Stiamo volando verso Auckland per il consueto check alla flotta Volvo. Questa volta sarà più impegnativo del solito perché alle solite revisioni si aggiungono le chiglie che a programma dovranno essere verificate per la seconda volta.

 

Per il resto pochi problemi, piccole avarie legate all’uso del code 0, quindi outrigger e padeye dei bozzelli, infine qualcuno lamenta impatti delle appendici con oggetti sommersi. Vedremo. 

 

Quella che invece è certa è la performance di Dongfeng, il team cinese che mantiene il primato in classifica generale e porta a casa un terzo di tappa dopo aver seriamente rischiato di bissare il successo di Sanya. Ma chi diavolo sono sti cinesi? Fin dal giorno della loro iscrizione, sono sempre e solo stati nominati così, “i cinesi”. A cui si è poi fatta l’aggiunta: «mah sì, assieme a dei francesi… O meglio, i soldi sono cinesi, così come i membri scarsi dell’equipaggio, mentre i buoni sono francesi ma non è che neanche questi siano poi delle rockstar».

 

E invece cosa combina questo equipaggio anonimo (all’inizio)? Ordina la prima barca e naviga fino a Sanya per allenamento, seleziona i membri cinesi con dei test disumani e torna in Europa per completare il training prima della partenza della regata. Al momento del via erano noti solo per una ragione: erano riusciti a demolire un daggerboard in una secca!

 

Eccoci qui adesso al giro di boa di questa corsa attorno al mondo e chi troviamo sul gradino più alto? Proprio loro, quelli con la barca n°1. Dopo una Volvo vinta dai francesi, sarebbe ancora più rivoluzionario vederla vincere dai cinesi.

 

Photo credit: © Sam Greenfield / Dongfeng Race Team / Volvo Ocean Race

 

Commenti