Guardando il sensibile calo di numeri in alcune flotte di derive e catamarani, cui va di pari passo il calo del valore delle imbarcazioni usate, fa certamente scalpore osservare l’espansione e l’entusiasmo della classe Moth. 

 

Questi oggetti volanti hanno rivoluzionato il panorama velico agonistico, e i vantaggi sono notevoli: la barca è meravigliosa, non si ha bisogno d’equipaggio, non serve il carrello stradale e la flotta è composta da velisti di tutti i livelli.

 

Lavorando a stretto contatto con alcuni dei protagonisti di questa classe mi sono però accorto che un neo c’è: le ore di lavoro perse a riparare ed ottimizzare la barca! Sono un sacco! Per gli appassionati di bricolage o i malati di tuning in realtà questi son “plus”. Per uno che invece ha le ore contate per navigare sono ovviamente un grosso problema. Vedremo cosa diranno le prossime stagioni se tutti quanti avranno in garage il kit del piccolo boatbuilder o se i foil e i vari fitting si standardizzeranno in versioni “infrangibili”.

 

L’idea sviluppata in Australia per far volare i Laser (ovvero più di 200.000 barche prodotte) è sicuramente appartenente alla versione “plug and play”, ovvero monti questi foil sul vecchio Laser del circolo e se ci sono almeno 12 nodi… voli! Per lo meno al lasco… Mi auguro sinceramente che questa opzione prenda piede. Immaginate che soddisfazione sarebbe far volare qualche vecchio laser col pozzetto delaminato e la randa simile a una tovaglia….

 

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