È soprattutto in questi ultimi anni che il piccolo borgo di Anacapri si è preso la rivincita sulla blasonata Capri. Una rivalità, quella dei ciammurri, (così i capresi hanno battezzato gli anacapresi, dalla voce araba diamurra, fazione che si stacca da una tribù), sancita nei secoli. L’isola di sopra, come la chiamano qui, è uscita definitivamente dal ruolo di parente povera, dormitorio di bottegai e camerieri che scendevano ogni giorno a Capri per lavorare, alloggiati in villette abusive costruite anche di notte durante la febbre del mattone degli anni Ottanta. Oggi un rigido piano regolatore protegge le casette con il tetto a botte delle Boffe, il quartiere più antico, i rustici affacciati sul mare blu, le distese di ginestre in fiore, gli anfratti noti solo agli isolani. E la vita degli anacapresi veri e adottivi è soprattutto nelle case discrete, sulle terrazze da cui si vede senza essere visti. “Un luogo dell’anima” così definisce Anacapri il suo promoter più convinto, l’arbiter elegantiarum Tonino Cacace, laurea a Oxford, proprietario del cinque stelle Capri Palace, che ne ha esportato lo stile in tutto il mondo e punta sull’arte e la cucina, con corsi e lezioni di pittura per i clienti, assistito dal pittore Velasco.

Bed & Breakfast di charme e cinque stelle del mito
Un villaggio più che un luogo di villeggiatura, labirinto di stradine anguste dove si scoprono nicchie con ingenue Madonne di gesso, inaspettato: per raggiungerlo si percorre un lungo vialone dritto e alberato battuto da autobus e taxi. Da qualche anno Anacapri si sta attrezzando per accogliere l’intellighentia che raggiunge l’isola in fuga dalle cittè frenetiche. Nascono come funghi bed & breakfast di charme, riedizione delle tradizionali pensioni, contrapposti ai due cinque stelle del mito, il Capri Palace e il Caesar Augustus, si proteggono gli ultimi artigiani che lavorano come quarant’anni fa, si incentiva la presenza di artisti che ruotano attorno alla galleria Capricorno, creata e diretta da Antonina Zaru, impegnata in passato nella direzione di musei di arte contemporanea a New York e a Tokio. È preferito dal giornalista Alan Friedmann il bed & breakfast Il Mulino, in mezzo ai vigneti sulla strada per villa Damecuta, ricavato da un antico mulino ristrutturato con colonnato, giardino fiorito, dove si fa colazione tra ulivi e piante di limone.  Alcune stanze, il pavimento azzurro cielo e tutti i confort, si affacciano su giardinetti privati. La proprietaria Antonietta, una miniera di notizie sugli aneddoti e gli eventi anacapresi, accompagna gli ospiti in tutta l’isola, suggerendo passeggiate e luoghi segreti. È proprio nel cuore del paese l’hotel Bougainville, dall’aria più cittadina: divani bianchi nella hall, camere in delicate tinte pastello, ognuna con balcone privato, bancone della reception un po’imponente. A pochi passi da Caprile, la piazzetta ombreggiata dal grande leccio al centro, sulla strada che porta al Faro, si scopre l’albergo Senaria, una casa tipicamente caprese, tinteggiata di bianco, con grandi archi rivolti verso il mare e un piccolo giardino con alberi di limone. Ma la novità, per un albergo isolano, sono gli interni: raffinati, con un’attenzione al design, poltroncine di Philippe Starck, lampade Artemide e Fontana Arte. Qui si è accolti come in una casa dai proprietari, gli stessi del ristorante Rondinella che serve sotto un pergolato ottimi spaghetti alla ciammurra, a base di alici fresche, capperi e olive, e il semifreddo al caffè con le mandorle.

Passeggiate lungo strapiombi frastagliati e grotte segrete
Tappa irrinunciabile dei bon vivant la pasticceria Ferraro in via Orlando, luogo di incontri per la colazione verso le 11 e l’aperitivo alla sera. La scorta di libri dedicati a Capri si fa nella raffinata libreria La Conchiglia di Ausilia Veneruso, mentre la giornata trascorre tra una gita lungo il sentiero dei fortini tra distese di ginestre in fiore a strapiombo sul mare turchese o lungo il vecchio sentiero Monte Solaro-Cetrella, che si inerpica sul versante sud dell’isola. Se non si esce in barca, si va da Giovanni Tessitore, a Gradola, a prendere il sole. Tre ombrelloni, alici fritte e caponata da ricordare: alla sera ritorna nella sua grande casa bianca e dipinge le case di Anacapri, come le vedeva da piccolo, alte e strette. Nei pressi della Grotta Azzurra, il vero affare dell’isola, in territorio anacaprese sottolineano con orgoglio i ciammurri, si fa il bagno al Lido del Faro, a punta Carena, all’estremo sud, incastonato nella grandiosa costa dalla bellezza solitaria, tra strapiombi frastagliati e grotte segrete. Qui si nuota in un mare dai riflessi cobalto e turchese, ci si riposa sulle sdraio nella grande terrazza allungata tra gli scogli, si assaggiano i piatti di pesce freschissimo alle verdure e le melanzane alla parmigiana del ristorantino. Ma la vista più spettacolare, una delle più belle del mondo, la si gode dalla terrazza del Caesar Augustus, un belvedere mozzafiato affacciato su Marina Grande, Palazzo a mare e, di fronte, il Golfo di Napoli, con Ischia, Procida, il Vesuvio; sulla destra, punta Campanella con gli isolotti Li Galli: l’aperitivo si serve ai tavoli e ai divani balinesi.

Chiese barocche e una sfinge fuori posto
La sera, si può andare alla scoperta del paese: sosta d’obbligo alla Casa Rossa, in via Orlandi, la strada principale, una torre aragonese trasformata in villa alla fine dell’Ottocento da un eccentrico americano appassionato di archeologia. In piazza conviene andare al tramonto, quando il sagrato davanti alla chiesa cinquecentesca di Santa Sofia è libero dai turisti. Da non perdere la Chiesa barocca di San Michele che ospita un autentico capolavoro, il settecentesco pavimento in maiolica che rappresenta Il Paradiso terrestre con Adamo ed Eva circondati da una flora lussureggiante. Non piace agli isolani il luogo più visitato, Villa san Michele di Axel museo dello scrittore svedese, zeppo di reperti archeologici. Scrive Ettore Settanni: “Non c’è nulla di più estraneo ad Anacapri del San Michele munthiano e della sua balorda storia… Sulla porta di casa mise, col muso a picco sui ruderi di Palazzo a mare, una sfinge che a Capri c’entra come la torre Eiffel a piazza san Pietro.

Mare e vigneti
Ma Anacapri è anche terra di terra di schiappaiuoli, figure isolane a metà tra il boscaiolo, lo scalatore, il pescatore, che percorrono sentieri segreti. A portata di tutti la passeggiata degli habitué, incantevole soprattutto con la luna piena,  che tra vigneti e orti porta al belvedere della Migliera, partendo dalla chiesetta di S. Maria di Costantinopoli alla Catena. Mare, con vista su Ischia, tra vigneti: in fondo, accanto al salto degli amanti, chiamato così per i numerosi suicidi per amore, il ristorante Da Gelsomina offre sulla terrazza sotto il pergolato alici marinate e il coniglio all’isolana. Davanti, non si vede che mare, cielo e rocce che scendono alla cala del Limmo e a Punta Carena.

© Sailing & Travel Magazine 2013 – Riproduzione riservata

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