Per due volte in un solo mese ho letto report con delle magnifiche fotografie scattate con questo fantastico strumento scientifico: il microscopio a scansione elettronica.

 

I soggetti delle indagini viste nei report sono sempre pezzi di barche. Le ragioni che hanno spinto verso cotanta curiosità sono alcune rotture e le conseguenti ricerche sulle cause. Fino a qui tutto nella norma, ma il punto è che siamo passati dal “tapping” (ovvero tamburellare con le nocche) al SEM, il microscopio elettronico a scansione, in così poco tempo che mancano dei veri criteri per definire cosa sia giusto e cosa no.

 

Avere qualche atomo di polvere dentro un composto di resina è un problema? Forse sì, ma se usiamo strumenti di indagine troppo potenti senza termini di paragone sui campioni (barche) passati, arriviamo alla conclusione che nulla di quello su cui navighiamo possa risultare passabile… Come spesso succede, il problema non è la tecnologia, ma l’uso che se ne fa.

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