optimist

Ha fatto parecchio scalpore sui siti il progetto di flying optimist dell’università svedese di Chalmers. Il video mostra questo optimist che dal progetto su carta e computer passa alla realizzazione, alle prove in vasca ed infine in mare dove vola stabilmente con un 17enne a bordo.

Avevo avuto un’anteprima di questo progetto ad inizio marzo quando, proprio su invito della stessa università di Gotheborg ho partecipato a un workshop organizzato dall’associazione svedese LIGHTer che si occupa di promuovere e sviluppare l’uso dei materiali compositi per migliorare prestazione e abbattere i consumi. Molto curioso di conoscere il mondo accademico svedese accetto l’invito.

Conosco professori competenti, entusiasti e strettamente coinvolti in ricerche e analisi di assoluta attualità. Per fare un esempio uno degli speaker (e professore) venne incaricato dalla NASA per indagare le cause del disastro aereo del volo che cadde su New York nel novembre 2001. Siccome sono l’unico speaker che viene dal mondo della nautica mi viene immediatamente proposto dagli studenti il tema dell’optmist volante, talmente entusiasti del progetto che non osavo dirgli che 3 anni fa Adam May aveva fatto esattamente lo stesso esperimento…

Ascolto con interesse la loro descrizione del progetto e quanta attenzione ci abbiano messo a sviluppare ogni minimo dettaglio; soprattutto se consideriamo che sono gli studenti a compiere e gestire tutto il progetto. Ma quando vedo il livello della ricerca sui materiali, simulazione e tutto il resto  mi viene spontaneo: ma quanto vi è costato questo optimist??? 150.000 euro circa la risposta!!!

La mia prima reazione è uno shock, pensando all’entità dei fondi per gli studenti delle università italiane. Poi chiedo: «chi ve li da questi soldi?». Con la massima nonchalance mi dicono: «lo Stato, è ovvio! Poi se ne vogliamo di più ce li danno le aziende private dato che che tutti i soldi spesi in ricerca prima o poi tornano…». LAMPANTE!

Commenti