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L’appuntamento è il 12 marzo quando Bali festeggia Nyepi, il Capodanno, concerti di cembali, gong, percussioni, fiaccolate per allontanare gli spiriti maligni. Tra le case in legno con tetti in paglia di riso o foglie di palma, si incontrano processioni di donne che portano sulla testa pinnacoli di frutta, qua e là la sagoma di un tempio in pietra rossa popolato di sculture con la scala percorsa da un sacerdote abbigliato come un idolo.

 

Dalla spiaggia al vulcano in poche orebali-7

Trent’anni fa attirava hippie in cerca di funghi allucinogeni e surfisti australiani, oggi l’isoletta lussureggiante al largo di Giava è il buen retiro di manager e creativi occidentali. Oriente miracolosamente preservato dove in poche ore si passa dalle spiagge di sabbia dorata allo spettacolare bordo di un vulcano attivo a 1.500 metri sul livello del mare. La Bali-mania ha conquistato stilisti come Donna Karan, attori come Raz Degan che ci passa mesi all’anno per ricaricare le batterie e affrontare i ritmi di New York o Parigi. Ma anche golfisti che si misurano con la buca più fotografata del mondo, la mitica numero 12 che si affaccia sul maestoso Tempio di Tanah Lot (nella foto a destra) e sulle scogliere dove si infrangono le onde.

 

bali-4A Jimbaran, via dal turismo di massa

C’è chi ama Bali a tal punto di costruirsi una casa tra le risaie verde smeraldo, chi preferisce un’oasi di ospitalità e stile come il Four Seasons, lussuosi cottage in stile affacciati sul mare e una delle migliori Spa del mondo. Per scoprire l’isola degli anni Settanta, bisogna abbandonare Kuta Beach, novella California colonizzata dal turismo di massa, e raggiungere la spiaggia di Jimbaran tra i pescatori che rientrano sulle jukung, le canoe a bilanciere. Per una cena a pochi dollari nella luce dorata del tramonto a base di gamberi e frutti di mare in uno dei tanti ristorantini pieds dans l’eau (nella foto a sinistra), come il Warung Bamboo.

bali-8A Ubud tra locande, guest house e minuscole librerie

Gli dei parlano dal Pura Luhur Uluwatu, arroccato in cima a una scogliera nelle vicinanze di Kuta, perfino nelle fabbriche e negli alberghi c’è un piccolo altare che profuma di fiori e di incenso: un ibisco rosso per Brahma, il dio del fuoco e della creazione, frangipani bianchi e petali gialli per Mahadewa, dio del cielo, stoffa nera per Vishnu, dio dell’acqua e della vita. Tappa d’obbligo Ubud, il villaggio degli artisti nel cuore dell’isola tra locande e guest house immerse nel verde dei campi, le viuzze dove minuscole librerie offrono libri di Huxley, Castaneda e Hesse. Al Lotus Café si scoprono i mille modi di preparare il nasi, il riso, di fronte a uno stagno ricoperto di ninfee giganti che si stendono ai piedi di un tempio illuminato dalla luna. Mentre Casaluna è specializzato in grigliate di granchi, aragosta, gamberi, calamari fritti.

 

Templi a picco sul marebali-10

Sembra un villaggio tradizionale l’hotel Amandari: i portali dei bungalow sono costruiti con paras, una pietra di origine vulcanica che, secondo la tradizione, protegge dagli spiriti maligni. Per i tetti, bambù, legno di canfora ed erba alang alang; le camere sono arredate con letti a baldacchino e spalliere dipinte a disegni batik. E’ un’oasi di buongusto la maison di charme Balam Bali Villa che organizza escursioni ai templi come il leggendario Tanah Lot a picco sul mare a cui si arriva solo con la bassa marea. Ma gli happy few fuggono a Lovina (nella foto a sinistra) per godersi un tramonto come un fuoco d’artificio o inseguire i pesci nelle acque blu.

 

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