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Passeggiava di buon mattino lungo i vicoli e nei mercati all’aperto dei borghi antichi. E meditava sulle prossime fatiche letterarie nella piccola baia di Tamariù con i pini a ombrello e le barche dei pescatori. Fuori stagione, lo scrittore Manuel Vazquez Montalbàn lasciava l’investigatore Pepe Carvalho alle sue indagini e raggiungeva l’Ampurdan, incastonato nella Costa Brava più autentica. Quella terra di venti e di matti lo affascinava da sempre. Un trionfo di colori, il turchese delle calette incastonate nella roccia selvaggia, premiate con la bandiera blu, ma anche l’ocra delle migliaia di sugheri di questa Costa Azzurra negli anni Sessanta folle e mondana come quella francese, chiusa tra i Pirenei, il Mediterraneo e la catena di Les Gabarres.

 

ampurdan-7Un mondo di sensi e percezioni

Come per l’eroe dei suoi libri, l’appuntamento irrinunciabile erano i ristoranti, piccoli templi dei grandi di Catalogna, la generazione degli chef, protagonisti del renacimiento culinario che ha offuscato la fama di un Bocuse o di un Ducasse. Si concentrano qui i nomi più applauditi dai critici internazionali, premiati con stelle Michelin o dalla prestigiosa guida spagnola Lo Mejor de la Gastronomia. Grazie alla cucina dell’emozione, dei piatti spettacolari, barocchi, ispirati a tradizioni che risalgono al Cinquecento, meraviglie surrealiste che ricordano i quadri di Dalì, nato a Figueres, dove si sollecitano sensi e percezioni, così da trasformare il semplice atto di nutrirsi in un’esperienza memorabile. Una cucina di contrasti, in cui abbondano le combinazioni mare e terra, agro e dolce, carne e crostacei. Non a caso sono nati qui chef come Joan Roca, del ristorante Celler de Can Roca di Girona, tre stelle Michelin incoronato “miglior chef del mondo” dal World’s 50 Best Restaurant 2015. Ma dietro un grande chef c’è spesso una grande mamma, come ha ricordato Roca, nel suo libro La cucina di mia madre. “La Spagna ci ha insegnato a sognare e a osare”, ammettono gli chef italiani. Ma la cucina non è l’unica attrazione del fascinoso Ampurdan.

 

ampurdan-9Paradiso dei subacquei

Sulle tracce di Montalbàn si scoprono paesi come Port de La Selva, un pugno di casette bianche, oppure la Cadaqués di Dalì e le dune solitarie di Sant Pere Pescador, rifugio di uccelli migratori, Ampurias, greca per i suoi reperti di archeologia, che gli elleni scelsero proprio perché simile alla loro terra. A Cap Creus, si trovano le spiagge più belle come Cala Jòncols o Cala Calitjàs che si affaccia sul mare trasparente, Capo Roig è un vastissimo parco botanico a picco sul mare, con il castello costruito da una nobildonna russa e da un lord inglese. Mentre nel borgo marinaro di Llafranc, nei pressi della spettacolare spiaggia di Aiguablava, fa parte della storia l’hotel Llafranc, fondato negli anni Cinquanta da Manel Bisbé, il gitano della costa amico di Salvador Dalì che fece del piccolo albergo il buen retiro di attori come Kirk Douglas o Rock Hudson. Di fronte, a un miglio dal porto di Estartit, l’arcipelago delle isole Medès, rifugio dei pirati turchi fino al 1800, una delle riserve marine più importanti del Mediterraneo, paradiso dei subacquei. È uno spettacolo la vendita dei gamberi pregiati contesi dai cuochi al rientro dei pescherecci ogni pomeriggio verso le 4, nel porto di Palamós. Appena fuori, la spiaggia del Castell, una mezzaluna di sabbia dorata, dove si incontrano giovani cavalieri in sella ai destrieri.

 

ampurdan-4L’anima di Dalì

A Figueres, la sagoma scenografica color rosso sangue con la grande cupola trasparente contornata da una costruzione in mattoni con torrette sormontate da gigantesche uova annuncia il Teatro Museo, dedicato a Dalì. La fortissima personalità del pittore, sepolto qui nella cripta, si manifesta con prepotenza, aleggia fragorosamente ovunque. L’interno disorienta, ipnotizza. L’atrio è un’apoteosi di stravaganze: statue, pitture, azzardi architettonici, scenografie estrose.

 

ampurdan-6Tra colline e castelli diroccati

Se ci si allontana dal mare, l’Ampurdan cambia aspetto. Ricorda la Toscana la sfilata di colline verdi boschi e campi coltivati, punteggiati di chiese solitarie e castelli diroccati, fincas in pietra, borghi medioevali come Peratallada, con la cinta muraria intatta, la torre dell’orologio e, fuori porta, la chiesa romanica di Saint Esteve. Ma questa contrada di terra e di mare offre anche i piatti “ barocchi” che incantavano lo scrittore gourmet. Come Es niu, che vuol dire il «nido». È a base di baccalà, il merluzzo detto «aerato», cioè essiccato all’aria e poi inumidito, con aggiunta di tordo, seppie, piselli, patate e “ailloli”. Una festa per gli occhi e per il palato.

 

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