messico-muertos-ok1

Il giorno dei Morti nessuno dorme in Messico. La festa patrimonio culturale dell’Umanità comincia alle otto di sera, quando le prime ombre tornano a visitare i vivi. Puntuali come la morte, dagli ammazzati per gelosia ai morsicati dai serpenti… e via così fino all’ultima categoria degli scomparsi. Verso l’una di notte quando tutti si sono presentati al convegno, si dà il via alla grande kermesse in onore della Signora in nero, più venerata che temuta, inghiottita fin da bambini sotto forma di teschi di zucchero che portano scritto in fronte il nome di colui al quale si donano.

 

La dama de la Muerte

messico-muertos-4La gente si riversa al cimiteri portando ceri accesi, frutta, cibi da depositare sulle tombe, avvolte nel profumo del copal, l’incenso messicano e ornate di fiori di cempasúchitl, una specie di garofano tramandato dalle cerimonie degli Aztechi che consideravano l’alternarsi di morte e vita indispensabile per il mantenimento dell’ordine cosmico. La dama de la Muerte è la celebre Catrina (nella foto a destra), personaggio disegnato dall’illustratore Josè Guadalupe Posada, le cui sembianze sono riprese in decorazioni, sculture, simboli e nei murales di Diego Rivera.

 

Piume rosa shocking e bikini

Negli zocalo, le piazze dei villaggi sperduti si ballano marimbas scatenate, la bamba, il jalisco, la zandunga, lenta e passionale, dell’istmo di Tehuantepec. Piume rosa shocking e bikini striminzito, la Morte si è sfilata il mantello nero per gettarsi nelle danze. I burattinai improvvisano balli con scheletri in fil di ferro vestiti da poliziotti, diavoli, cantanti e addirittura un’intera orchestra di mariachi. La gente ride con quell’umorismo sottile che si chiama albur, gioco verbale che fa chiamare un’impresa funebre Quo vadis.

messico-muertos-5L’attesa della morte con ironia

I messicani amano gli addii, li venerano quasi, con nostalgia e rassegnazione, mai disperati perché qualcuno li attende, sempre. E soprattutto perché niente è definitivamente perduto. Di un amore resta il ricordo, della morte ritornano le ombre. Dai terreni rossastri che ricordano i quadri di Gauguin, sotto cieli azzurri come sonate di Mozart, si grida Viva la vida, ma è la morte che si attende con un’ironia che non ha eguali al mondo. Ha scritto Octavio Paz “L’indifferenza del messicano di fronte alla morte si nutre della sua indifferenza di fronte alla vita”. A Sant’Antonio Tecomit, il cimitero a due ore da Città del Messico (foto a sinistra), si mettono in piedi concorsi per la decorazione delle tombe, dove vizi e virtù delle buonanime ritornano in vita per qualche giorno attraverso le sculture ironiche. Una Spoon River scolpita in cui la morte, come la vita, non è uguale per tutti. 

 

© Sailing & Travel Magazine 2014 – Riproduzione Riservata

 

Commenti