Dura commentare le foto già sufficientemente chiare del naufragio di Vestas.

 

Una volta superato lo shock dell’incidente la cosa più pazzesca è constatare che quella barca abbandonata a piedi dal proprio equipaggio, con l’albero ancora in posizione, sia praticamente irrecuperabile a causa delle distanza dalla civiltà e del fondale a dir poco ostile. Infatti non c’è solo la secca in cui è incastrata la barca, ma a poca distanza ce n’è un’altra che impedisce ogni avvicinamento a un mezzo in grado di sollevarla tramite una gru.

 

Detto questo bisogna pensare al futuro, e il futuro più probabile è il recupero del relitto prima che le onde lo riducano in briciole e parallelamente la decisione se costruire o no una nuova barca. Ho sentito vociferare dell’esistenza di una barca 8. La barca 8 non esiste, la produzione si fermò come previsto alla numero 7. Quindi per un’eventuale futura nuova Vestas bisognerà ricostruire tutto con la consolazione che alcuni componenti sono già pronti, tipo albero, daggerboards, timoni e pezzi vari. Sapremo a giorni se Persico Marine allungherà la propria lista di costruzioni in corso con un nuovo NVC65. 

 

*NDR: L’autore del blog, Stefano Beltrando, ricopre con QI Composites la carica di “Responsabile dei controlli in costruzione e in regata della flotta NVC65″

 

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