Sono stato in Bretagna con Bernard Stamm sul suo Imoca60, in occasione di un allenamento in vista della Transat Jacques Vabre, la traversata atlantica in doppio. I cinque migliori skipper si sono sfidati su percorsi costieri per un’intera settimana, con l’obiettivo di perfezionare le manovre e ottimizzare la velocità delle barche. Bene: sono rimasto semplicemente sbalordito nel vedere i mostri sacri francesi che alla sera, con una birra in mano, discutevano amichevolmente delle prestazioni della giornata, scambiandosi per quanto possibile consigli ed impressioni…

Ma facciamo un passo indietro. Negli stessi giorni il MOD70 di Jean Pierre Dick scuffiava al largo delle coste bretoni durante un’uscita per i media, ragion per cui su YouTube c’è una documentazione più che completa del grave incidente. Sono quindi ridotti a due i trimarani di 70 piedi che partiranno per la Jacques Vabre, mentre gli Imoca dovrebbero essere dieci, tra cui l’italiano Di Benedetto. Numericamente poi la fanno da padroni i 40 piedi con 25 barche, per non parlare degli 85 Mini della Mini Transat

Numeri e situazioni (vedi sopra) che mi hanno portato a chiedermi cosa accomuni tutte queste flotte apparentemente diverse… Semplice: chi naviga su quelle barche, qualunque flotta sia, è più di un appassionato, è un maniaco e amante della vela. Nel migliore dei casi ne ha fatto un mestiere, altrimenti “solo” uno stile di vita, ricco di soddisfazioni, ma anche di sacrifici e tanta umiltà. Un esempio spicciolo? Alle due del mattino, appena rientrati da un trasferimento con l’Imoca, è lo skipper quello che pulisce la barca, che mette il copriranda, che controlla l’ormeggio e che porta via la spazzatura. Pensateci: in altri circuiti, quanti skipper professionisti farebbero lo stesso?

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