Non ce l’ha fatta uno dei più importanti villaggi vacanze italiani a conquistare una fetta di Anguilla: qualche anno fa ha dovuto chiudere. Il turismo di massa non è ben accetto nell’isola piatta e lunga, la più settentrionale delle Sottovento, l’arcipelago che si estende a nord di Guadalupa, e vanta le spiagge più belle delle Antille, trentatre lingue di sabbia bianca sul mare color smeraldo dei Caraibi. Qui la regina Elisabetta, rappresentata sulla moneta locale, ha una residenza estiva, Robert De Niro, Demi Moore, John Malkovich, Susan Sarandon e decine di altri personaggi si rifugiano nelle ville a picco sul mare e nel sibaritico hotel Cap Juluca, uno dei quindici alberghi più lussuosi del mondo secondo la rivista inglese Harper’s & Queen, sdegnando la popolare St. Martin, a poche miglia, e le trafficate Guadalupa e Martinica. Fino agli anni Sessanta non c’erano luce e telefono, negli anni Ottanta una sola strada attraversava l’isola e Shoal Bay, una delle spiagge più famose, si raggiungeva percorrendo una sterrata nella boscaglia. Ancora oggi non esistono night club, solo qualche localino sulla spiaggia e steel band che si offrono per concerti in riva al mare o nei party sulle verande delle ville. All’aeroporto, aperto fino al tramonto, non si posano i jet, ma solo piccoli aerei. E se qualche casa dall’architettura spagnoleggiante, sfilate di colonnati e patii, infastidisce lungo le strade dell’interno, le spiagge sono salve: una legge isolana proibisce di costruire abitazioni private direttamente sulla sabbia, solo gli alberghi hanno questo diritto. Ma Anguilla è anche l’avamposto per la navigazione nel piccolo arcipelago di atolli deserti, sparsi nel parco naturale marino a poche miglia, regno dei pescatori di aragoste e di velisti solitari, dove si arriva in barca affittata a Saint Martin o noleggiando una lancia a Sandy Ground, l’unica rada attrezzata.

Affittar casa
Il miglior modo per entrare nell’atmosfera di Anguilla è senza dubbio affittare una casa. Ce ne sono molte, alcune hollywoodiane con prezzi da capogiro prenotate da un anno all’altro dal jet set, altre più discrete, sulla scogliera o vicino alle spiagge, a prezzi abbordabili. La scoperta dell’isola inizia dalle spiagge, da raggiungere in barca, ma anche affittando una macchina e seguendo le indicazioni dell’utilissima Guide to Anguilla’s Beaches che si trova all’ufficio del turismo di The Valley. Attraversando boschetti di mogano e di ibischi si raggiunge Shoal Bay, nella parte orientale, affacciata sul tramonto. Nascosto nel verde, il ristorante Zara’s è specializzato in red snapper alle spezie e insalate di frutta tropicale. Solo qualche chiosco che vende cibi locali, alcuni studios, sdraio e lettini interrompono la distesa bianca a perdita d’occhio: qua e là boschetti di palmizi offrono un fresco riparo dai raggi del sole. La si vede dalla veranda di Villa Morton’s, a Rose Island, 5 minuti di auto: è una delle più spettacolari, costruita sulle rocce a pochi metri dal mare, di proprietà di un inglese che si è trasferito qui una quindicina di anni fa. Un grande giardino con piante tropicali circonda la casa, nove camere da letto distribuite su tre piani. Ma si può anche affittarne una parte, come l’appartamento a pianterreno, che si apre su una grande veranda: tre camere da letto, un soggiorno, piscina e discesa a mare, lungo una scaletta tra le rocce che raggiunge una foresta di coralli, popolata di pesci colorati. Bastano un paio di pinne e una maschera per inseguire cernie, orate, red snapper. Davanti, a circa mezzo miglio, tra febbraio e marzo, passano le balene. A pochi minuti, Pelican Hill, altra residenza importante, sulla scogliera. Cinque camere da letto, di cui tre che si aprono sulla vasta piscina, zona fitness.
Verso oriente, piccole barche in legno dai colori vivaci sono allineate davanti alla spiaggia di Island Harbour, gruppi di volontari si occupano delle uova depositate dalla tartarughe. A cinque minuti, a bordo della lancia dei pescatori, si approda all’isoletta di Scilly Cay, con il ristorantino che serve aragoste, ormai troppo turistico. Di fronte all’oceano, con vista a 360° su cinque isole, si trova la Wesley House, una delle rare case in architettura tradizionale. Nessun orpello, ma tetti spioventi di tegole rosse e legno ovunque. Davanti, piscina e giardino naturale. La villa con tre camere da letto, è divisa in due corpi che si possono affittare separatamente. Tra cespugli di ibisco e casette con giardini in miniatura, la strada continua verso Captain Bay, spazzata dai venti. Si abbandona la strada principale e, a piedi, lungo un sentierino si arriva a una immensa pianura che degrada verso il mare, un tempo ricoperta di piantagioni di canna da zucchero. Centinaia di protuberanze rosso fuoco piene di spine simili al copricapo delle guardie britanniche punteggiati di boccioli rosa appaiono all’improvviso: sono i fiori dei cactus, le piante più diffuse.

La spiaggia più bella
Ma la spiaggia più bella, fotografata come una modella di Vogue, è dalla parte opposta, a sud ovest. Sull’immensa mezzaluna di sabbia bianca di Rendez Vous bay, si trovano anche due fascinosi hotel di charme, a pochi metri dal mare. La Great House è bianca, in stile caraibico, tanto legno laccato, con il bar (ottima la pinacolada) e il ristorante specializzato in prelibatezze locali, che si aprono sulla piscina. I cottage si affacciano invece sul giardino tropicale, le stanze sono semplici, ma arredate con cura. Cinque minuti di passeggiata sulla sabbia e si arriva al Rendezvous Bay hotel, all’estremità occidentale della spiaggia. È uno degli alberghi più antichi, dimora coloniale con camere, alcune con piccola cucina, da cui si accede direttamente alla spiaggia. Si cena a lume di candela ai tavoli a pelo d’acqua del ristorante Cedar Grove Café con ottimi cocktail ai frutti tropicali, una discreta carta di vini e insalata di aragosta. Nella stessa zona, a Maunday’s Bay, altra spiaggia doc, spiccano invece le ville moresche completamente bianche dell’albergo più spettacolare, un trionfo di archi, cupole e torrette che deve il nome al dio dell’arcobaleno degli indiani Arawak, gli antichi abitanti di Anguilla.

Cena in spiaggia
Anche chi non soggiorna al Cap Juluca, non deve perdersi una sosta al ristorante George’s, in un grande gazebo sulla spiaggia: una volta alla settimana organizza una cena in spiaggia con tovaglie di lino bianco e camerieri solleciti, a base di pesce e verdure. Per la sera l’indirizzo migliore è Pimm’s, altro ristorante dell’hotel affacciato sul mare,  che offre una cucina etnica rivisitata, protagonista sempre il pesce. Meno panoramico (si trova sulla strada per Blowing Point), ma altrettanto buono il Tasty’s in una casetta dai colori sgargianti, che prepara filetto di pesce alla creola, involtini di pesce, stufato di pollo.  Proseguendo verso il West End, la zona più selvaggia, vale una sosta Barne’s Bay, dove i pellicani si tuffano incessantemente a caccia di prede: una parte della spiaggia è riservata all’hotel Coccoloba, in stile caraibico, balaustre in legno, camere arredate con tessuti colorati.

Barche e feste
Anguilla ha una grande tradizione di maestri d’ascia che per anni hanno rifornito le isole attorno di imbarcazioni, rigorosamente in legno. In passato erano utilizzate dai contrabbandieri, oggi armate di grande randa e fiocco, lunghe fino a 8 metri e mezzo, sfilano ad agosto nel palio organizzato nella baia di Sandy Ground, anfiteatro di sabbia bianca. Di fronte, sulla terraferma, dopo il calar del sole si accendono le luci di Johnno’s, il beach bar più effervescente, musica live due sere alla settimana. A ritmo di reggae, beguine, calypso, si servono rum punch e pina colada fino alle ore piccole. A pochi metri, ha riaperto i battenti dopo un uragano la Pumphouse, l’altra boite ricavata in un antico laboratorio del sale, dove le turiste americane si cimentano sulle piste con gli indigeni.

La capitale
La capitale The Valley, invece, non ha fascino, una distesa di casette, qualcuna nei colori sgargianti dei Caraibi, ma molti anonimi cubi di cemento. Verso South Hill, una casetta  gialla e bordeaux sulla strada ospita il ristorante E’s Oven, con veranda sul giardino fiorito specializzato in piatti di pesce e verdure. La sorpresa è al largo di Stone Bay, a sud, una striscia di roccia calcarea ricoperta di vegetazione aspra, con fiori bianchi e profumati: a 12 metri di profondità, giace il relitto del Buen Consejo, il galeone spagnolo affondato qui nel 1772 con decine di forzieri e localizzato 15 anni fa da un pescatore. Oggi gran parte degli oggetti ritrovati, dalle monete d’oro, ai cannoni sono custoditi nel museo di Anguilla, ma il vero spettacolo è sott’acqua, al seguito dei subacquei dello Shoal Bay Scuba che fanno da guida tra ancore gigantesche, palle di cannone, rifugio di pesci multicolori. In zona si può affittare Three Dolphins, una costruzione orizzontale perfetta per un gruppo di amici: cinque camere con letti a baldacchino, giardino tropicale in riva al mare, spiaggetta privata.  E vista mozzafiato su Saint Barth e Saba e i rilievi montuosi di Saint Martin, a dieci chilometri. Con i casinò, gli shopping center, i charter che atterrano da tutto il mondo all’aeroporto Princesa Juliana.

© Sailing & Travel Magazine 2012 – Riproduzione Riservata

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