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Un promontorio di roccia dalle sfumature rubino, una mezzaluna di sabbia bianca affacciata sull’acqua turchese, un fiume limpido alle spalle. Monti Russu è un gioiello della Gallura nord occidentale, incastonato lungo un tratto di costa di sessanta chilometri punteggiata di dune, spiagge bianche, calette, pinete, tra Capo Testa e Castelsardo. Un patrimonio a rischio, su cui aleggia di volta in volta la minaccia di una colata di cemento, come ha denunciato Beppe Severgnini che da trent’anni passa qui le sue vacanze.

 

aglientu-artPer ora chi approda in Aglientu, lembo estremo di Gallura, si trova davanti una costa anni Sessanta, colline di granito ricoperte di mirto e corbezzoli, dove anche in agosto si fanno perdere le tracce in calette solitarie, ristorantini di pescatori. La Costa Smeralda è una sessantina di chilometri, ma qui non arriva neppure l’eco delle feste di Papi, non ci sono ville hollywoodiane. E se la lottizzazione di Costa Paradiso, simbolo degli eccessi edilizi degli anni Sessanta, ha deturpato un tratto di costa verso Castelsardo, qua e là sono gli stazzu ristrutturati con il tetto a coppi immersi nei ginepri e nei lecci o casette semplici ad ospitare habitué come Daria Bignardi e Emma Bonino, Cristiano De André che ritorna nei luoghi amati dal padre, proprietario dell’agriturismo Agnata, in collina.

 

Irena-majore-art riti di questa costa accessibile dal mare oppure dalla Sp 90 che da Santa Teresa porta a Castelsardo, sono gli stessi di allora: colazione e acquisto giornali al baretto di Rena Majore (nella foto a destra), villaggio turistico degli anni Settanta, una miriade di casette nascoste fortunatamente nella pineta, discussione sulla spiaggia da scegliere a seconda del vento, ombrellino parasole legato a un sasso di granito. E poi battute di pesca, gite in barca o scarpinate lungo i sentieri tra rocce e macchia mediterranea per raggiungere cale da spot. Ce ne sono a decine, una più bella dell’altra, collegate da una nuova rete di sentieri come quello che da Cala Pischina porta a Rena Matteu, da percorrere a piedi o in mountain bike.

Monti-Russu-artE’ annunciata da dune di sabbia candida la spettacolare Lu Littaroni, accanto a Monti Russu (nella foto a sinistra) ai confini del mondo, tra evoluzioni dei cormorani che volano a pelo d’acqua e si immergono di colpo per afferrare un pesce. Si arriva in macchina a Rena Majore, location caraibica, di fatto due spiagge bianche (una è chiamata l’atollo) con qualche baracca di pescatori in legno slavato, l’immancabile sfilata di dune, l’acqua trasparente e turchese. Si raggiunge attraverso una strada sterrata Rena di Matteu, come decenni fa quando i carri a buoi portavano intere famiglie a trascorrere la giornata sulla spiaggia. Proseguendo verso ovest, nella campagna attorno a Vignola al bivio per Portobello, uno stazzo bianco ricoperto da murales con l’asino davanti, è un eccellente indirizzo, tra i 10 migliori dell’isola secondo Slow Food, per portarsi a casa un pecorino o un dolcesardo. A pochi minuti, all’agriturismo Nuraghe Tuttosoni, si assaggiano ottimi piatti di cucina gallurese, dalla zuppa cuata a base di pane tipico a strati, pecorino, spezie e brodo di carne, all’agnello o cinghiale ai pulishioni o ravioli di ricotta fresca.

 

vignolaSulle colline attorno a Sant’Antonio di Gallura, affacciato sul Lago del Liscia, tra canali, isolotti e gli olivastri di 3500 anni della valle di Carana, si scopre l’Aldiola Country resort, un albergo di casette attorno alla piscina: architettura rustica, arredi con tessuti in stile sardo e piatti tradizionali rivisitati. Sulla spiaggia di Vignola (foto a destra e nella prima della gallery di copertina), è un angolo struggente la chiesetta di San Silverio, costruita negli anni Venti come riparo per i pescatori ponzesi che si spingevano in queste acque a catturare aragoste. E trasformata poi in chiesa dedicata al culto del patrono di Ponza. Alla fonda, le barche dei subacquei che inseguono i pesci tra alghe rosse e violacee, spugne arancione.

 

Li-Cossi-artCala Serraina, piccola, selvaggia, dalla sabbia rosa scuro, che si incontra deviando a destra a Stazzu Lu Beccu, non è solo mare. Qui i fan della costa si danno appuntamento al tramonto per una cena al ristorante La Cala, ricavato in una baracca di pescatori, pochi tavoli su una terrazza che spinge verso l’acqua color smeraldo. I proprietari, una famiglia di veneti, si trasferiscono qui da Pasqua a settembre. Pochi piatti semplici, pasta ai ricci o alle vongole, frittura di calamari e gamberi, seadas. Ma la location è spettacolare, il sole colora le rocce, il concerto dei grilli tra i fiori gialli della ginestra spinosa, quelli viola del Mesembryanthemum, i bianchi del cisto e dei gigli marini. Imperdibile.

 

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