1-Spiaggia-di-Makari

 

Si getta l’ancora davanti a antiche tonnare, borghi medioevali, calette di ciottoli bianchi che si affacciano sul mare color smeraldo. Il tratto di costa che va da Castellammare al golfo di Makari, doppiato San Vito Lo Capo, sulla punta più a ovest della Sicilia, 18 miglia in tutto, è una delle rotte più belle del Mediterraneo. Il vento profumato di zagare, baldanzoso e a raffiche, che scende lungo il Canale di Sicilia, è quasi un presagio. Di litorali frastagliati, falesie a picco, rocce scolpite.

Fra acque cristalline e set hollywoodiani
Si prende il largo da Castellammare del golfo, borgo marinaro che ospita il porto con 500 posti barca, esposto ai venti di levante. Una striscia di sabbia bianchissima separa la zona degli ormeggi dalla penisola dove sorge il Castello. Vale la pena di salire lungo la scalinata che porta al centro storico, l’Al Madarig arabo e alla piazza su cui si affacciano la Chiesa Madre e i bei palazzi con i balconi in ferro battuto. Lungo le cinque miglia di navigazione verso Scopello, gli ormeggi si susseguono uno dopo l’altro, Cala Bianca, le acque cristalline davanti alla spiaggia di Guidaloca, Cala Rossa punteggiata di scogli. Risale al 1300 la tonnara di Scopello, una delle più antiche di Sicilia, dismessa come tante altre, le lunghe file di ancore ammassate come cimeli, che un tempo tenevano ancorate al fondo le reti. Davanti, si stagliano i celebri faraglioni ricoperti di palme nane e fichi d’India. Un angolo incantevole scelto come location di alcune scene della fiction del Commissario Montalbano televisivo e del film Ocean Twelve. Ma anche un buon ridosso per gettar l’ancora e andare alla scoperta del delizioso borgo, una piazzetta linda e poche case intorno, d’epoca medievale. E gustare i piatti di pesce del ristorante La terrazza, come gli spaghetti al pesto trapanese con mandorle e gamberi (tel. 092 4541198).

Le calette da sogno della Riserva dello Zingaro
Ma il vero spettacolo è a circa mezzo miglio, quando appaiono le falesie a strapiombo sulle acque blu cobalto, alte fino a 900 metri, della Riserva dello Zingaro, tre miglia su cui si affacciano 1650 ettari di macchia mediterranea, pendii ricoperti di palme nane. Uno dei pochi tratti della costa siciliana dove non esistono palazzi, ville a schiera e strade litoranee fermate dalle proteste di migliaia di siciliani che nel maggio dell’80, occuparono pacificamente le distese di macchia mediterranea. Così la barca è l’unico modo per raggiungere calette da sogno, a meno di non arrancare per ore lungo i sentieri che scendono alle spiaggette. Ma si può dar fondo solo a 300 metri dalla costa, e sbarcare con il tender a Cala Capreria e Cala del Varo. L’acqua ha colori caraibici a Ficarella, sassolini bianchi, protetta da una foresta di palme. I fondali regalano ai sub emozioni straordinarie: sulle pareti rocciose sommerse vivono spugne, anemoni e madrepore dai colori vivaci, gorgonie che spiccano fra banchi di cernie bianche, saraghi, dentici.

A San Vito Lo Capo si respira l’Africa
A quattro miglia verso  ovest, chiude il golfo San Vito Lo Capo. Un pezzo d’ Africa: le case bianche e basse, le palme che bordeggiano i viali diritti e paralleli che la attraversano in perpendicolare e lo scirocco che vi si infila caldo e prepotente, scendendo giù dal Monte Monaco. Il porto, rifugio di 500 barche, a ridosso del Capo e della punta del faro, è ritagliato nella spiaggia cittadina: una lunghissima lingua di sabbia dalle sfumature rosa punteggiata di frammenti di coralli che fronteggia il mare turchese. Un buon ridosso, ma non dal grecale. C’è chi ancora si ricorda la performance ferragostana dell’Icarus II di Massimo d’Alema che sotto raffiche di vento a 30 nodi tentava di prendere il largo, speronando barche e motoscafi. In settembre la cittadina diventa poi la capitale del couscous italiano, un Festival in piena regola dove per tutta una settimana si confrontano le scuole di tradizione nordafricana con la scuola locale, forte del couscous con il pesce, la specialità regionale a base di brodetto di aragosta. Tutto l’anno lo si assaggia al ristorante Tha’am (tel. 092 3972836), stile moresco anche negli arredi. Davanti al Capo San Vito che chiude a ponente il grande Golfo di Castellammare, già a un miglio dalla costa, si incontrano centinaia di delfini che accompagnano le barche in navigazione. Al tramonto si può dar fondo nel golfo di Makari, a cinque miglia, punteggiato di torri di avvistamento del Cinquecento. Sullo sfondo il monte Cofano, davanti la spiaggia dorata che  si accende di bagliori infuocati. Come un deserto.

© Sailing & Travel Magazine 2013 – Riproduzione riservata

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