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La mia nuova vita da perfetta casalinga australiana iniziava a starmi stretta. Ormai avevo preparato così tante colazioni a base di uova per J da poter vincere una puntata di MasterChef. Adesso avevo bisogno di un lavoro, prima di svuotare l’IKEA per arredare casa nuova.

 

Collegata su seek.com.au mi faccio un’idea del mercato del lavoro nel western Australia: se vi piacciono miniere, oil&gas, infrastrutture e logistica, allora siete nel posto giusto. Se invece come me siete attratti da lavori più creativi e colorati come redazioni di giornali di moda, eventi, design e viaggi… beh, good luck! Oppure cambiate costa! Scartata la seconda ipotesi, non mi sono persa d’animo. Ho giocato la carta “turismo” dove mi sentivo vincente, in particolare dopo una serata in birreria trascorsa a giocare a MrWho: grazie alle mie conoscenze geografiche su capitali & bandiere del mondo, io e le mie amiche ci siamo portate a casa un prezioso portachiavi a forma di palla. E dev’essere stato proprio grazie a questa premessa, che in 24 ore ho trovato lavoro in un Tour Operator. Non ci potevo e non ci posso ancora credere! Trovare un lavoro in 24 ore mi sembrava un miracolo dopo le penurie e fatiche in Italia!!! Invece, a differenza di casa, qui mi offrivano un lavoro non categorizzato come stage e dove mi avrebbero “addirittura” pagata!

Chiaramente l’Australia ha dalla sua il fatto di avere un’economia forte, è evidente, ma quello che mi ha aiutato di più credo sia stato aver ottenuto un visto (leggi qui l’episodio 3: a caccia del visto) che mi premetteva di lavorare a DownUnder senza alcuna restrizione. Una cosa non da poco, visto che in passato avevo incontrato moltissimi ragazzi europei, soprattutto italiani, che arrivano qui con un “semplice” working-holiday visa, un tipo di visto che nonostante rappresenti un ottimo accesso per vivere e lavorare in Australia, mette anche moltissimi paletti su contratti e periodi di assunzione. E se si pensa che qui alcune compagnie assumo addirittura solo e soltanto cittadini australiani, si comprende facilmente l’utilità di un visto come il mio.

E adesso, in fondo, con un po’ di pazienza e impegno, il passaporto col canguro non é neanche un miraggio così distante.

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