mar-rosso-home

Foto di Fabio Braibanti

Non ci sono venditori di tappeti e boutique di paccottiglia, discoteche e casinò, mecca di russi pantagruelici. A 90 chilometri dal confine con il Sudan, tra la solitudine infinita del deserto orientale e il Mar Rosso più selvaggio, c’è Berenice. Un’Africa accarezzata dal vento, a due ore di strada da Marsa Alam, l’aeroporto internazionale più vicino, fino a qualche anno fa  in mano ai militari e vietata ai turisti. Oggi non c’è traccia di quello che nel 500 era il più importante porto del Mar Rosso, la mitica città dell’oro dei faraoni citata da Plinio il Vecchio, del tempio di Serapide e della necropoli.

Acque trasparenti e barriera corallina

mar-rosso-13-art

La costa disabitata è una sfilata di baie incontaminate, mangrovie dove è incastonata la riserva naturale di Wadi Gimal, una distesa di rocce multicolori e canyon, tra gazzelle e dromedari che vivono allo stato brado. Alle spalle le montagne e le dune del Gelbel Elma, davanti il mare e la barriera immersa in acque trasparenti e calde, un trionfo di coralli variopinti e quindi vivi, popolata da tartarughe, delfini, murene, pesci pagliaccio, napoleone, palla, carangidi e barracuda. Perché questo è il Mar Rosso più vergine, dai fondali spettacolari, anch’esso riaperto al turismo dopo un lungo periodo di divieto, non saccheggiato dal via vai delle barche che prendono il largo davanti a Sharm. Un paradiso per appassionati di snorkeling e diving, ma anche una meta ideale per fare surf e kitesurf grazie ai venti costanti tutto l’anno. Lungo la strada accampamenti di cammellieri, garitte di militari, unica presenza umana. Poi, il nulla, fino al Sudan.

 

Oasi tra le dunemar-rosso-6-art

Si è immersi in un’atmosfera da ultima frontiera soggiornando nei due resort sulla baia di Lahami, l’ecolodge T Club Berenice e il Lahami hotel, oasi nel nulla tra le dune, l’unico modo per godersi una vacanza qui. Basta infilarsi una maschera e un boccaglio per entrare in un paradiso naturale, pesci pappagallo, corvine giallo shocking a pois neri, gorgonie rosse, scintillanti pesci chirurgo dai raggi azzurri. I due resort sono l’avamposto per andare alla scoperta di un territorio selvaggio, per mare e per terra.Il vero spettacolo è al largo, smarriti in una sinfonia di azzurro e blu. A bordo delle comode barche del Barakuda diving club, in mezza o una giornata, tra i 15 minuti a un’ora e mezza di navigazione, si raggiungono gli spot più entusiasmanti, circa una trentina, labirinto di grotte, pinnacoli, dove le aragoste si rintanano in un paio di metri d’acqua, i carangidi rincorrono nugoli di sardine. Un caleidoscopio di colori, bassifondi turchese, smeraldo che non hanno nulla da invidiare alla Polinesia.

 

Reef e lagune sabbiose

mar-rosso-9-art

Come Sataya Reef, più noto come Dolphin Reef, poche miglia a nord del grande promontorio di Ras Banas, lungo tre chilometri e largo 200 metri, dove si passano ore nuotando in una laguna sabbiosa circondati da colonia di un centinaio di delfini che si immergono e riemergono, virano, si esibiscono in tortuose acrobazie. Ma si può anche prendere il largo per Sha’ab Mahsur, un reef di forma allungata con la parete più ripida sulla costa sud, costellata di spaccature, alcionari viola e rossi, candelabri ocra dei coralli di fuoco tra cui nuotano le tartarughe. Mentre Sha’ab Claudio, a un’ora e un quarto di navigazione, è quasi un parco giochi per subacquei, con i labirinti di corallo, canyon, spaccature e grotte illuminate da giochi di luce, le mante che volteggiano. Ma si può anche raggiungere la leggendaria isola di Zabargad, l’antica Topazos degli Annali di Plinio il Vecchio o la strepitosa Rocky Island, 40 miglia a sud est a bordo di una delle navi crociere di una settimana attrezzate di tutto punto per immersioni da ricordare.

 

Tmar-rosso-3-artè allo zenzero negli accampamenti sotto le stelle

Inoltrandosi invece con la jeep dal primo pomeriggio al tramonto nel cuore del deserto orientale, si avanza tra sfilate di dune, boschetti di acacia, wadi, accampamenti beduini dove si assaggia un profumato tè allo zenzero. Quando scende la notte, soprattutto se non c’è la luna, seduti in cerchio sui cuscini, circondati dalle montagne, si sorseggia il tè offerto dai beduini e si alzano gli occhi per guardare il Carro, si fruga il firmamento inseguendo una nebulosa, si vede sorgere Venere. Il tutto nel buio assoluto, senza l’inquinamento delle luci delle case. Succede affidandosi a Thomas Krakhofer, un astronomo austriaco che organizza l’Astrotour e punta una pistola laser fino a toccare le stelle per illustrare le costellazioni.

 

Carovane di mercanti e animali

Ma vale la pena anche di raggiungere Shalatin, l’ultimo villaggio del sud nell’infinita solitudine del deserto. Doveva essere così anche un secolo fa il mercato dei cammelli (in realtà dromedari) che si tiene qui, il secondo per importanza di tutta l’Africa. E’ il punto di incontro delle carovane di animali e mercanti provenienti dal Sudan che attraversano la frontiera senza bisogno di visti o documenti e i grossisti egiziani che smistano gli animali, anche mille al giorno, in tutto l’Egitto. Su camion colorati i dromedari partono per il triangolo d’oro, arrivano ad Asswan, quindi a Berkash e da lì raggiungono Libia o Marocco. A sud, il Tropico del Cancro.

 

© Sailing & Travel Magazine 2013 – Riproduzione riservata

 

Guarda tutta la gallery

{igallery id=8039|cid=34|pid=5|type=category|children=0|addlinks=0|tags=|limit=0}

 

Commenti