indipendenza energetica

È da ieri che gira a poppa di MyDream, con il suo produttivo fischiare, il nuovo generatore eolico. Ci ho messo un po’, non lo nascondo, a farlo funzionare. Ma altre priorità e alcune problematiche tecniche me l’hanno finora impedito. Fortunatamente, il pannello fotovoltaico da 250 W ha sempre lavorato egregiamente, ma ci ha costretto in alcuni casi a severe restrizioni sul consumo elettrico. Per esempio, in navigazione notturna con autopilota dovevo staccare il frigo, privandomi della colazione con latte freddissimo (mia grande passione). Ma da ieri è tutto cambiato, grazie agli almeno 15 nodi costanti di vento garantiti dagli alisei, abbiamo energia in abbondanza. Anzi potrei mettere un cartello e quando arrivo nelle baie con una mega prolunga vendere le mie eccedenze a barche più energivore. Ovviamente questa strafottenza energetica è favorita dalle condizioni ambientali dei Caraibi sud-occidentali. Se fossi in Norvegia, al freddo e al buio, mi sarei dovuto procurare sicuramente un generatore di tipo differente, magari marchiato Honda e da 2 kW. Solo che per farlo andare avrei dovuto fermarmi ogni tanto al distributore.

Indipendenza energetica e non solo

Ultimamente abbiamo raggiunto anche la quasi indipendenza alimentare. Si pesca tantissimo, in ogni maniera, con il fucile, con la lenza, a mani nude o non facendo nulla (una mattinata sul ponte ho trovato 26 pesci volanti!!!). Alle volte abbiamo così tanto pesce da doverlo regalare mettendo in difficoltà vicini altrettanto carichi di pesce. Ci basta un po’ di riso, cipolla, biscotti, birra, acqua e latte (ben freddo, mi raccomando) per avere pranzi e cene regali. Magari ogni tanto si compra un po’ di frutta e verdura ma con meno di 10€ al giorno ci campa ampiamente tutta la famiglia. Ora capisco perché Matteo Miceli aveva le galline a bordo, se avessi spazio io mi porterei una mucca, che è anche un animale simpatico, ma non divaghiamo.IMG_20160224_093433

Una rinuncia che è un guadagno

Questa esperienza mi fa riflettere sul perché a casa nostra continuiamo a pagare bollette elettriche nelle quali il 50% del costo è dato da tasse (ultimamente ci han messo anche il canone RAI, e io ero uno dei pochi che veramente non aveva la televisione). Certo qua in barca non ho freezer, lavatrice o lavastoviglie (quella non l’avevo nemmeno in Italia, come la tv), però ho anche un impianto elettrico basilare, con una batteria da 120 Ah come quella delle auto. In totale mi è costato 800€, l’equivalente di un anno di bollette elettriche. Sono sicuro che spendendo il doppio l’impianto elettrico potrebbe soddisfare le esigenze elettriche di un’abitazione italiana media. Ovviamente c’è una contropartita, è necessario porre più attenzione ai nostri consumi, non solo per non abusarne, ma per usufruirne quando è possibile. Ci si abitua in fretta e alla fine non è un peso, anzi! Bisogna mettere anche in conto la rinuncia ad avere una televisione in ogni stanza, l’aria condizionata, l’asciugatrice, il forno a microonde e altre boiate che rendono solo all’apparenza la nostra vita più comoda. In realtà ci rendono più schiavi.

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Una vita che non fa per tutti

A riprova di quanto detto, qua è pieno di barche che vivono in semplicità, autonomia e felicità. Purtroppo mi conosco, e so che una vita vissuta qui, nell’ozio, non mi appartiene. Ho bisogno di stimoli, sfide e obiettivi per il futuro. Forse è il dazio che pago per esser cresciuto nella nostra società. Ma questo in ogni caso non inficia le mie considerazioni sull’indipendenza. Credo sia possibile, economicamente vantaggioso e alla portata di tutti trovare il giusto equilibrio che ci permetta di svincolarci da alcune catene. Magari non tutte, ma è già un passo che ci fa sentire meglio. Sta a ognuno di noi capire dove sta il proprio personale punto di equilibrio.

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