia e Africa, la Camargue, l’immenso delta del Rodano che si getta nelle acque del Mediterraneo. Una terra di nomadi, senza confini, abitata nella grande calura estiva da fantastici miraggi, spazzata in inverno dal Mistral, gonfia d’acqua in autunno. Un’acqua che si insinua dappertutto e sparisce nei mou, i trabocchetti naturali, le sabbie mobili fiutate dagli animali, ma invisibili all’uomo. Qua e là le cabane, le dimore dei gardian, i mandriani: grandi case in legno coperte da giunchi, tinteggiate di bianco con una croce sul tetto, il lato più corto rivolto in direzione del mistral, come protezione dal vento. Lungo strade che sembrano svanire nel nulla, la mitica D36 per esempio, si incontrano mas solitari, enormi proprietà dove vivono centinaia di cavalli e tori. Tanto importanti che ai più celebri viene riservato l’onore di essere sepolti in piedi, eroi delle praterie sotto i profondi cieli azzurri.

Regno di aironi e surfisti
Il Rodano e il mare, con l’inesauribile voglia di erosione, si sono combattuti per secoli in quest’immensa palude popolata di isolotti, “sorda agli avvenimenti del mondo”, ha scritto Guido Piovene. All’alba e al tramonto l’isolotto nello stagno di Fangassier, il solo luogo di nidificazione permanente dei fenicotteri rosa in Europa, romantici, pittori con cavalletto e birdwatcher aspettano in silenzio: quando gli uccelli dalle ali rosso carminio si alzano in volo, l’acqua si increspa come percorsa da un tremito. Sono almeno diecimila le coppie di flamant in arrivo a primavera dall’Africa in formazione con il collo e la punta delle zampe in asse orizzontale che scelgono questi luoghi per il viaggio di nozze. Un mese dopo l’isola diventa una nursery: attorno ai piccoli bianchi dai movimenti ancora sgraziati i genitori si danno daffare per trovare il cibo preferito, gli Artemia salina, i minuscoli crostacei cui si deve il colore delle ali. Sulla strada tra Poch Badet e Les Saintes nei 60 ettari del Parco di Pont de Gau si scopre tutto sugli uccelli della Camargue. Lungo uno spettacolare percorso naturalistico. Lungo la spiaggia selvaggia di Beauduc, 27 chilometri di sabbia finissima, i surfisti galoppano sulle onde arruffate dal vento con le loro vele colorate. Da Chez Juju e da Marc et Mirelle, i due ristorantini ospitati nelle cabane in riva al mare, i pescatori con stivaloni e cerata depositano i panieri colmi di telline, orate, branzini. Serviti poco dopo ai pochi tavoli frequentati da coppie innamorate.

Arles, corride e pastis ricordando Hemingway
Ma un pezzo di storia della Camargue, è scritta anche nell’hotel Nord Pinus, nel cuore di Arles, l’unica vera città, tutta in pietra di Baux: la bacheca all’ingresso custodisce tante buste ingiallite provenienti dai più famosi grand hotel del mondo. Celebri quanto i destinatari delle missive, tutti ospiti dell’hotel, da Humphrey Bogart a Picasso, a Hemingway che attraversava barcollando la hall dopo le corride. Accanto, il Café de la Nuit dipinto da Van Gogh che tra il 1888 e il 1889 immortalò la cittadina e la campagna attorno in 200 dipinti e 100 disegni, incantato dalla natura ma anche dai café e dai bordelli. Nella capitale della Camargue, fotografi e appassionati si danno appuntamento a luglio, per i ‘Rencontres internationales de la photographie‘, la più importante manifestazione di arte fotografica del mondo, quando tutta la città ospita mostre, dibattiti e concerti. Una festa che invade ogni angolo, ogni locale, ogni boite tra le case antiche dai tetti rossi, il teatro e la chiesa di St. Trophime. Ma il cuore del Delta batte nell’arena romana con gli archi sbrecciati che ospita le corride assolutamente non cruente, dove il razeteur, il torero deve togliere una coccarda dalla fronte del toro senza farsi incornare. La vittoria si celebra a bicchieri di pastis, il liquore a base d’anice rigorosamente di Ricard, che ha sostituito l’assenzio con cui si ubriacavano gli artisti del primo Novecento. I colori vivaci che hanno ispirato le collezioni dello stilista Christian Lacroix, figlio di questa terra, si ritrovano invece nelle pile di stoffe in vendita al mercato di Arles, una sfilata di bancarelle che offre il miglior artigianato della regione prese d’assalto dai nuovi coloni, intellettuali e manager stressati parigini ma non solo che si sono accaparrati i mas. Un’avanguardia che alle feste mondane preferisce la solitudine, i silenzi, la natura. Ogni primo mercoledì del mese c’è il mercatino dell’antiquariato: è quello dove qualche anno fa furono acquistati sei disegni autentici di Van Gogh per 40 euro. Su questa terra inquieta veglia Sara, la santa nera venerata dagli zingari approdati dall’Africa sulla spiaggia di Saintes Marie dopo la morte di Gesù: ogni anno, il 24 e 25 maggio, arrivano a migliaia per la grande festa in onore di quello sbarco miracoloso.

Tra orchidee selvatiche e piantagioni di riso
Lo sguardo della Camargue, come quello dei romantici, è rivolto all’indietro. Uno strano crepuscolo sembra avvolgere uomini, città, animali. Nel 1350 Aigues Mortes, città museo in pietra dorata che si specchia in una palude popolata di fenicotteri, contava 15 mila abitanti, oggi ne ha soltanto 4600. Restano i monumenti, sogni pietrificati di un passato irripetibile. Tra prati che nascondono orchidee selvatiche e sconfinate piantagioni di riso si nasconde il ristorante Chez Bob, un’istituzione della Camargue, ricavato in un vecchio mas a Villeneuve, un villaggetto sperduto. Nella sala dove sono appesi decine di manifesti di corride Picasso cenava dopo aver assistito alla battaglia nell’arena. Mentre Jacques Bon, con i lunghi baffi all’ingiù, accoglie gli ospiti al Mas de Peint, una fattoria del Seicento che è diventata un hotel de charme con travi a vista e mobili dell’Ottocento.

D’estate tutto si trasforma
A pochi chilometri, la digue du Mer che divide il Mediterraneo dagli stagni della riserva nazionale, 50 chilometri fino alla punta di Beauduc, è proibita alle auto: solamente cavalieri, ciclisti e pedoni si muovono nel silenzio interrotto dai canti degli uccelli. Nell’etang di Vaccarès, mare interno profondo al massimo 2 metri, un gruppo di botanici inglesi è in ammirazione di una rara specie di orchidee selvatiche. D’estate l’acqua evapora, la steppa si alterna al deserto di sale. Un paesaggio lunare annuncia Salin de Giraud, terzo produttore mondiale di sale, l’oro bianco, un milione di tonnellate all’anno accumulato in camelles, colline candide illuminate dalla luce del Midi. Ragazze con i pantaloni da lavoro in cotone panna o grigi e le giacche da pastore forniti da Camille, la boutique di Arles che serve Caroline di Monaco, galoppano con i capelli al vento sull’immensa spiaggia di Faraman. Accanto, un bambino insegue un aquilone rapito dal Mistral.

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