Bari-home

 

Al di là del Caffè sotto il mare c’è la città vecchia, dei “sottani”, le case a pianterreno, labirinto bizantino di vicoli lastricati in pietra bianca, divisa da corso Vittorio Emanuele, confine impenetrabile fino a qualche anno fa, dall’elegante quartiere ottocentesco voluto da Gioacchino Murat, una sfilata di raffinate vetrine, banche e dimore di pregio. Dalla città proibita, feudo per secoli dei “topini”, i velocissimi borseggiatori, ripulita e ristrutturata, è partito il rinascimento di Bari: in poche stagioni, grazie ai fondi del piano Urban, il malfamato quartiere popolare è diventato di grande tendenza, con le facciate e i balconcini tirati a lucido, in vendita a prezzi da capogiro, “dalla luminosa bellezza, in straziante contrasto con il trionfo di palazzinari della città nuova” ha detto Renzo Piano. Una Trastevere, palcoscenico dei romanzi di Gianrico Carofiglio, magistrato antimafia e applaudito scrittore di gialli. I locali alla moda, le librerie, i caffè all’aperto, gli spazi culturali della nuova movida hanno fatto dimenticare l’ecomostro di Punta Perotti, la “saracinesca sul mare” demolito nel 2006, una cascata di trecentomila metri cubi di cemento abusivo, crollata in cinque secondi fra gli applausi dei baresi o lo scandalo del rogo del maestoso Teatro Petruzzelli.

Tra atmosfera d’Oriente e profondo sud
Dalla medina medioevale, si va alla scoperta di palazzi come il cinquecentesco Zeuli che racconta meravigliose storie di miseria e nobiltà, attraverso l’alternarsi delle famiglie dei proprietari, da produttori di vini a pescatori a truffaldini. E dell’imponente Castello Svevo, normanno-bizantino, che ospita mostre e eventi culturali. Si respira l’atmosfera levantina della città porta d’Oriente nei piccoli passaggi nascosti, tra gli archi e le edicole che racchiudono Madonne naif, lungo la passeggiata di via Venezia, la muraglia affacciata sul lungomare, dedicata alla Repubblica marinara che salvò Bari dai saraceni. Ma sono profondo Sud le piazzette e le strade dove le donne preparano ancora le orecchiette sulla soglia di casa e i bar espongono il ritratto del  divo del pallone Antonio Cassano, che ha segnato  i primi gol nelle partite improvvisate nella struggente piazza del Ferrarese. Pane e Pomodoro, la striscia di sabbia sottratta all’incuria, ha restituito il mare temuto per secoli alla città, ed è diventata la spiaggia più amata, dove si ferma a meditare l’avvocato Guido Guerrieri, eroe di Carofiglio, “un personaggio meravigliosamente convincente” secondo la definizione del Times. Anche in pieno inverno, c’è chi si siede al sole a leggere un libro. Magari della casa editrice Laterza, l’anima culturale di Bari, protagonista del cenacolo illuminato dove si raduna l’intellighentia che guarda al futuro, dai gusti e i modi internazionali.

Tramonto con vista
Dalle terrazze come quella del ristorante Gretà, appuntamento imperdibile per l’aperitivo al tramonto, lo sguardo spazia dalla quinta dei palazzi bianchi del Ventennio, affacciati sul mare, al porticciolo punteggiato dalle barche colorate dei pescatori, al campanile medioevale che sfida il cielo dai colori di artificio. Nella cripta della basilica-fortezza di San Nicola, venerato da milioni di russi, straordinario esempio di architettura romanica, dedicato al santo di Mira, le cui ossa  vennero trafugate 9 secoli fa da marinai baresi, il pope celebra funzioni ortodosse. Mentre nella chiesa di San Marco, del 1100, trovavano un rifugio sicuro, per i loro traffici mercanti e marinai della Serenissima. Ma vale la pena anche di entrare nel quartiere murattiano a scacchiera, attraversato da via Sparano, il salotto buono, una sfilata di edifici color mattone, incastonati tra le alte palme, per scoprire la Galleria delle arti contemporanee e del design, firmata da Gae Aulenti. Oppure, ci si può inoltrare nel quartiere san Pasquale, dove la comunità ellenica si dà appuntamento al Pellicano, specializzato in piatti della tradizione pugliese. E concedersi una serata da ricordare nel quartiere Libertà, alla Taverna vecchia del Maltese, un locale storico che ha ospitato i concerti dei più importanti cantautori italiani: dal 1980, le serate si chiudono con la stessa canzone, Closing’Time di Tom Waits. Proseguendo sul lungomare verso sud, come l’avvocato Guerrieri nell’ultimo romanzo dello scrittore star, ‘Ragionevoli dubbi’, si raggiungono i confini della città “dove finiscono le case, i ristoranti, le insegne e rimangono solo le luci cordiali ed enigmatiche dei lampioni a gas”. E il maestrale regala ventate di libertà.

© Sailing & Travel Magazine 2013 – Riproduzione Riservata

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