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Photo Credits © Fabrizio Gandini

 

Sono arrivati qui negli anni Sessanta quando l’Aga Khan non era ancora sbarcato. E ritornano ogni anno come rondini, con le nuove generazioni, a Capo Caccia, cuore della Nurra, all’estremo nord ovest della Sardegna, habitué di questa terra ruspante, colonizzata oggi da personaggi understate come i registi Gabriele Muccino e Nanni Moretti, Claudio Abbado, Francesco De Gregori. Un’enclave di appassionati di pesca, subacquei, velisti,  incantata  dalle escursioni in barca nelle calette, gli ozi nelle spiagge bianche, le passeggiate sul Monte Doglia, che con i contrafforti chiude la regione punteggiata di ginepri, di gigli di mare e giunchi, in sardo poddole. Sono questi i piaceri perduti regalati dall’ultima Sardegna.

 

capo-caccia-4-artUna terra intatta che non conosce la crisi della Costa Smeralda, a meno di 100 chilometri, penalizzata da un paio d’anni dalle defezioni dei turisti in fuga dai prezzi, dalla folla o dalle moto d’acqua. La sperduta Nurra, invece, è un microcosmo di scorci e promontori selvaggi, punteggiata di antiche torri di avvistamento spagnole, incastonata tra Capo Marargiu, paradiso degli ornitologi, e l’Argentiera, la miniera abbandonata, da cui un tempo prendevano il largo le navi cariche di argento e zinco verso la Toscana e la Spagna. Qui il protagonista è il maestoso promontorio calcareo di Capo Caccia, la falesia più ardita del Mediterraneo,  traforata di orridi e grotte, che si innalza fino a 168 metri sul mare blu cobalto. Una costa sempre più di tendenza, grazie anche alle compagnie low cost come Ryanair o Easyjet che arrivano ogni giorno ad Alghero dalle maggiori città italiane e dalle capitali europee. Si parla norvegese, svedese, spagnolo nei alberghi in riva al mare, dalle architetture semplici, quasi spartane, in sintonia col luogo. La città catalana è a pochi chilometri, con i caffè e i ristorantini di charme, il centro storico spagnoleggiante e le immancabili aragoste.

 

capo-caccia-9-artA bordo dell’Handè, elegante caicco in mogano di 26 metri del Capo Galera Charter, appena approdato dalla Turchia, si getta l’ancora davanti a Capo Caccia. In una crociera di uno o più giorni, si raggiungono paesaggi inaccessibili via terra, puntando verso nord e proseguendo, se si vuole,  fino all’Asinara o a sud, lungo la costa nei grifoni, trenta miglia a sud,  fino alle porte di Bosa: prima non c’è nulla, né paesi né alberghi, solo vento e uccelli marini. La scoperta della costa inizia a Capo Galera, approdo del Diving Center della Villa dell’Olandese dove Gaddo Risso e il suo staff sono ottime guide per esplorare il labirinto sottomarino attorno a Capo Caccia. Ai subacquei sono riservate le camere e gli appartamentini per soggiornare nella fascinosa villa, ma, se c’è posto, anche chi non è avvezzo a pinne e bombole, può essere ospitato qui. Ne vale la pena, perché il luogo è davvero unico, circondato dal prato all’inglese, a picco sul mare.

 

capo-caccia-8-artDa Capo Galera parte anche la crociera a bordo dell’Handé (nella foto a destra, il tavolo da pranzo nel pozzetto del caicco). Dodici ospiti, subacquei, ma anche bon vivant che vogliono soltanto godersi giornate di sole e di mare, condividono le sei grandi cabine confortevoli, la spaziosa living room, la vasta zona prendisole, le attrezzature per immersioni. Tre persone di equipaggio, tra cui un cuoco, si occupano di tutto, dall’alba alla notte. Lasciati gli ormeggi, si prende il largo per la veleggiata di quattro miglia, in cui si tocca la massiccia Punta Giglio, affacciata sul mare cristallino, che segna l’imboccatura di Porto Conte, l’ampio porto naturale utilizzato in passato dagli equipaggi delle navi romane, un Parco naturale regionale, 12 chilometri quadrati che iniziano con la laguna di Calich e si spingono nell’entroterra, dominato dal monte Timidone. Si passa accanto alle grotte sommerse di Falco, dei Fantasmi, delle Stalattiti, dei Cervi e del Pozzo, anfratti color smeraldo dove basta una maschera per ammirare colonie di pesci, attinie colorate.

 

capo-caccia-10-artDavanti al porticciolo di Tramariglio, si può gettar l’ancora e scendere a terra per gustare le prelibatezze della trattoria La Nuvola, tagliatelle all’ aragosta o Regina del Golfo (ai frutti di mare), e grigliate di pesce appena pescato. E per digestivo il mirto, il liquore isolano, servito freddissimo. Al di là del piccolo promontorio dominato dalla Torre cinquecentesca, Cala Dragonara (nella foto a sinistra), con il caffè e i tavolini in riva al mare, dove si servono aperitivi (tel. 079.946642, dalle 9 alle 20). Capo Caccia è di fronte, a strapiombo, immenso cetaceo bianco, affascinante mondo biologico proteso su tempeste e bonacce, punteggiato di una ventina di piante uniche come il limonio lieto. Il nome del promontorio deriva probabilmente dalla caccia ai piccioni selvatici che si faceva qui un tempo. L’Area marina protetta tutela più di 2.600 ettari di mare.

 

capo-caccia-6-artDoppiato il capo, dove spicca il Semaforo, il massiccio faro bianco, ci si trova davanti la Grotta di Nettuno, lunga 2.400 metri, incastonata nella montagna. E’ la più spettacolare, una serie di saloni rocciosi che ospitano un lago salato, cunicoli e colonne ciclopici, purtroppo presa d’assalto in alta stagione dalle barche turistiche che fanno spola con Alghero. Ma la si può raggiungere anche dalla strada costiera, scendendo lungo la Escala del Cabirol, 656 gradini intagliati nella scogliera a picco. A prua compare  l’isola Foradada, “bucata” in dialetto algherese, attraversata da una grande squarcio nella roccia, la famosa Grotta dei Palombi, a livello del mare. Tra caverne tappezzate di coloratissime spugne e scenografici archi di roccia si fanno incontri ravvicinati con astici, aragoste, cernie e corvine. Nelle notti d’estate,si ascolta il canto delle berte, che qui chiamano gaurras, la cui voce sembra il vagito di un neonato. Vale la pena di ormeggiare a fine giornata, nelle acque smeraldo di Cala d’Inferno, quando il sole accende di bagliori rossastri i faraglioni giallo ocra.

 

Acapo-caccia-5-artppena più a nord, la selvaggia Cala Barca nasconde il relitto di un vascello francese naufragato qui più di 400 anni fa. All’orizzonte, la tavola dell’Isola Piana, la più grande di questo tratto di mare. Subito dopo, Punta Cristallo, alta più di 300 metri, si specchia nell’acqua, con gole impervie da cui si levano in volo cormorani, gabbiani corsi, falchi pellegrini. La sfilata delle meraviglie prosegue con le calette riparate dal maestrale, circondate di macchia mediterranea, palme nane, cespugli di rosmarino, ginepro, corbezzolo, ginestre, come Cala Viola dalle rocce color vinaccia, dominata da un’alta torre.

 

© Sailing & Travel Magazine 2013 – Riproduzione Riservata

 

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